Il nome della D Rose infiamma Milano (il reportage + intervista)

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L’arrivo, com’era ampiamente prevedibile, è da vera star hollywoodiana. Van con vetri scurissimi assediato dai molti fotografi. Una falange spartana di bodyguard nero-vestiti (perfino troppi, a dire la verità). Urla isteriche da parte dei presenti, per la maggior parte griffati Bulls. Un calore che va ben oltre i 32 gradi abbondanti che il termometro registra su questo rovente campetto di periferia – siamo al Parco Nord, polmone verde dalle parti di Bresso – ristrutturato ad hoc. E per la gioia, ovviamente, di chi ci farà squittire le suole da domani. Benvenuti al D Rose day, sezione tardo-pomeridiana di una due giorni milanese intensissima di interviste, eventi promozionali (sponsorizza Adidas) e domande citofonate sul suo clamoroso (e purtroppo non ancora andato in scena) “Return”. Già, perché D Rose (al secolo Derrick Rose, playmaker dei Chicago Bulls, il più giovane MVP – Most Valuable Player – dell’intera storia dell’NBA) non irradia basket dallo scorso 28 aprile 2012 quando, saltando, si infortunò seriamente al suo ginocchio sinistro in Gara 1 di playoff contro Philadelphia. In soldoni (per uno che guadagna circa 95 milioni di dollari blindati da un contratto quinquennale…) significa un’intera stagione – l’ultima, quella che ha visto trionfare i Miami Heat di LeBron nonostante la strenua resistenza dei Bulls “Rose-less” in finale di Conference… – senza mai scendere neppure un minuto sul parquet. In pratica: la delusione cocente di milioni di appassionati (anche da questa parte dell’Oceano) che in Derrick – ma non diciamolo troppo forte… – hanno visto un’esplosività e una visione “altra” del gioco che nella windy city non si respirava più dagli anni ’90. Ai tempi di una certa guardia tiratrice che lo superava di 22 unità per quanto riguarda la numerazione delle canotte… Sofismi “jordaniani” a parte, Rose ancora non gioca, ma in compenso parla. E questo è quello che ci ha raccontato nella brevissima intervista (appena una manciata di minuti, praticamente una time out interview) a margine del suo affollatissimo cameo sul playground di Bresso.

So che, oltre a essere una leggenda del basket, sei soprattutto un ragazzo normale di 24 anni che ama la musica della sua generazione…

“Sì, adoro l’hip hop di Chicago: artisti come Kanye West, Chief Keef (ascoltatevi il suo strepitoso debut-album Finally Rich se volete capire quanto stia in salute il gangsta-rap nel 2013, Ndr) , Rockie Fresh. E Lupe Fiasco, certo. Lupe, da questo punto di vista, sta in cima alla mia lista: un talento come pochi!”.

Chief Keef ha spiazzato la concorrenza con il suo primo disco Finally Rich uscito nel dicembre scorso. Mi ha ricordato un po’ la tua ascesa repentina tra i grandi della National Basketball Association…

“Beh, lui è un grande: sta nel giro con i ragazzi di Chicago, gran parte delle sue idee musicali le crea in mezzo alla sua gente. E poi, first of all, parla chiaro nelle sue liriche. Spiega quanto è stata dura farcela, non prende in giro nessuno sulla spietata competitività del rap-game”.

Di Yeezus, l’ultimo fenomenale album di Kanye West, cosa ne pensi?

“Kanye è Kanye: non farà mai cose migliori o peggiori nella sua carriera, lui punta solo a superare le barriere e ad uscirsene con dischi sempre diversi e bellissimi. Yeezus l’ho comprato il giorno stesso in cui è uscito (lo scorso 18 giugno, Ndr) e me lo sto ascoltando con attenzione durante questo tour promosso da Adidas”.

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Cosa ti andrebbe di consigliare a un ragazzino che oggi è qui per applaudirti e per strappare un tuo autografo, ma da domani dovrà sfangarsela da solo su di un campo di periferia come questo?

“Quello che ripeto a tutti in ogni nazione in cui vado. Di venire qui, con la sua palla a spicchi, e dare semplicemente il meglio di sé. Chi gioca a basket non deve mai concentrarsi su ciò che ha raggiunto, ma continuare a lavorare duro giorno dopo giorno.”

Riassumendo il concetto in un tweet firmato D Rose…

“Mettere il gioco in cima ai tuoi pensieri”.

A proposito di “playing the game”, quando ti rivedremo sul parquet di qualche grande arena americana?

“Ci vorrà ancora un po’. Nella prossima stagione NBA (che comincia il prossimo 29 ottobre, Ndr) le cose potrebbero allinearsi nel verso giusto. E funzionare…”.

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Si ringrazia D Rose per la sua collaborazione e, of course, per le sue mille giocate trasudanti show-time. E Adidas Italia per le foto gentilmente concesse a PlayMilano.

Simone Sacco

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