Ska-P al Forum, storia di un sold out annunciato. L’intervista con Joxemi

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Ora tutti a cercare biglietti, ma i biglietti non ci sono più. Sold out. Tutto esaurito per gli Ska-P al Forum di Assago, tutto come previsto. Già, perché non era difficile da prevedere per gli Ska-P un sabato 13 aprile così: qualche settimana fa, a pochi giorni dall’apertura delle prevendite e nei giorni a cavallo dell’uscita del loro nuovo disco, “99%”, i biglietti staccati per Milano erano ormai più di 7 mila. E contando che il Mediolanum Forum può ospitare circa 10 mila persone… Ora, se ci si fa un giro sulla pagina Facebook di Hub Factory, ci sono solo messaggi di fan rimasti a piedi che cercano disperatamente un aggancio, un contatto, qualcuno che possa vendergli un tagliando.

Noi avevamo incontrato negli uffici della Warner il chitarrista Joxemi, con “99%” fresco fresco di stampa e pronto per essere pubblicato. Lo avevamo ascoltato in anteprima pensando che era proprio ciò che ci aspettavamo, niente di più, niente di meno. Approccio ruvido e una lettura  antagonista e un po’ semplificatoria delle cose, ska punk in linea con i dettami di genere, con rallentamenti reggaeggianti e velocissime svolazzate in levare, tirate simil hardcore. Fiati a go-go e voci che si intersecano tra cori e sovrapposizioni a inseguire un ritornello memorabile, qualcosa da cantare a squarciagola una volta chiusi tutti insieme in un palazzetto, pubblico e band al gran completo.

E il titolo dato all’album, anticipato dai singoli “Canto a la rebelión” e “Se acabó“, è un richiamo stringente alla contemporaneità. Joxemi, 43 anni e una più discreta dimestichezza con l’italiano, ci dice: “L’1% della popolazione ha in mano oggi il potere economico mondiale e la facoltà di manipolare le persone. Noi siamo il restante 99%, siamo quelli che ricercano nel lavoro una vita quanto più possibile dignitosa”.

Ma quel titolo è anche un rimando esplicito a uno degli slogan più usati dagli indignados in Spagna e così la politica finisce presto per diventare l’argomento principale della conversazione. Che ne è dell’esperienza degli indignados? Gli chiediamo. “C’è chi discute se sia giusto o meno farne nascere un gruppo politico.”, dice. “Io penso che sia necessario fare qualcosa, perché è molto bello e perfino romantico riempire le piazze di gente, ma poi ci vuole uno scarto, un livello più alto. Devi entrare in politica per cambiare la politica, anche se poi verrai criticato da più parti”.

Un po’ come quello che è successo – secondo lui – al movimento di Beppe Grillo, “una storia divertente, e sì romantica, di un comico che dice delle verità condivise”, ma che una volta entrato davvero in politica si espone ad attacchi anche feroci. “Conosco Grillo dal 2007 perché ho una ragazza italiana (Micky, ex Bambole di pezza), frequento spesso il vostro Paese e l’ho visto parlare e far ridere nei suoi spettacoli. In Spagna non lo conosceva nessuno, poi da quando si è messo a fare politica è scattata anche da noi una molla, che ha portato i media spagnoli a parlarne male, mettendolo quasi sulla stesso piano di Berlusconi. Ho visto però anche la sua “apertura” a movimenti come Casa Pound… Mah, che dire? Va bene Grillo, ma sia prima di tutto antifascista. La rivoluzione che cantiamo noi, ognuno può portarla dentro di sé”, conclude. “Noi non siamo politici, siamo una band che con la propria musica non può certo cambiare il mondo. Ma parlare ai ragazzi e farli pensare, quello sì, possiamo farlo”.

A Milano con loro ci saranno gli inglesi Toy Dolls e i veterani Persiana Jones. Ma non disperate se non avete con voi il ticket d’ingresso per sabato 13. Se avete la possibilità di spostarvi, ci sono in programma le date di Roma, il prossimo 18 luglio, e Gallipoli, il 17 agosto. Oltre a una data a Brescia, il 29 agosto, per la festa di Radio Onda d’Urto. Vedi il sito di Hub Factory.

Marco Castrovinci

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