Nomadi, buon compleanno a un’idea (intervista a Beppe Carletti)

Nomadi 2012PlayMilano torna finalmente a occuparsi dei Nomadi. E i motivi sono essenzialmente due. Perché quest’anno cade una ricorrenza importante (50 candeline di carriera, appena una in meno dei tanto celebrati Rolling Stones) verso cui brindare. E poi perché ci sembrava giornalisticamente giusto così dato che, nelle scorse settimane, questo stesso sito ha dialogato senza peli sulla lingua sia con il loro ex cantante Danilo Sacco che con Andrea Morandi de La Repubblica, autore assieme a Beppe Carletti, di una piacevole biografia per Arcana incentrata sul celebre tastierista originario di Novi di Modena.

E proprio con il loquace Carletti abbiamo discusso e ragionato in quest’ultima occasione “nomade”. Approfittando di uno splendido pomeriggio di primavera (ha appena spiovuto e il sole fa già capolino dalla finestra) e della presenza fondamentale di un signor artista, modesto di natura, ma che ha pur sempre contribuito a forgiare una grossa fetta della storia musicale del nostro Paese. Ascoltiamolo difendere (e descrivere) il suo amore. La sua band. Ne ha tutto il sacrosanto diritto di questo mondo.

Allora Beppe, qual è il clima all’interno dei Nomadi ad appena qualche settimana di distanza dai festeggiamenti del vostro cinquantennale?

“Beh, il clima è decisamente buono ed io, tra l’altro, l’avverto pure in maniera particolare. Perché questi sono soprattutto i miei 50 anni visto che io, in quell’estate del ’63 passata a suonare al bar Frankfurt di Riccione, già c’ero e sono rimasto l’unico a poterlo raccontare…”.

Che cinquanta primavere sono state per Beppe Carletti? Si può fare una sorta di bilancio esistenziale?

“Il tempo purtroppo è inesorabile e, a pensarci ora, questi primi cinquant’anni sembrano essere volati via in un soffio. Talmente inesorabile che alcuni momenti belli non sono neppure riuscito a godermeli appieno dato che la mia testa – a quei tempi – era già impegnata ad immaginarsi la mossa successiva. Peccato…”.

Facendo un po’ di matematica spicciola è corretto suddividere la storia dei Nomadi in tre cifre ben distinte? Intendo dire i primi 30 anni con Augusto Daolio, i 19 successivi spesi con Danilo Sacco e l’ultimo trascorso assieme al nuovo vocalist Cristiano Turato

“Io la vedo in maniera ancora più semplice: in primis ci stanno ovviamente le trenta stagioni assieme ad Augusto e poi queste ultime venti a cui hanno contribuito un certo numero di musicisti e cantanti vari. Sai, se i Nomadi odierni possono vantare un ottimo presente e un pizzico di futuro lo devono innanzitutto al grande passato che si portano dietro. E poi, in tutto questo tempo, siamo sempre stati un gruppo coeso e unito dalla voglia di fare buona musica. Altrimenti ci saremmo chiamati ‘Carletti e i suoi ragazzi’ oppure ‘la band di quel tal cantante famoso accompagnato dai suoi orchestrali’. (sorride) No, credimi, non funziona così. I Nomadi sono ben altro: noi siamo un’idea…”.

Quali sono le basi di quest’idea?

“Due canzoni in particolare, entrambe molto famose: Dio è Morto del 1967 e Io Vagabondo del 1972. Da queste due pietre miliari – trovate per caso lungo il nostro cammino – è partito un solco che ci ha condotti fino al 2013. Certo, quando ti confronti con materiale del genere, è abbastanza difficile fare meglio; però è sempre giusto provarci e dare costantemente il massimo in ogni occasione. Il segreto della band sta tutto lì. Una tradizione rafforzata anno dopo anno, ma pur sempre una tradizione dai contenuti popolari e genuini“.

