Dope D.O.D.: “Underground noi? Veramente puntiamo alla visibilità di Eminem…”

dope_press2Sono in tre, hanno nomi curiosi (Jay Reaper, Skits Vicious e Dopey Rotten), vengono dall’Olanda – Groningen, per la precisione – e si professano pure accesi tifosi non del Feynoord o dell’Ajax, ma della coriacea e modesta compagine locale (per la cronaca lo stesso Groningen ha chiuso il campionato al settimo posto, a 33 punti di distanza dai lancieri di Amsterdam, quasi un Inter nostrana trasferita nei Paesi Bassi). Loro comunque sono i Dope D.O.D. e noi li abbiamo avvicinati durante la loro recente tranche di date italiane, tra cui un intenso show al Live Club di Trezzo d’Adda. Ah, dimenticavamo: Rotten e compagni sono una delle realtà più toste e complete dell’hip hop europeo. Rime fluide, immagine compatta (terzetto coeso alla Cypress Hill, giusto per darvi un’idea…) e scelta brillante delle basi che fortunatamente non si adagiano mai sui canoni statunitensi East, West o South. Forse avrete già sentito parlare di loro visto che il video di What Happened (che stava sul precedente LP Branded) ha toccato quota dieci milioni di visualizzazioni (!!!) su YouTube. Cifre da Jay-Z e Kanye West, tanto per dire, e almeno in questo caso non da squadretta di mezza classifica …

Scusate, ma a leggere i vostri soprannomi, mi sembrate i Sex Pistols dell’hip hop…

“Già, eppure a noi mancano ancora Steve Jones e Paul Cook per completare la band! (risate) Scherzi a parte, ci piace quest’accostamento con il gruppo punk per antonomasia perché anche i Dope D.O.D., nel loro piccolo, abbracciano quella filosofia. Ovvero fare solo ciò che ci pare, quando pare a noi e come piace a noi”.

E così, due anni dopo il ben accolto ‘Branded’, siete tornati in maniera prepotente con questo ‘Da Roach’: 18 tracce d’impatto e altrettanta voglia di comunicare…

“Sì, ci è capitato di avere per la testa svariate idee e abbiamo voluto immediatamente imprimerle su album. Al giorno d’oggi non puoi stare troppo a riflettere o a cazzeggiare: va tutto in maniera così incredibilmente veloce! Ragion per cui, tra una pausa e l’altra del nostro girovagare per il mondo, è nato Da Roach. E la regola è stata principalmente una sola: non stancarci dietro idee che, dopo un paio di tentativi, non portavano da nessuna parte. Lasciare tutto fresco ed eccitante”.

Quando parlate di “comunicare” avete qualche esempio nobile in mente a cui fare riferimento?

Eminem! Ci rendiamo conto che Em è tutto fuorché un artista underground, ma quello che realizzò pubblicando The Marshall Mathers LP poi non l’ha più replicato nessuno. Quello era un disco hip hop e mainstream allo stesso tempo e – vendite milionarie a parte – tutti i rapper di questa Terra vorrebbero raggiungere un giorno un simile status di ‘comunicazione’. Diventare riconoscibili, insomma. Come i Cypress Hill o il nostro amato Wu-Tang Clan”.

A proposito di Clan, nel disco – in ‘Groove’ – collabora Redman che a fine anni ’90 fece faville assieme a un certo Method Man

“Yeah, una cosa incredibile avvenuta in Olanda tramite un amico comune, durante una pausa del suo ultimo tour europeo. Lui è Storia con la ‘S’ maiuscola e, finché non ce lo siamo visti comparire in studio a sparare rime su Groove,  non ci abbiamo creduto! Cerca di capire la nostra emozione: Redman è il nostro rapper preferito in assoluto, un dio…”.

Conoscete anche qualcuno della vasta pattuglia italiana?

“Ci piacciono parecchio Salmo e Noyz Narcos, ma loro non hanno bisogno della pubblicità dei Dope D.O.D. su questo o quel sito. Ormai sono diventati delle certezze nel vostro mercato… e se lo meritano eccome!”.

DopeDOD2Non pensate che in quest’epoca di pochissimi dischi venduti, ci siano comunque troppi esponenti impegnati sulla scena?

“Mah, è sempre andata così: negli anni ’90 così come al principio del terzo millennio. L’hip hop ormai è ovunque e non lo puoi più fermare. Certo, al giorno d’oggi con YouTube e i vari social network, si rischia di essere travolti da troppe uscite per la maggior parte di scarsa qualità. E poi c’è sempre il rischio del cliché in agguato: l’immagine gangsta tutta ‘donnine & macchinoni’ è quella che ha fatto più del male e banalizzato questa musica bellissima. Eppure chi lavora su rime eccellenti e beat pazzeschi esiste tuttora, pure in questo gran carnaio di Internet…”

Lasciatemi dire che voi fate parte di questa cerchia di hip-hoppers tenaci che non si arrendono.

“Grazie. Vedi, Da Roach è sì una continuazione di Branded ma, se lo ascolti bene, è pure più incasinato, contorto, profondo, horror, talvolta astratto…. Abbiamo voluto mettere un bacherozzo in copertina e all’interno del titolo (“roach” significa “scarafaggio” in inglese, Ndr) perché sono insetti del genere quelli che comunemente annunciano l’armageddon, la fine del mondo. Solo che alla fine ne escono incolumi…”.

Ok, uno slogan finale prima di salutarci?

“Se il disco precedente era un film vietato ai minori di 14 anni, per ascoltare Da Roach bisogna perlomeno aver raggiunto la maggiore età! Anzi, facci vedere subito i documenti… (risate)”.

Se siete appassionati di hip hop, rime e street-culture qua trovate anche la nostra intervista a Salmo

Simone Sacco

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