Max Pezzali, 20 anni e poi… il delirio!

IMG_5955_Athanasios AlexoMax Pezzali ha un grosso pregio. Quando ti parla, a differenza di un buon 90% dei suoi colleghi artisti/cantautori, ti comunica anche quello che sta realmente pensando. E questo durante una mera e diplomatica presentazione-stampa del suo ultimo progetto (l’album Max 20 comprendente 4 inediti nuovi di zecca e 15 duetti con buona parte del pop tricolore relativi al suo canzoniere storico) potrebbe anche essere visto come un difetto di comunicazione. Il famoso “failure of communication” additato con astio dai sempre troppo politically-correct americani. Non da noi di PlayMilano, ovviamente, che abbiamo dialogato a lungo con l’ex storyteller degli 883 di passato, presente e futuro (e il 2014, da questo punto di vista, non ci porterà solo i Mondiali di calcio in Brasile, ma anche un nuovo CD del centauro pavese). Partendo però da due punti fermi. Due piloni solidi a cui aggrapparsi quando sale la marea della nostalgia: la ritrovata e consolidata partnership con il vecchio compare Mauro Repetto e la necessità, quasi asfissiante per Max, di chiudere finalmente un’epoca (“gli anni d’oro” della grande discografia al cui banchetto gli 883 si sono seduti a più riprese) per aprirne un’altra. Più coraggiosa, imprevedibile e delirante. Scopriamo come.

Partiamo dalle cose serie: nell’album compaiono due inediti (Welcome Mr. President e Il Presidente di Tutto il Mondo) firmati Pezzali-Repetto

“Immaginati la scena: un giorno dell’estate scorsa Mauro mi si presenta improvvisamente a Fiumicino proveniente da Parigi. E’ tutto vestito di nero: maglietta, jeans, calzini e scarpe e ha con sé solo il passaporto e un piccolo computer portatile. Ovviamente senza batteria. ‘Diamoci una mossa, Max: ho poco tempo, tra poco ‘sto coso si scarica…’. Ci spostiamo a casa mia e cominciamo a lavorare su quei due brani. Nel giro di qualche ora abbiamo già finito e sono pronto a riaccompagnarlo in aeroporto per il volo di ritorno. Sarà stato da me l’equivalente del tempo di un aperitivo… solo che qui stiamo parlando di un aperitivo preso sulla tratta Parigi-Roma! Ma d’altronde questo è Mauro Repetto: lui non potrebbe che agire (e creare) così…”.

Senza nulla togliere agli altri tre inediti di Max 20, si sente che in queste due canzoni in particolare si è ricreata l’antica magia...

“Direi di sì e già il tema di partenza mi aveva colpito parecchio: Mauro mi aveva illustrato questa idea futuristica alla George Orwell in cui le grandi corporation mondiali, un giorno non molto lontano da oggi, ci avrebbe proposto un candidato-presidente creato ad hoc. Un leader politico mondiale in grado di governare la Terra unendo il carisma di Bob Marley alla regalità suprema di Tutankhamon… I brani Welcome Mr. President e Il Presidente di Tutto il Mondo, in pratica, sono nati da questa sua folle ma brillante intuizione. Vedila come il contenitore che stravince sul contenuto, la forma che domina sostanza. La visione sprezzante e sarcastica di Mauro Repetto sull’ipocrisia dei brand che governano le nostre vite (giusto per la cronaca: lo stesso Repetto lavora in Francia per la Disney e quindi dovrebbe saperla lunga in materia… Ndr)”.

Che succede quando componi con Mauro rispetto a quando ti chiudi in studio da solo?

“Si crea immediatamente un aspetto ludico della situazione che purtroppo il Max Pezzali solista non sempre ha sfoggiato. Questo è Mauro per me: avere quell’idea esterna, illuminante, che ti leva da mille casini su come dovrebbe suonare un determinato pezzo. Si tratta di un anti-stress molto prezioso”.

Max & Max 01Facciamo un po’ di sana matematica: nel disco dell’anno scorso inseristi un inedito assieme a J-Ax, stavolta ben quattro, il prossimo…?

“Il prossimo, che uscirà presumibilmente nel 2014, sarà un album ‘brand new’ a tutti gli effetti. Con Max 20 chiudo il lungo anno di celebrazioni partito con la compilation Con Due Deca (dedicata agli 883 dal nuovo indie-rock italiano tramite il sito Rockit, Ndr) e proseguito con il reboot 2012 di Hanno Ucciso L’Uomo Ragno, alias il disco realizzato con i rapper nostrani. Ormai con Mauro abbiamo ripreso a sentirci con continuità e quindi credo proprio che sia venuto il momento di convogliare un bel po’ di energia arretrata…”.

Che album ti immagini ancor prima di averne composto una sola nota?

Voglio un lavoro irrazionale, emotivo al 100% e capace di distruggere quel pilota automatico inconscio che, a volte, mi è capitato di inserire. Con Max 20 ho messo nella libreria di casa un disco che mio figlio Hilo potrà un giorno ascoltare capendo cos’ha combinato suo padre dal 1992 al 2013. Ora però bisogna ripartire da capo”.

Domanda impossibile, lo so: qual è il tuo duetto preferito tra i 15 che compaiono nella tracklist?

