Andrea Morandi-Beppe Carletti: un libro insieme (sui Nomadi)

Libro Morandi-CarlettiÈ in circolazione da qualche mese ‘Io Vagabondo – 50 anni di vita con i Nomadi‘, libro griffato Arcana e scritto a quattro mani da Andrea Morandi, critico musicale de La Repubblica, e Beppe Carletti, eminenza “tastierosa” degli stessi Nomadi oltreché memoria storica della più longeva formazione italiana che, proprio in questo 2013, spegne le sue prime cinquanta candeline di onoratissima carriera. Il volume (scorrevole, ruspante e con ficcanti punte di malinconia) si legge nello spazio di una sera e rappresenta, come è logico che sia, “la versione di Beppe” di una storia che ha visto scorrere nel tempo decine di grandi protagonisti e onesti comprimari. I fan, ovviamente, stileranno le loro classifiche personali. ‘Io Vagabondo’, inoltre, non svela nessun segreto inconfessabile (ma ce ne saranno poi?) sulle varie vicende del gruppo di ‘Gordon’ e verrà presentato, per quanto riguarda la Lombardia, il prossimo 3 maggio a Cremona e il 18 a Casalromano in provincia di Mantova. Ad entrambi gli incontri sarà presente l’instancabile Carletti, nostro prossimo intervistato per quel che riguarda le future mosse editoriali di PlayMilano. Per il momento, invece, abbiamo intercettato il “braccio destro” Morandi. Per farlo parlare della sua creatura cartacea ovviamente. Ma anche per strappargli qualche analisi critica su di una band che, come cantava il buon Augusto, si teneva ben lontana da coloro che volevano “giudicar”…

Allora, come è nato il progetto? Tu e Beppe avete lavorato a quattro mani confrontandovi a vicenda, giusto? Anche se poi – va detto – è stato Carletti a condurre il discorso in prima persona…

“Sì, l’idea di base era che raccontasse tutto Beppe, dalla sua infanzia fino a oggi. Narrativamente parlando era una soluzione molto più efficace. Come ci siamo mossi? Beh, l’ho intervistato per decine di ore, sia dal vivo che al telefono, a Milano oppure quando lui si trovava in Madagascar, e pian piano ha preso forma il libro.”

Hai proposto tu l’idea oppure hai lavorato su commissione?

“No, Arcana mi ha chiamato chiedendomi se fossi stato interessato. Non sapeva che mio padre è un fan dei Nomadi da sempre! (ride) E il mio primo concerto in assoluto è stato proprio uno dei loro tenutosi nel 1983 a Lasino, in Trentino”.

Qual era la tua idea sui Nomadi prima di cominciare la tua esperienza di biografo a stretto contato con i ricordi di Carletti? Sai, la critica italiana non sempre è stata tenera col gruppo di Novellara, arrivando spesso e volentieri a snobbarlo o a far cadere il “silenzio-stampa” attorno a Beppe e soci…

“Avevo un’idea molto precisa e allo stesso modo forte. Conosco la musica dei Nomadi fin dai primi anni Ottanta e sono sempre stato dell’opinione che troppi loro dischi siano stati semplicemente snobbati. Se oggi andassimo a riascoltarci album come Noi ci saremo del ’77 o Ci penserà poi il computer dell’85, scopriremmo un gruppo potentissimo nei testi quanto nella musica. Opere come queste, ma non solo, andrebbero assolutamente riscoperte…

Il libro affronta 50 anni di storia musicale (dei Nomadi, certo, ma inevitabilmente anche del nostro Paese…) in appena 191 pagine. È stata dura lavorare in fase di editing e non c’era proprio modo di allungare il volume con qualche capitolo in più?

“Mmh, erano usciti già diversi volumi sul gruppo e non volevamo fare l’ennesimo libro-fiume che poi nessuno porta a termine. Meglio che alla fine rimangano delle domande inevase piuttosto che aver dato tutte le risposte. Anche perché questo resta un romanzo, è il film di una vita racchiusa in 191 pagine. Potevamo farlo molto più lungo? Certo, ma il rischio era quello di scivolare nella noia.”

Secondo te sono troppo tranchant se sostengo che Carletti per buona parte di ‘Io Vagabondo’ parli della musica dei Nomadi (la lunghissima “fase Augusto” insomma) e poi, dal 1993 in avanti, molli un po’ l’aspetto artistico per concentrarsi sulla solidarietà compiuta dal suo gruppo in giro per il mondo?

