Kind of Bluey: PlayMilano a ruota libera con “mister Incognito”

Bluey 1Milano, venerdì sera. Fuori Il tempo è umido e un vento così a Rio De Janeiro non sanno nemmeno se esiste. Il piano è quello superiore del Blue Note, sarebbe ora di cena e – fatto di non trascurabile importanza – quest’uomo in mezze maniche, dal viso pieno e dal sorriso contagioso avrebbe anche un concerto da qui a meno di mezz’ora… Eppure Bluey, patriarca degli Incognito dai tempi in cui a Londra si incominciava ad esaltare seriamente il post-punk (quello vero, però), è qui per disquisire allegramente con PlayMilano che non sarà di certo un mass media italiano da un miliardo di clic al giorno, eppure qualche colpo in canna continua ad avercelo quando si parla di buona musica che sappia scaldare l’anima e dare brio al fondoschiena.

Buona musica tipo quella di ‘Leap Of Faith’ che, sofisticato ed elegante quanto si vuole, è uscito zitto zitto lo scorso marzo e ancora oggi gira suadente nei nostri stereo, tipo bass-line dei Massive Attack o falsetto ammiccante modello Marvin Gaye del 1971. Un disco che, badate bene, scardina una certezza granitica che pareva tale fino all’altro ieri: ovvero che il suo autore non fosse in grado di emanciparsi al di fuori dell’accogliente mondo degli Incognito. E invece Bluey ci ha fregato di brutto. Tipo un Lionel Messi che saluta all’improvviso il Barcellona e firma un contratto con il Cannes o il Taormina Football Club. E, baciato dal sole, dribbla mezza squadra avversaria dimenticandosi almeno per un po’ i dogmi del caro, vecchio tiqui-taca. Perché questo è in definitiva ‘Leap Of Faith’ o – giusto per restare alle ultime mosse del chitarrista inglese originario delle Mauritius – una jam gioiosa in onore del trombettista Donald Byrd. Prendetelo come un gol da assoluto fuoriclasse. Una rete dettata dalla fantasia.

Com’è successo che sei passato dal tuo debutto solista a questo sentito tributo a Donald Byrd tutto nel giro di così pochi mesi?

“Dunque, partiamo da un dato di fatto: considero la mia carriera solista come un felice incidente di percorso! (sorride) Io d’altronde nei panni di leader degli Incognito ci sono sempre stato comodissimo, a un disco firmato Bluey non ci pensavo neanche di striscio…”

Poi che cosa è accaduto?

“Mi trovavo in studio con Al Jarreau e lui, a un certo punto, ha posato l’orecchio su alcuni demo che avevo preparato per artisti come Chaka Khan, George Benson, il vostro Mario Biondi, ecc. Di solito quando scrivo per qualcun altro non mi limito a spedirgli una sola canzone, ma almeno due o tre brani in modo tale che possa scegliere quello che sente più suo. Ecco, quelli erano gli ‘scarti’ tornati al mittente e Al mi ha detto con tutto il candore del mondo: ‘Amico, questi pezzi sono fantastici! Ma perché non li canti tu? Niente Incognito, nessuna grande produzione, solo te e la tua voce’. Della serie: come fai a dire di no ad uno con il talento e la visione di mister Jarreau?”

No, effettivamente non si può…

“Così mi sono messo lì e ho cominciato a scrivere delle nuove canzoni per completare l’album. Mi svegliavo di buon umore alla mattina, componevo in solitudine e di solito alla sera portavo a termine una registrazione completa. In 28 giorni appena mi sono ritrovato con l’intero ‘Leap Of Faith’ tra le mani, solo che a quel punto c’era da organizzare un tour e io – dopo trent’anni e passa con gli Incognito – non me la sentivo di presentarmi al mondo nelle vesti di Bluey, il solista…”

Bluey 2

Nel frattempo, il 4 febbraio 2013, viene a mancare l’ottantenne Donald Byrd.

“Una perdita dolorosa per ogni amante del jazz di questa Terra, me compreso. Donald Byrd, a parte Miles Davis, ha suonato la sua tromba davvero con i più grandi tipo Art Blakey, Cannonball Adderley, John Coltrane, Jackie McLean, Sonny Rollins, Eric Dolphy, Herbie Hancock di cui fu scopritore e primo maestro, ecc. Senza di lui un’etichetta come la Blue Note sarebbe stata un’altra cosa… e molto probabilmente anche gli Incognito!”

Avevi avuto modo di conoscerlo in vita?

“No, mai; e mi porterò questo rammarico per sempre. Tributarlo con questa band con cui sto girando adesso, far rivivere la sua musica grazie all’apporto di musicisti straordinari come Jim Mullen (chitarra), Dominic Glover (tromba) ed altri, è la mia unica maniera per dirgli grazie in maniera postuma. Non abbiamo aspettative su questo progetto, è un divertimento tra amici e mi sembra che finora le cose stiano andando alla grande.”

Senza un disco stra-carico di groove come ‘Black Byrd’ (che lo stesso Donald Byrd incise nel 1973 facendone il titolo più venduto del catalogo Blue Note) pensi che ora gli Incognito esisterebbero o… sarebbero ben altro?

“Beh, quell’album di fatto ha inventato il jazz-funk e il nostro primo disco, uscito nel 1981, s’intitolava manco a farlo apposta ‘Jazz Funk’… Vedi tu! (risate) Battute a parte, gli Incognito non sarebbero mai nati se non avessimo scoperto anche la musica di parecchia altra gente tipo Herbie Hancock, Marvin Gaye, Stevie Wonder, Earth, Wind & FireChaka Khan, gli Chic, ecc. Che poi, se ci pensi bene, questa è una lista che potrebbe stilarti pure Jay Kay dei Jamiroquai anche se tra Incognito e gli stessi Jamiroquai passa un mare…  La musica è fatta così: è tutto un mix di influenze del tuo passato filtrate dal tuo stile e dalla tua sensibilità.”