Sempre basandoci su questo “solco”, che tipo di disco è il vostro ultimo lavoro Terzo Tempo uscito nel settembre dell’anno scorso?

“Per me si tratta di un album smaccatamente rock. Diverso dai precedenti, ma io non la metterei nei termini di ‘migliore’ o ‘peggiore’ rispetto ad altri dischi del passato. Diverso però sì, perché Cristiano Turato ci ha messo molto del suo portandoci in dote quattro canzoni sulle quali il gruppo ha agito bene in fase di arrangiamento. La sua, mettiamola in questi termini, è stata una ‘prepotenza creativa’, e te lo dico in maniera assolutamente benevola. Si è inserito subito alla grande nei meccanismi della band”.

Riguardo a questa vena rock dei Nomadi, mi sono sempre chiesto perché i critici – tra i vostri album degli anni ’90 modello La Settima Onda o Una Storia da Raccontare e quelli dei Gang o dei Modena City Ramblers – esaltassero sempre e comunque questi ultimi… Ma non venivate tutti dalla stessa radice “folk-rock” col cantato in italiano?

“Credo di sì, ma con gli anni – parlando di stampa musicale italiana – mi sono abituato a questo ed altro… (sorride) E poi essere presi troppo in considerazione dai mass media potrebbe anche rivelarsi uno svantaggio, caricarti di pressioni negative, farti perdere la gioia in ciò che fai. Chi l’ha detto che la massificazione sui giornali o i passaggi in radio o TV sono gli unici modi per conseguire dei risultati positivi? E Francesco Guccini allora? Lui vive sull’appennino, fa pochissima vita sociale ma, ogni volta che esce un suo CD, ecco che regolarmente finisce primo in classifica e riempe i palasport”.

Oltre alla fama c’è (sicuramente) di più..

“Puoi ben dirlo! E noi, alla nostra piacevole quotidianità, teniamo troppo per doverla barattare dietro a qualcosa di più grande e insidioso… Lo sai cosa mi disse Augusto nel 1990 dopo che vendemmo immediatamente 40mila copie di Solo Nomadi? ‘Oh Beppe, guarda che io voglio continuare a camminare per strada tranquillo! Se qui il gioco si fa troppo impegnativo torniamo subito indietro!’. Aveva già capito tutto, il buon Augusto… (sospira)”.

Beppe Carletti_bianco e neroA proposito di Guccini che mi citavi prima, la scrive sì o no questa benedetta nuova canzone per i Nomadi?

“Spero di sì. D’altronde lui una promessa ufficiale me l’ha fatta e io credo ciecamente a tutto ciò che Francesco dice! (ride) Ogni tanto però glielo ricordo mandandogli qualche sms tattico sul telefonino…”.

Con Francesco bisogna armarsi di santa pazienza, vero?

“Ci metta pure tutto il tempo che vuole dato che stiamo pur sempre parlando del più grande cantautore di questo Paese, quindi le aspettative riguardo a una sua nuova collaborazione coi Nomadi non possono che essere alte, altissime… Lasciamolo lavorare con la massima calma”.

Solo che se questo brano inedito di Guccini dovesse arrivare sul serio, ci vorrà poi un nuovo album per contenerlo…

“E magari noi, nel 2014, lo incideremo anche: chi lo sa? (ridacchia) Per ora godiamoci il concerto del cinquantennale, gli show che ci saranno dopo la grande festa in Romagna e un altro sontuoso progetto discografico in arrivo entro l’autunno…”.

Beppe Carletti nel ruolo di Enrico V in occasione del Corteo Matildico di Quattro Castella (Re) nel 2012
Beppe Carletti nel ruolo di Enrico V in occasione del Corteo Matildico di Quattro Castella (Re) nel 2012

Parli di un live album tratto dalla tre giorni di Cesenatico?

