A mezzanotte sai che io ti rapperò. Salmo a maggio al Live Club. L’intervista

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Salmo (il rapper sardo già autore di album mica da ridere come ‘The Island Chainsaw Massacre’ e ‘Death USB’) in cima alle classifiche italiane è una di quelle notizie che hanno il pregio di dare uno scossone pazzesco a un Paese tristemente in stallo per ciò che riguarda tutto il resto (società, politica, economia, visioni del futuro). Eppure il ragazzo originario di Olbia ce l’ha fatta con il suo terzo disco ‘Midnite’. Semplicemente incredibile se pensiamo alle sue rime che paiono rasoiate scagliate su di una musica camaleontica (dubstep, punk, hardcore, reggae, ecc.). E invece – bang! – la Storia parla già a nome suo: primo posto in classifica per questo Eminem nostrano, innamorato come la star di Detroit di film horror, motoseghe e situazioni all’insegna di un “white trash” che ormai puoi trovare nel Belpaese così come nel lontano Michigan. Noi di PlayMilano lo dovevamo assolutamente intercettare e così è stato alla vigilia della partenza del suo nuovo tour italiano che toccherà il prossimo 3 maggio il Live Music Club di Trezzo sull’Adda, puro hinterland meneghino che scalcia e non si arrende.

Salmo primo posto in classifica nel Paese dei vari Jovanotti-Ramazzotti-Nannini-Cremonini. Una bella soddisfazione…

“Già, ma ormai con l’hip hip italiano va così: è diventato un genere popolare grazie al lavoro di gente come Fabri Fibra, Club Dogo e Marracash. E gli italiani, finché una cosa non diventa conosciuta a livello di massa, difficilmente si appassionano a essa.”

Possiamo definire ‘Midnite’ una grandiosa operazione di marketing? Voglio dire, il tuo CD è uscito in un mega-box contenente anche una bandana, un berrettino con la visiera (lo “snapback” tanto caro ai rapper), adesivi

“Beh, la gente nel 2013 compra il disco fisico esclusivamente per una pura questione di feticismo, no? La musica l’ha già ascoltata a casa, scaricandosela da internet e quindi tanto varrebbe stampare un CD muto, ma contornato da un packaging pazzesco! (ride) Quindi visto che ‘Midnite’ era già solido musicalmente parlando, ho dato spazio a un altro tipo di creatività.”

Si può parlare di “sensibilità” all’interno della tua fan-base? Oppure l’esercito di kids che hai incontrato negli in-store e che ti ha mandato in vetta alle charts è lo stesso che ha fatto altrettanto con Fibra, Fedez o i Dogo?

“Mah, io facendo quest’album e promozionandolo negli store di mezza Italia ero consapevole fin dall’inizio che sarei stato travolto da una marea di ragazzini in cerca dell’autografo, ma ti assicuro che la mia musica la ascolta pure qualche genitore…”

Come se ne esce dal temutissimo status del “fenomeno generazionale”?

Scrivendo liriche degne di uno della mia età. Che è quella di un uomo che sta andando verso i trenta. La gente, questa spontaneità, la percepisce eccome. ‘Midnite’, al tirare delle somme, resta un disco onesto. Un prodotto che non cerca il colpo a effetto.”

L’anno scorso dichiarasti (testuali parole) “La scena rap italiana è una gran rottura di coglioni e questa musica crea i peggiori mostri”. Mica male…

“Lo penso tuttora. Anche perché il rap italiano ha i suoi pregi e difetti. Si prende troppo sul serio, fissa molti paletti ideologici e poi va a finire che i ragazzini, credendoci in maniera esagerata, si fanno male sul serio… Agli stereotipi di cui si nutre questa musica bisogna porre parecchia attenzione.”

Salmo, sinceramente, l’hip hop italiano è morto?

“No, per me no. Diciamo che pian piano si sta evolvendo in qualcos’altro. Prima c’erano solo ballerini, artisti di strada, la crew e il beat-maker. Ora magari è possibile trovarci il videomaker, il grafico, il designer, quello che si occupa di creare il merchandising, ecc. Noi, la Machete Crew, siamo molto legati all’hip hop classico americano degli anni ’80. Ci piace avere quello spirito di collaborazione e remare uniti come una vera squadra.”

Hai sentito della rielezione del Presidente Giorgio Napolitano?

“Sì, in Italia circolano sempre gli stessi. Alla faccia delle auspicate rivoluzioni…”

Va così anche nel rap tricolore?

“No, li devi sempre e costantemente reinventarti. Tirare fuori delle robe nuove ogni anno. Far parlare di te con un mixtape o un album d’inediti. Altrimenti i ragazzini di cui dicevamo prima ti sostituiscono con un artista più fresco…”

Ora parte il tour, vero?

“Sì, e il 3 maggio saremo al Live Music Club di Trezzo sull’Adda, nei pressi di Milano. Credo che avrò date per almeno tutta la primavera-estate e poi penserò a un altro disco…”

Uscirà prima il seguito di ‘Midnite’ o quello nuovo, rimandato da tempo immemore, di Dr. Dre?

“Ma Dre è vecchio ormai! (ride) Quanti anni avrà? Cinquanta?”.

Spegnerà cinquanta candeline nel 2015…

“Ok, ma io gli voglio bene lo stesso! Forza Dre, vogliamo questo benedetto nuovo album!”

Hai un film figo da consigliarci?

“Su tutti ‘Slevin – Patto Criminale’ con Bruce Willis, Morgan Freeman e Lucy Liu. Al momento non mi viene in mente un gangster-movie più tosto di quello.”

E un libro da tenere sul comodino?

“Ho iniziato a leggere da pochissimo ‘ZeroZeroZero‘, il saggio sul mercato della cocaina scritto da Roberto Saviano. Che dire? Fin dal primo capitolo promette bene!”

Simone Sacco
Salmo

Salmo_Midnite

 

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