Più guerra che pace. Fabri Fibra, il Concertone, Amici, la fama (e un finto tweet) pt.1

guerra e pace cover fibraÈ da un po’ che volevamo scrivere un post su Fabri Fibra. Giusto un paio di pensieri da mettere in fila sul nuovo disco, Guerra e pace, punto di un cambiamento ormai compiuto, definito, segno di un’innalzamento del tiro verso bersagli più ampi, squisitamente generalisti, insomma, da grande pubblico. Il sogno (o l’incubo) del rap italiano come linguaggio liberato e democratico, aperto a tutti e per tutti. Un genere maturo, accettato. Di questo volevamo scrivere, seguire in qualche modo la tensione evolutiva del più popolare rappresentante di genere in Italia.

Poi però è arrivata la notizia della sua esclusione al Concertone del 1° maggio, quella che – Fibra o non Fibra – tutti aspettavano per gonfiare l’attesa alla lunga maratona tv dedicata alla Festa del lavoro (che non c’è). E ora che il carrozzone di piazza San Giovanni è passato, potremmo anche noi lasciarci andare a qualche considerazione personale: il polverone che si è alzato a seguito dell’esclusione di Fabri Fibra dal cartellone del concerto romano non sorprende, così come non sorprende la storia in sé, che ha tutti i canoni del già visto e del già sentito, nella sua sbilenca impennata moralista che caratterizza tante cose di casa nostra, che a nulla serve e a nulla porta.

Da questa vicenda, però, Fibra potrebbe anche guadagnare punti, reindirizzare di nuovo la sua immagine pubblica verso lo stereotipo del rapper che le canta a tutti senza peli sulla lingua, che nella lingua cerca e trova messaggi da decodificare sul mondo che lo circonda, sulla scena che ha deciso di calcare e da cui fin qui ha ricavato fama, riscontro, vendite. Il mondo dei vip, della tv, dei privé in disco e delle simil-groupie pronte a tutto, i riflessi di un berlusconismo che ha portato al limite ogni cosa, di un’italianità come marca genetica che punta sempre verso il basso e non smentisce mai la retorica sul nostro conto, temi registrati attraverso una visione personalistica della strada, delle tensioni tardo-adolescenziali che aprono agli eccessi, la droga e l’ipocrisia che adottiamo nell’affrontare l’argomento. Il tutto insieme una spiccatissima e intelligente teorizzazione della comunicazione e dell’autopromozione come nessuno in Italia (già nel 2006, ad esempio aveva portato le cose al limite, fingendo la sua morte, cosa che oggi un buontempone ripete con un tweet dal telefono cellulare rubacchiato a Enrico Mentana…), misurata e in perfetto equilibrismo tra pratica scientifica del dissing e un misto funzionale di autoindulgenza e autodenigrazione/celebrazione.

Fibra ci piaceva, eccome. Ma il 2013 ha segnato, probabilmente, il punto meno convincente e coinvolgente della sua parabola (artistica e promozionale) sempre in ascesa fino a oggi, e ha coinciso con la sfida più difficile da affrontare: allargare definitivamente la sua proposta a tutti, puntando su una promozione inedita, che va da Amici a Che Tempo che Fa (ma su questo ragioneremo meglio nella seconda parte di questo post che pubblicheremo a breve). I testi delle due canzoni incriminate (“Su le mani” del 2006 e “Venerdì 17 del 2004) nella lettera aperta ai sindacati scritta dall’associazione D.i.re-Donne in rete contro la violenza che hanno innescato la polemica – tra l’altro anche piutosto noisetta – sono parte del racconto à la Fibra, la spettacolarizzazione nuda e cruda e quindi decisamente hip hop del rapporto/conflitto uomo-donna, una camera in soggettiva sul ‘mondo reale’ in cui l’mc fotografa, parla e srotola rime, senza curarsi di essere politicamente corretto o meno. Punto.

E se Fibra va in seconda fila, il Concertone punta su Ensi. Ma qui la storia si ripete e sotto accusa finisce un pezzo del 2012, “Paper Queen“, firmato Ensi/Guè Pequeno. Lui non ci casca e il giorno prima si affretta a precisare: “Oggi, su alcuni organi di stampa, mi è stata erroneamente attribuita la paternità di una strofa non mia, non scritta da me. La strofa cantata da me nel brano “Paper Queen”, contenuto nel mio disco “Era Tutto un Sogno”, è un’altra (…). Le recenti affermazioni della stampa che ho letto tentano di far passare quel brano, che non ha mai suscitato polemiche fino a oggi (per quanto abbia avuto adeguata esposizione mediatica), per quello che non è. La mia posizione riguardo alle donne la conoscono tutti e non è assolutamente denigratoria o sessista (…). Ne approfitto per esprimere il mio appoggio al collega e amico Fabri Fibra. Sia io, sia molti musicisti presenti al Concertone, reputiamo ingiusta la sua esclusione da questo evento. Io sono stato chiamato direttamente da Vittorio Cosma per esibirmi con la sua incredibile band, indipendentemente dalla presenza di Fabri, e non reputo quindi corretto collegare le polemiche che hanno coinvolto lui con la mia performance”.

fibra red bull

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