Wu-Tang Clan, l’intervista (a colpi di kung fu…) di PlayMilano

wutang_aperturapezzoCome essere circondato dai super-eroi preferiti della tua infanzia. Intervistare il Wu-Tang Clan, poche ore prima della sua partenza da Milano (quando li avviciniamo i motori del tour-bus stanno già rombando fuori dal loro lussuosissimo albergo a sei stelle…), non è una faccenda per così dire facile. Non perché a loro non piaccia parlare o spendere una parola in più del dovuto su questo o quell’argomento. Ma perché – esattamente come su disco o durante i loro coinvolgenti concerti – dialogano spesso uno a ridosso dell’altro creando un’irresistibile sequenza di concetti, gag, pensieri profondi (vedi la toccante dedica al fratello che non c’è più, alias Ol’ Dirty Bastard) e mezze anticipazioni sul futuro. E sul loro fatidico sesto disco che potrebbe materializzarsi a novembre a vent’anni esatti di distanza dal monumentale Enter The Wu-Tang (36 Chambers).

Ecco perché PlayMilano – impegnato a smistare il registratore e a dialogare contemporaneamente con Method Man, Inspectah Deck, Cappadonna e U-God – ha preferito omettere il nome dell’interlocutore di turno preferendo tramutare il tutto in una sorta di “family-affair” che non sarebbe dispiaciuto a Sly & The Family Stone e ai grandi musicisti del funky-soul anni ’70. Ovvero gli unici, grandi maestri (assieme ai primi storici MCs del Bronx newyorchese impegnati in qualche bloc party illegale) del team più amato, rispettato e riverito dell’hip hop di ogni epoca.

wutang2Perché ammettiamolo: senza RZA e soci (per non dire dei Public Enemy o degli ancora più fondamentali Run-D.M.C.) oggi non staremmo qui a disquisire di rap in termini così nobili e storicamente eloquenti. Concedeteci quindi un po’ di sacrosanta emozione mentre varchiamo la soglia metaforica della “36esima camera” e ce li troviamo improvvisamente di fronte. Orgogliosi, serissimi, concentrati. E pronti, come da tradizione, a lasciare il segno.

Allora, come avete trascorso il day-off domenicale dopo il vostro memorabile concerto milanese di sabato sera?

“Siamo andati in centro, a visitare la città e abbiamo incontrato un mucchio di belle persone e ragazze carine. Alcuni di noi sono andati in un centro commerciale qua vicino a fare shopping, mentre altri si sono rilassati in hotel non combinando assolutamente nulla. Ordinaria amministrazione, tutto qui”.

Il 13 luglio 2013 passerà alla Storia come il primo concerto italiano in assoluto del Wu-Tang Clan in formazione completa (nonostante il leader RZA sia rimasto confinato in albergo a causa di una brutta influenza): come mai tutto questo tempo?

“Beh, come sempre si tratta di business, amico. Organizzare una data del Wu-Tang Clan dipende da diversi fattori: dai promoter di turno, dai costi di produzione, dagli impegni già presi dal gruppo, ecc. Non è colpa nostra, te lo assicuro. E comunque in Italia abbiamo già suonato diverse volte, o come solisti o in formazioni ridotte della crew principale”.

wutang_1Cosa significa portare alta la bandiera del WTC a vent’anni esatti dai vostri esordi?

“Partiamo dal presupposto che questa è la nostra bandiera e quindi simboleggia un onore. Si tratta di un qualcosa che dobbiamo fare al 100% per noi e per i nostri fan: è un’eredità che arriva dagli anni ’90 a cui non possiamo assolutamente rinunciare”.

State anche lavorando al vostro nuovo album? Il sesto, per la cronaca. Il seguito di 8 Diagrams…

“Sì, certamente. Sai, c’è voluto del tempo per arrivare a definire questa faccenda del nuovo disco e molte risorse, sia umane che fisiche, sono state messe in campo. Diciamo che poco alla volta sta venendo alla luce. Il prossimo novembre saranno passati vent’anni esatti dall’uscita di Enter the Wu-Tang (36 Chambers) e qualcosa probabilmente succederà…”.

In rete si è già diffuso il titolo: A Better Tomorrow, come il film coreano di gangster diretto nel 1986 da John Woo…

“No, non c’è ancora un titolo definitivo: dobbiamo aspettare che l’anniversario si avvicini e a quel punto prendere una decisione. Per ora sta girando questa nostra nuova canzone, Family Reunion, con il campionamento soul anni ’70 del pezzo omonimo degli O’Jays; è una bella traccia, nata alle 3 del mattino in studio, quando eravamo tutti quanti belli rilassati”.

wutang3Il Wu-Tang Clan, tributi verso John Woo a parte, ha sempre avuto questo favoloso immaginario cinematografico… Come ve lo spiegate?

Amiamo il cinema almeno quanto la musica. I titoli dei nostri dischi più belli sono già dei film, se ci pensi bene. Prendi Iron Flag, ad esempio: ti viene subito in mente una grande crime-story, non un album di canzoni rap! (risate)”.

Il nuovo album (quando finalmente uscirà…) sarà il secondo di fila senza il contributo determinante di Ol’ Dirty Bastard: è dura per voi?

“Sì, sono passati circa nove anni e otto mesi da quando lui non c’è più (Ol’ Dirty Bastard, vero nome Russell Tyrone Jones, morì il 13 novembre del 2004 a causa di una overdose, Ndr). Non è dura, ma il dolore resta in nostra compagnia costantemente, giorno dopo giorno. Abbiamo perso tragicamente un membro della nostra family e questa cosa ce la porteremo dietro per sempre. Ci manca tantissimo, c’è poco da aggiungere. Ci manchi, ODB!”.

Torniamo a trattare di musica: state lavorando anche su dei progetti solisti?

Cappadonna sta lavorando al secondo capitolo di The Pillage, il suo album di debutto che uscì nel 1998: arriverà quest’autunno. Pure U-God ha un disco in uscita intitolato Keynote Speaker con ospiti del calibro di GZA, Method Man, Styles P, Inspectah Deck e Kool Keith. State connessi, ragazzi, c’è sempre roba in ballo col Wu-Tang Clan!”.

wutang5Avete dei dischi fondamentali che vi hanno letteralmente cambiato la vita?

“(Method Man) Io vado pazzo per Nevermind dei Nirvana, un disco rock come pochi altri al mondo! Non c’è solo hip hop nella mia vita”.

“(Cappadonna) Io adoro la gospel-music. E pure il jazz.”

“(Inspectah Deck) Vuoi sapere il mio? This is It di Michael Jackson, l’album postumo uscito dopo la sua morte e la colonna sonora del film omonimo dedicato al concerto che non ha mai tenuto. Una raccolta di canzoni stupefacenti.”

“(U-God) E non dimenticarti Off The Wall, sempre di Jackson: I love that shit!”.

Ok, io avrei finito con le domande. Volete aggiungere ancora qualcosa in conclusione?

“Ci rivediamo qui nel 2023 per il trentesimo anniversario del Wu-Tang Clan! Vogliamo diventare i Rolling Stones dell’hip hop! Anzi, probabilmente lo siamo già… (risate)”.

Si ringrazia Flavio Zocchi di PropaPromoz per l’indispensabile collaborazione. Le foto dal vivo del Wu-Tang Clan sono state scattate da Giovanni Daniotti.

Simone Sacco

wutang4

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.