“No, non sbagli. Quella è stata innanzitutto una scelta di entrambi per cambiare registro, ma non c’era dietro una precisa volontà; è semplicemente accaduto perché dal punto di vista umano era più affascinante il ‘viaggio’ che le uscite discografiche. Ripeto: non si tratta di un libro musicale, è il romanzo di una vita.”

Carletti_HPTi sarebbe piaciuto intervistare Augusto? Domanda totalmente retorica, lo so…

“Ovviamente! (sorride) Augusto Daolio, per me, rimane una delle dieci voci più belle del Novecento italiano. Una timbrica incredibile e un messaggio, il suo, ancora smaccatamente attuale”.

Onestamente che idea ti sei fatto dell’incasinata vicenda con protagonista l’ex cantante Danilo Sacco?

“A volte ci sono strade che devono separarsi per forza e questo di solito accade quando le cose non girano più… (riflette) Peccato, ma la vita va avanti. Del resto i Nomadi sono sopravvissuti alla morte di Daolio e a quella di Dante Pergreffi avvenute nel giro di appena sei mesi in quel tragico 1992…

Ti piace il nuovo vocalist Cristiano Turato? E che te ne pare del loro ultimo CD (il trentacinquesimo della serie) ‘Terzo Tempo‘ uscito l’autunno scorso?

Cristiano ha una bella carica rock: è un cantante molto diverso dal passato, ci sta, ha dato una spinta diversa… Il disco ha parecchie cose buone, se ascoltato con attenzione.”

Quali sono le canzoni della band alle quali resti più legato?

“Facile come domanda! Beh, tra tutte direi Il Paese, I tre miti e Amici miei… Ah, scordavo La deriva!”

Sono tutti brani cantati da Augusto.

“Eh, te l’ho detto che lui è sempre attuale… (sorride)”

Tu sei anche un grande esperto di U2 che, ridendo e scherzando, si sono formati nel 1976 e quindi sono solo tredici anni più “giovani” dei Nomadi… Pensi che arriveranno anche loro un giorno a festeggiare il cinquantennale oppure ogni nuovo disco, per Bono e company, potrebbe rivelarsi l’ultimo?

Oggi come oggi è più facile che i Nomadi facciano 60 che gli U2… 50! Gli irlandesi sono molto distanti tra loro, c’è poca coesione dalle parti di Windmill Lane: o ripetono il miracolo fatto con Achtung Baby, alias un album che fu scritto sull’orlo della separazione, oppure sarà dura.

Ultima domanda: sarai a Cesenatico il 14, 15 e 16 giugno a seguire per il tuo giornale la grande festa del cinquantennale nomade?

“Diciamo che andrò a titolo personale a gustarmi la festa in prima fila!”

Simone Sacco

Andrea Morandi

2 pensieri riguardo “Andrea Morandi-Beppe Carletti: un libro insieme (sui Nomadi)

  • 2 Maggio 2013 in 11:25
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    Scusami se mi permetto ma mi sembra che tu sia un po’ sarcastico nelle tue interviste! Sembra quasi che tu ce l’abbia un po’ con i Nomadi. Sarà una mia impressione però…

    Risposta
    • 2 Maggio 2013 in 11:52
      Permalink

      Ciao Patuflette,
      non è mia abitudine rispondere ad ogni singolo commento e ti assicuro fin d’ora che non proseguirò in un botta&risposta di alcun tipo, ma lascia che ti confermi l’infondatezza delle tue impressioni.
      Credo che il mio sia solo un piccolo lavoro di onesta copertura giornalistica che vada oltre – concedimelo… – il luogo comune e il già detto altrove.
      I Nomadi festeggiano quest’anno le 50 primavere ed esce un bel libro su di loro? Bene, è il caso di darne notizia coinvolgendo con una serie di domande lecite uno dei due autori (come riporta la copertina del suddetto volume) che tra l’altro reputo anche un ottimo critico di musica e spettacoli. Tutto qui.
      Sarcastico? Mah, io direi tutto l’esatto contrario visto che in una delle suddette domande pongo pure la questione di come i Nomadi abbiano raccolto meno di quanto hanno seminato fin qui. Da un punto di vista esclusivamente “critico” e mediatico, ci mancherebbe, visto che a livello di successo popolare comandano loro da sempre e a ragione visto l’impegno profuso da Carletti e soci.
      Saluti e buone future letture, su PlayMilano o altrove.

      Risposta

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