Africa Unite, Babilonia e poesia in tour con Max Casacci. L’intervista

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“Per cominciare bisogna dire una cosa, e cioè che questa non è una reunion. Perché le reunion le fanno le band che si sciolgono, e questo fortunatamente non è il nostro caso”. Parola di Madaski, che sul caso Africa Unite e Max Casacci, di nuovo insieme per un tour celebrativo del periodo più elettrizzante e fondativo della band, quello che sta a cavallo della pubblicazione di “Babilonia e poesia“, ama fare i distinguo del caso. “In tutti questi anni abbiamo continuato a produrre dischi e a fare un sacco di concerti”. Noi abbiamo incontrato gli Africa stile anni Novanta – tutti insieme tranne Max Casacci – per una chiacchierata sulla tournée che, partita con due date all’Hiroshima Mon Amour di Torino, arriva anche in quel del Live Club di Trezzo venerdì 5 aprile.

In pieno reflusso retromane, questa operazione non ci ha sorpreso più di tanto. Dal vostro punto di vista, invece, come è stata progettata e vissuta?

Madaski: Mah, diciamo che è partito tutto in maniera po’ casuale. Ne abbiamo parlato una sera a cena io e Massimiliano (Casacci). Ma ce lo ripetevamo da qualche anno ormai. E dicevamo: perché non facciamo qualcosa insieme? I nostri impegni come Afrcica Unite e Subsonica però hanno sempre impedito che la cosa si concretizzasse.

E poi cos’è cambiato?

Questo era sempplicemente il momento giusto, anche per l’impegno che Cato (Gianluca Senatore) e Paolo Parpaglione non hanno più con i Bluebeaters, band di cui facevano parte. Sergio (Pollone, Drummy Sir Giò) ha già fatto un periodo con noi, in occasione del tour di “Roots”, nel 2010. Il riavvicinamento era pronto da tempo, nonostante – come ho già detto – un vero split per noi non c’è mai stato, perché in un modo o nell’altro abbiamo continuato a frequentarci. Con Massimiliano invece c’era stata sì una frizione un po’ più forte, recuperata però già parecchi anni fa. Così abbiamo pensato semplicemente che ci saremmo divertiti, e questo è il succo di tutto il progetto.

Un progetto che include anche due pezzi nuovi, uno in italiano (“È sempre stata lì”) e uno in inglese (“Shame Down Babylon”), messi in free download dall’indirizzo www.soundcloud.com/africaunite… Sono pezzi che avete composto apposta o erano canzoni che avevate già e che avete quindi messo a disposizione di questa – ehmm – reunion?

I pezzi nuovi sono nati in maniera un po’ ibrida, nel senso che abbiamo usato due delle tracce che, tra quelle che stiamo scrivendo per un album che stiamo mettendo insieme in questi mesi, erano più avanti rispetto ad altre. Così abbiamo invitato gli altri elementi della band a dare il loro contributo, il che più o meno ricalca il nostro approccio di sempre alla scrittura, e cioè una sinergia forte tra me e Bunna su musica e testi. Anche a parti invertite, per cui spesso io scrivo i testi in italiano e lui quelli in inglese. Una volta impostato il sound, abbiamo inserito le varie componenti degli altri ragazzi della band.

Che tipo di scaletta state suonando e cosa porterete a Milano?

Andremo a suonare i pezzi che hanno fatto parte del primissimo hype che ha coinvolto gli Africa Unite: il periodo tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, in cui eravamo solo una band emergente che con “Babilonia e poesia” ha cominciato a fare sul serio il lavoro di musicisti. Il tour di “Babilonia e poesia” fu poi per noi quello con il numero più alto di date di sempre, superando abbondantemente le 100 date in un anno, toccando due volte l’Olanda e comprendendo un tour inglese di sei date, l’Austria e tantissimi live in Italia. Ovunque, dai centri sociali ai primi festival che iniziavano a popolare la Penisola. Gli anni Novanta per noi sono ancora anni di spicco per la musica italiana, e torinese in particolare, con band come Africa Unite, Subsonica, Mau Mau, Fratelli di Soledad, Persiana Jones ecc. Riguardo “Babilonia e poesia”, fu un album importantissimo, che segnò il passaggio al cantato italiano. Anche se non abbiamo mai abbandonato del tutto la lingua inglese, lasciata in primo piano nelle scalette delle date all’estero.