“L’hai appena detto tu: quesito impossibile. Ognuno ci ha messo del suo: Eros (Ramazzotti, Ndr) è un eroe del pop-rock FM e ritengo che su Lo Strano Percorso abbia tirato fuori una performance eccezionale. Raf ha piazzato un basso super anni ’80 in Sei Fantastica; Jovanotti è stato il personaggio di rottura più emblematico del pop italiano degli ultimi 25 anni e su Tieni Il Tempo 2013 ha spaccato come al solito: cos’altro posso aggiungere su di lui? Cesare Cremonini è il prototipo del cantautore moderno (e – aggiungiamo noi – ha dato a Gli Anni un’epicità brit modello Oasis, Ndr); Edoardo Bennato resta l’idolo assoluto della mia infanzia, era perfetto per La Dura Legge del Gol; Gianluca Grignani è un pazzo nel senso buono del termine; Antonello Venditti? Beh, Venditti è Venditti: quando apre bocca e piglia il ritornello ti catapulta immediatamente in uno stadio pieno. E pare si diverta un sacco nel farlo…”.

Io credo che l’accoppiata Pezzali-Van De Sfroos in Come Deve Andare abbia “something more”, come dicono gli anglosassoni…

“Beh, lui è il Willie Nelson italiano! (ride) Sai, quegli hipster che esaltano tanto i Mumford & Sons perché ‘fa trendy’ forse dovrebbero ascoltarsi con attenzione un po’ di dischi di Davide…”.

Torniamo un attimo sulla collaborazione con Eros: ho notato che ti brillavano gli occhi mentre me ne parlavi…

“Beh, devi sapere che io non amo granché riascoltare la mia musica. Non sono affatto come Madonna che – dicono le malelingue… – gradisce sentire i suoi CD mentre fa l’amore col partner! (ride) Quindi Lo Strano Percorso l’avevo un po’ accantonato come pezzo del mio canzoniere, diciamo che stava lì in mezzo agli altri… Poi arriva Eros e – bang! – ti tira fuori questa gemma radiofonica tramutandola in una canzone che pare abbia scritto lui l’altro ieri. Semplicemente incredibile!”.

Senti, c’è stato qualche rifiuto eccellente quando è venuto il turno di radunare il cast per Max 20?

“Sì, il timing totale del CD! (ride) Voglio dire: in un CD normale ci stanno al massimo 79 minuti di musica – anche se qualcuno sostiene 82 –  e più di questo materiale non siamo riusciti a metterci. Anzi, diciamo che, arrivati a 19 pezzi, ci siamo stati dentro giusto per il rotto della cuffia…”.

Potresti agire come Frank Sinatra che fece Duets, vendette milioni di copie e poi lo replicò l’anno seguente con Duets II

“No, basta celebrazioni di Max Pezzali, ti prego! Chi si loda s’imbroda, no? (ridacchia) Te l’ho detto: l’anno prossimo mi metto a scrivere canzoni nuove di zecca”.

Come mai (ehm…) nessuna donna all’interno dell’album?

“Per una questione di tonalità. Sai, se duetti con una cantante femminile, devi comunque alzare o abbassare la tonalità del pezzo. Altrimenti va a finire che l’uomo fa la voce solista e la donna viene automaticamente tramutata in una semplice corista che strilla dietro di lui… E io onestamente non me la sono sentita perché certe canzoni, tipo Come Mai, non riuscirei più a cantarle come quando avevo 25 anni. Voglio dire: è proprio la mia voce che è cambiata, si è fatta più spessa, mezza blues, un po’ alla Johnny Cash se mi passi il paragone irriguardoso… (sorride) Insomma, pur di rovinare il mood del pezzo, abbiamo preferito lavorare solo con cantanti uomini sapendo che avrebbero snaturato meno l’arrangiamento vocale.”

Ok Max, permettimi ancora un’ultima domanda sotto forma di citazione: dopo due decadi di carriera, nessun rimpianto?

“No, neanche uno. Per un motivo ben preciso: essere ancora qua, a fare questo mestiere, lo vedo come un grandissimo privilegio. In fondo, se ci pensi bene, la mia carriera solista è partita soltanto nel 2004, quando sciolsi la sigla 883 e mi ritrova a muovermi in un business discografico che stava già cadendo a pezzi. Sapere che là fuori c’è un pubblico che ancora canta, aspetta le mie canzoni e posta le mie cover su YouTube è un dono che mi fa attraversare incolume qualsiasi scazzo”.

Tipo?

“Tipo il fatto che c’è troppa musica gratuita a disposizione! Un eccesso di offerta che certi giorni mi rompe i coglioni e mi porta a dire: ‘Ma che ci avrete mai da cantare tutti quanti? E piantatela, dai!’… Pura sindrome da indigestione, insomma. Che rischia di portare a delle conseguenze gravi”.

Ovvero…?

“Immaginati se il Black Album dei Metallica uscisse oggi: probabilmente non se lo filerebbe nessuno! Non venderebbe un tubo con la massima tranquillità del caso. Nessuno griderebbe allo scandalo. La gente, molto banalmente, non ne sentirebbe la necessità”.

Max 20 esce in formato fisico e digitale il prossimo 4 giugno. Max Pezzali, lo stesso giorno, sarà presente alla Mondadori di Milano (Corso Vittorio Emanuele) per incontrare i fan e firmare le copie del suo nuovo CD. Si comincia alle 17 in punto.

Simone Sacco

MAX20_cover

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