Il tuo calcio è come un rock

Rock N Goal

“All’inizio non ero granché convinto che potesse funzionare”. L’inizio è shock, tipo prendere un gol dopo dieci secondi. E tu magari sei pure la squadra capolista del campionato e contro di te gioca una sfigatissima neo-promossa. “Ma poi, dopo essermi consultato con il mio amico Alberto, siamo finalmente partiti e di fronte a noi si è aperto un mondo”. A parlare è Antonio “Tony Face” Bacciocchi che i più musicofili tra di voi ricorderanno come componente del Link Quartet e profeta ante-litteram del verbo modernista in un Paese che, al mod degli Who o dei Jam, continua a prediligere le hit romantiche dei Modà. Non esattamente la stessa cosa. E “Alberto” è tale Alberto Galletti, “anonimo geometra pavese” (la definizione è sua) che ha sempre dato colore alla vita lasciandosi ispirare dal bianco-rosso-blu della Union Jack. Assieme hanno scritto un libro di 190 pagine intitolato ‘Rock ‘N’ Goal – Calcio e Musica Passioni Pop’ (Volo Libero Edizioni) e, nonostante in questo periodo sia uscito anche il top-player Roberto Saviano col suo tomo sulla cocaina, sembra che in Italia si parli soltanto della loro piccola “creatura letteraria”. Che difatti è già andata in ristampa. Olè!

Mammasantissima dell’informazione come Il Corriere della Sera, Rai Sport 1, Sky, La Gazzetta dello Sport e PlayMilano (ehm…) non ci hanno messo molto ad innamorarsi di tale progetto cartaceo che, come avrete intuito, parla di due passioni a cui è difficile sottrarsi se si è venuti su col mito della buona musica britannica. E se si resta dell’idea che la vita sia degna di essere vissuta visto che poi, ogni quattro anni, tornano i Mondiali. “La nostra intenzione – spiega Bacciocchi – era quella di sondare un terreno poco calpestato in Italia, ovvero la stretta correlazione tra tifo e musicisti famosi. Qui da noi ci si ferma ai soliti noti (Ramazzotti che parteggia per la Juventus, Venditti per la Roma, Morandi per il Bologna, il povero Jannacci per il Milan, Ndr), ma altrove il fenomeno assume proporzioni gigantesche e molto più radicate nella cultura popolare di tutti i giorni”.

E così vengono fuori chicche deliziose tipo Flea dei Red Hot Chili Peppers che uno avrebbe immaginato fedele alla palla arancione da basket e che invece ha un debole per lo Sheffield United. Di Thomas Hassler, campione del mondo con la Germania oltreché onesto trequartista di Juventus e Roma, che a fine carriera si è aperto la sua bella etichetta metal (!!!) chiamata MTM Music o di un Michael Jackson assolutamente a digiuno di pressing, zona mista e fuorigioco, ma simpatizzante a sua volta dell’Exeter. Se cercate la vera commozione, poi, vi consigliamo di andarvi a riascoltare ‘The Man Don’t Give a Fuck’ scritta dai Super Furry Animals (un delizioso gruppo psichedelico gallese venuto su assieme all’esplosione del britpop) e dedicata alla memoria di Robin Friday, leggenda anarchica-seventies del Cardiff City al cui confronto perfino uno come George Best rimpicciolirebbe al livello di un Montolivo qualsiasi (sorry, George!).

MorriseyJohn LydonOppure sentitevi a tutto volume ‘Munich Air Disaster 1958’, una vecchia b-side di Morrissey dedicata alla terribile tragedia area datata 6 febbraio 1958 che vide coinvolto il Manchester United di cui lo stesso Moz è un vero e proprio ultrà. Il vegetariano più famoso del music-business, inoltre, inserì nel disco più celebre degli Smiths (vale a dire ‘The Queen Is Dead’ uscito nel 1986 in contemporanea col grande mundial messicano di Diego Maradona) un pezzone del calibro di ‘Frankly Mr. Shankly’ dedicato a quel Bill Shankly che guidò il Liverpool dal ’59 al ’74 (probabilmente il presidente di quei Reds non era Zamparini…) forgiando l’ossatura-base di una squadra eccezionale che difatti poi vinse ben quattro Coppe dei Campioni eclissandosi definitivamente nella follia dell’Heysel. Insomma, se io dovessi scegliere tra i commenti tecnici di Morrissey o quelli di Caressa, non avrei alcun dubbio al riguardo…

Ma questi sono solo un pugno di aneddoti contenuti in un libro che si permette di citare anche l’amore sfrenato di Johnny Lydon (il Rotten dei Sex Pistols) per l’Arsenal (amore forse un po’ troppo di maniera…), l’accorta strategia dei Cure (a proposito, Simon Gallup stravede per il Reading) che stanno sempre molto attenti a non sovrapporre i loro concerti a partite importanti della nazionale inglese o di come i New Order siano riusciti ad arrivare in cima alle charts con ‘World In Motion’, bomba italo-disco che accompagnò le imprese di Gazza Gascoigne e compagni durante il Mondiale ‘90.

E, se permettete un’ultima annotazione, di come il popolo delle curve – pure in questi tempi di mercificazione selvaggia del pallone – si diverta ancora parecchio a sabotare le iniziative di una FIFA sempre più business-addicted grazie all’aiuto provvidenziale del rock. Tant’è che l’inno ufficiale di Germania 2006 non se lo filò nessuno, ma se ora mi mettessi qui a canticchiare il po-po-po-po scippato ai White Stripes, si materializzerebbero immediatamente di fronte ai miei e ai vostri occhi sia la corsa sfrenata di Grosso che il dito imperioso di Materazzi. Rivolto al cielo di Berlino.

Simone Sacco
The CureSuper Furry Animals

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.