“Sì, un CD-DVD per essere precisi. Sai, d’altronde ci stiamo preparando a dovere con una scaletta fissa composta da 10 classici più altre 50 canzoni che si alterneranno nel corso delle tre serate. Insomma, alla fine penso proprio che verrà fuori un bel malloppo!”.

Sono previsti degli ospiti speciali durante la ricca tre giorni del cinquantennale?

“No, perché a quel punto rischierebbe di diventare una cosa tipo – perdonami la battuta – il raduno degli alpini, tutti tesi a celebrare il passato e i bei tempi andati. E invece bisogna andare avanti, vivere a fondo il presente… Quella di Cesenatico non sarà la mia festa, quella di Cico (Falzone, il chitarrista. Ndr) o di qualcun altro. Sarà la festa del popolo nomade che celebrerà un traguardo importantissimo. E la protagonista assoluta sarà la musica, non i suoi interpreti”.

Chiarissimo.

“Lasciami però aggiungere solo una cosa: se non abbiamo invitato vecchi componenti dei Nomadi è soltanto perché sono stati loro ad andarsene spontaneamente dal gruppo. Nessuno è mai stato allontanato o licenziato in tutti questi anni che vanno dal ’93 fino ad oggi. Questi musicisti se ne sono andati tutti di propria volontà con l’intenzione di approcciare nuove sfide. Non ultimo Danilo. Un giorno è venuto da me e mi ha detto che voleva provare a suonare dell’altra musica. Che potevo fare a quel punto? Ho augurato buona fortuna sia a lui che a me. E poi ognuno per la propria strada”.

L’hai letta la biografia di Danilo Sacco (scritta assieme a Massimo Cotto) intitolata Come Polvere nel Vento? Lui, quando gli ho chiesto se avesse letto la tua uscita per Arcana, mi ha risposto candidamente di no…

“No, nemmeno io ho letto il libro di Danilo. Però mi hanno riferito che contiene una grossa boutade…”

Ti riferisci a quando lui, nella premessa del volume, dice che non gli è stato permesso di usare la parola Nomadi e allora in quelle pagine si riferirà al gruppo adoperando solo la lettera N.?

“Sì, una cosa che mi ha fatto sorridere da quanto non sta né in cielo né in terra… Mi dispiace per Danilo, forse è stato malconsigliato, ma nessuno gli ha mai negato di usare la sigla Nomadi all’interno di libri, interviste, promozioni televisive, ecc. Il divieto era riferito esclusivamente ai manifesti dei concerti. Non esiste una legge in materia, però l’etica lo prevede eccome. Voglio dire: se un meccanico lavora prima per la Ferrari e poi si mette in proprio, non è che sull’insegna della sua officina possa scrivere tranquillamente ‘Ferrari’, no? Tutto qui, polemica chiusa”.

Polemica chiusa, sì. Non mi resta che augurarti buon cinquantennale, Beppe! E magari – tenendoci larghi – anche buon sessantennale…

“Calma, io l’anno prossimo ne faccio solamente 50 + 1! (ride) Nel senso che riparto da capo. Quindi, se la matematica non mi tradisce, nel 2024 festeggeremo il nostro ‘nuovo’ decennale!  E poi, finché ci sarà la salute, noi andremo avanti. Sempre Nomadi!”.

Chi abita in Lombardia e legge PlayMilano sappia fin d’ora che il prossimo primo giugno i Nomadi si esibiranno a Mariano Comense (CO) presso il campo sportivo di via Santa Caterina da Siena; mentre l’11 novembre, sempre di quest’anno, saranno al Teatro Nazionale di Milano. Per quanto riguarda invece la grande festa del cinquantennale di Cesenatico appuntamento dal 14 al 16 giugno compreso presso lo stadio Moretti di via Gastone Sozzi 2. Per maggiori info si consiglia di visitare il sito ufficiale degli stessi Nomadi. E buon divertimento, fin d’ora, a tutto il popolo nomade che sarà presente! 

Simone Sacco

Nomadi_Terzo Tempo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.