Bunna: Per la prima volta, per realizzare “Babilonia e poesia” avevamo un budget a nostra disposizione e uno studio vero, più avanzato di quello che usava Madaski all’epoca e a cui noi ci siamo affidati sempre molto volentieri. L’etichetta che pubblicò quell’album era la Vox Pop, una casa discografica aveva intuito ciò che sarebbe successo di lì a pochi anni, avendo incluso nel proprio rooster gente come Afterhours, Mau Mau, Casino Royale. Inoltre, quegli anni erano quelli dell’esplosione del movimento delle posse, importantissimo, un’onda che abbiamo cavalcato anche noi, e che mi entusiasmava anche per il suo essere “politica”, nella rivalutazione della musica in quanto portatrice di messaggio. Noi ci siamo trovati con la musica che pensavamo essere giusta per quel momento, ci siamo innamorati della melodia e dell’attitudine che muoveva le cose all’epoca, la stessa del reggae di Marley, rivoluzionaria, che diceva delle cose usando un mezzo divertente come la musica. Anche per questo “Babilonia e poesia” è ertamente un disco – e un periodo – da celebrare.

Praticamente cercherete di rievocare un’epoca perduta, usando persino gli stessi strumenti che utilizzavate nel ’93 e chiamando alcuni tecnici che vi seguivano in quel tour…

Madaski: Beh, sì. Cercheremo di rimettere la testa dentro quegli anni, al punto che non avremo una vera sezione fiati, per esempio. E questa è una cosa importante da dire, perché in quel periodo i fiati erano finti, prodotti con un M1 e un sassofono. Non c’era una vera e propria sezione fiati, quella che poi gli Africa hanno adottato negli anni a seguire. Così andremo a riprodurre quel particolare suono, con zero elettronica, se non quella rudimentale che c’era allora. Ho passato giorni a riprogrammare il mio vecchio M1… Alcuni di noi hanno cambiato persino il loro stile, ma per l’occasione cercheremo di ricalibrare anche quello.

Anche il pubblico è cambiato in questi vent’anni…

Ha subito un grandissimo riciclo, e penso che la metà di chi ci segue oggi non abbia assolutamente mai sentito quei dischi. Anche per questo il concerto è basato sì su “Babilonia e poesia”, ma riprende gran parte dei pezzi che suonavamo in quel periodo, compresi estratti da “People Pie” e dai suoi due predecessori, così come da “Un sole che brucia”, il disco che avrebbe dato seguito a “Babilonia”. Vorremmo continuare questa estate al Sud, ma è difficile ritagliare in quei mesi un break ai vari impegni di tutti. Vedremo. Gli Africa versione 2013 poi faranno alcune date, nonostante non abbiamo ancora un disco nuovo fuori da promuovere.

Queste le date confermate del tour con Max Casacci, occasione per acquistare anche un libro fotografico di scatti risalenti al ’93, edito in sole 500 copie e per questo già oggetto del desiderio di collezionisti e hard die fan.

03-04-2013 TORINO – Hiroshima Mon Amour
04-04-2013 TORINO – Hiroshima Mon Amour
05-04-2013 TREZZO SULL’ADDA (MI) – Live Club
06-04-2013 MARGHERA (VE) – Centro Sociale Rivolta
10-04-2013 ROMA – Black Out
11-04-2013 PERUGIA – Afterlife
12-04-2013 FIRENZE – Auditorium Flog
13-04-2103 BOLOGNA – Estragon
16-04-2013 – DUBLINO (IR) – Whelan’s
17-04-2013 – CORK (IR) – Cyprus Avenue
18-04-2013 LONDRA (UK) – The Garage
19-04-2013 BRUSSELS (B) – Vk

Marco Castrovinci

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