Enrico Ruggeri: un Frankenstein “meravigliosamente fuori moda”

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Come tirarsi fuori dalla modernità, si sarà chiesto cento e più volte, ora che i tempi non sono amici di chi adora le opere compiute, quelle con un cuore, una testa e due piedi per correre verso l’infinito? Lui, Enrico Ruggeri, che i grandi dischi del rock li ha consumati e che qualche traccia in questi trenta e passa anni l’ha pure lasciata, davanti al suo nuovo album, “Frankenstein”, così concettualmente lontano dal consumo veloce dell’era iTunes, nel descriverlo come un «disco meravigliosamente fuori moda» sogghigna di orgoglio dietro a piccoli occhialini scuri. Definizione non sua, ma dell’amico e presidente di Sony Music, Andrea Rosi. Già, perché “Frankenstein” è «a tutti gli effetti un concept album, dall’anima non strettamente progressive», ma un’opera con capo e coda che «è stata il pretesto per dire cose che già volevo dire».

Così, con l’intenzione di allontanarsi dalla nuda contemporaneità, Ruggeri riparte da un oggetto culturale che il tempo lo ha divorato, il classico dei classici scritto nel 1816 da Mary Shelley, riprendendone atmosfere, temi, tesi: c’è l’ambizione criminale di chi tutto vuole al di là del bene e del male, c’è l’amore e il rifiuto della diversità, c’è l’ossessione dell’eterna giovinezza e la tensione verso un infinito che costa e che porta a forzare le leggi della natura.

Ma poi, “Frankenstein” è anche e soprattutto un disco di canzoni, approntate in prima battuta col fido Luigi Schiavone, e incise nel preciso ordine in cui appaiono su disco.
E «l’ambizioso delirio», per dirla con le parole di Ruggeri, è così a questo punto la sfida tridimensionale addossata ai 13 episodi che compongono l’album, in cui ogni canzone deve poter essere letta come opera a se stante, come parte della storia narrata e come piccola appendice al romanzo “L’uomo al centro del cerchio”, che Ruggeri ha scritto in contemporanea al disco una volta decisa la linea da seguire, allargando il progetto “Frankenstein”, uscito martedì 7 maggio, a disco+libro.

Ruggeri FrankensteinScriverlo però, ammette, è stata anche «un’avventura faticosa e affascinante», che molto difficilmente riuscirà a ripetere. Tanto che un paio di settimane fa, in tv da Fabio Fazio, si è persino lasciato scappare un sibillino «è l’ultimo album che incido». Oggi precisa: «È vero, l’ho detto, ma volevo dire che molto probabilmente è l’ultimo album per me concepito in questo modo. Ciò non significa che smetterò di scrivere canzoni e di pubblicare. Scriverò anche per altri, certamente, anche se non sono un autore su commissione, non riesco a scrivere da “pop writer” seguendo i canoni di ciò che oggi piace alle radio. Magari succederà per qualche giovane uscito da un talent, anche se». L’ha fatto di recente, racconta, per una giovane uscita da un talent show (non vuole però svelarne l’identità) ma il pezzo è stato giudicato non adatto alla sua età, al pubblico a cui voleva rivolgersi.

Ed è anche per questo motivo che “Frankenstein” vuole essere un atto ribelle fuori dal tempo, che Ruggeri porterà in scena a più riprese, in tour, anche con gli amici Ale e Franz che ha voluto nel video di “Diverso dagli altri”, il primo singolo. A Milano, lo vedremo in una data speciale il 13 maggio, ai Magazzini Generali, in cui comincerà a testare dal vivo la resa del proprio lavoro.

Marco Castrovinci

Articolo uscito il 4 maggio sul quotiano L’Unione Sarda – www.unionesarda.it

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