Bluey 3

Cos’hai imparato alla fine dalla lezione solista di ‘Leap Of Faith’?

“Che questo, dopotutto, è un disco che piace alla gente! (ride) I miei estimatori vengono agli spettacoli, lo comprano prima di uscire dal locale, lo ordinano su Internet, ecc. Insomma, fortunatamente non viviamo in un mondo popolato solo da spettatori di X Factor o da fan integralisti dell’acid jazz che non sanno andare oltre la musica degli Incognito… C’è spazio anche per ‘Leap Of Faith’ su questa Terra e la cosa non può che rendermi felice e appagato. Se così non fosse, la pianterei subito con questa storia dell’artista-musicista e mi metterei a fare il DJ nella mia Londra.”

Sai, la prima volta che ho ascoltato ‘Leap Of Faith’, l’ho trovato talmente fresco e straripante di groove che mi sono detto: “E se Bluey, dopo tutto questo tempo, si fosse stufato della sua band principale?”. Brrr, che brivido…

“Impossibile: gli Incognito sono ben altro rispetto a Bluey e, fosse per me, vivrebbero per sempre. Non si può pensionare una band che fa centomila spettatori in Brasile (è successo recentemente…) e che continua a collezionare sold-out in Germania come in Italia, in Olanda così come in Giappone. La nostra è una proposta musicale che si basa sulla celebrazione. La celebrazione della gioia e della vita in generale. Ed io, onestamente, non potrei proprio farne a meno.”

In Italia, oltre che fare sold-out a Milano come in Sicilia, per me funzionate a un livello superiore. Gli italiani saranno pure imbruttiti dal clima politico e dalla crisi dilagante, ma quando c’è da ballare roba come ‘Always There’, ‘Everyday’ o ‘Don’t You Worry ‘Bout A Thing’ non si tirano mai indietro…

“Sì, ‘funzionare’ è il verbo giusto. Non lo so, sarà per via di tutte le vostre bellezze naturali e artistiche, del mare che vi circonda o di quella comunicazione speciale che fonde il nostro modo di intendere la musica con il vostro romanticismo innato… (riflette) Sai, ricordo un weekend speso a Forte Dei Marmi dove composi alcune canzoni degli Incognito semplicemente osservando il paesaggio, bevendo vino e mangiando dell’ottima focaccia! Cose semplici che però a noi piace ‘sofisticare’ in una certa maniera con fiati, ritmiche particolari, cantati soul, percussioni, assoli… Insomma, quella cosa che ai critici piace chiamare acid jazz! Ah ah ah!”

Bluey 4

Contento che il tuo amico Nile Rodgers degli Chic quest’anno sia entrato pure nei cuori (algidi) della hipster-generation collaborando all’album dei Daft Punk?

“Tu non saresti felice se un tuo familiare, metti anche tuo figlio o tuo fratello, diventasse uno scienziato famoso o il miglior batterista della storia del rock? Ecco, io con Nile sono così: lo adoro per la sua grandezza di musicista, ma anche per la sua enorme gentilezza di essere umano. Vorrei che guadagnasse ancora più milioni di dollari e che sfornasse un’altra dozzina di hit mondiali perché qua stiamo parlando di un uomo semplicemente straordinario.”

Mi citi un momento “straordinario” nella carriera degli Incognito?

“Ne abbiamo avuti di momenti monumentali, e di solito sono avvenuti quando noi eravamo poverissimi, svolgevamo altri mestieri tipo sgobbare in fabbrica e – bum! – all’improvviso alcuni nostri singoli underground entravano in classifica in mezzo mondo. Ricordi la storia di ‘Always There’? Oppure alzavo la cornetta del telefono e dall’altra parte c’era Stevie Wonder che chiedeva gentilmente di parlare con me… Sono cose indescrivibili, guarda. Faccio fatica ad elencarle a parole.”

Bluey 5

La folla rumoreggia da basso e Valerie Etienne, la corista che ha cantato anche per i Galliano ma che stasera è qui con voi, sta scaldando prepotentemente la sua voce black… Ci congediamo con una “Bluey’s listener choice”? Vale a dire: mi sveli il titolo di un bel disco che hai comprato ultimamente?

Amo acquistare vinili di seconda mano in un negozio dell’usato che sta in North London. Non ti svelerò perciò un album in particolare, ma solamente il piacere che provo ogni volta ad affondare le mani in quelle vaschette ricolme di plastica nera…”

Bluey (al secolo Jean-Paul Maunick ) è reduce da un doppio sold-out al Blue Note di Milano (a proposito, qui trovate il programma di dicembre) assieme alla sua band impegnata in un caloroso tributo al genio di Donald Byrd. Presumibilmente, nel 2014, sarà ancora in giro a promozionare il suo primo, bellissimo album solista intitolato ‘Leap Of Faith’ oppure starà registrando il sedicesimo disco dei suoi intramontabili Incognito. Sempre, ovviamente, nel nome della buona musica. Così come le immagini di Cecilia Gatto – che accompagnano questa nuova intervista targata PlayMilano – ci paiono scattate nel nome della buona fotografia. Quella rigorosamente in “bianco e nero”. Da vera epoca d’oro del jazz.

Scarica da iTunes 'Leap Of Faith', il debutto solista di Bluey
Scarica da iTunes ‘Leap Of Faith’, il debutto solista di Bluey (clicca sulla cover)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Pin It on Pinterest