Chuck Schuldiner (Death) raccontato in un libro: la morte non esiste più

Chuck

Un ragazzo straripante vera passione che scrive di un suo simile ugualmente passionario che, a differenza della sua arte, purtroppo oggi non è più tra noi. Questa in sintesi estrema (ed ‘estrema’ è proprio la parolina giusta…) la genesi che sta dietro a ‘Death By Metal’ di Rino Gissi, la prima biografia su scala mondiale dedicata alla figura di Chuck Schuldiner (1967-2001) e dei suoi Death. Già, i Death: materia scomoda, rischiosa, forse intoccabile. Appena la sfiori, improvvisamente trema tutto il Tempio del Metallo scosso da parole untuose o da qualche appunto “critico” di troppo. Ma Rino ce l’ha fatta, portando a termine un libro di 191 pagine (nobilitato da ottimi contributi esterni, tipo la postfazione firmata da Joe Laviola dei Gory Blister) dove si analizza la vicenda storica, si sviscerano i dischi fondamentali creati da Evil Chuck (tutti) e fortunatamente non si sconfina mai nel pettegolezzo, neppure quando viene il momento di affrontare il tema della tremenda malattia.

Per lo stesso Rino, noi di PlayMilano abbiamo quindi scelto domande scomode e originali (o, perlomeno, questa è sempre la speranza). Non perché volessimo mancare di rispetto a qualcuno, ma solo perché a mister Schuldiner forse sarebbe piaciuto così. D’altronde non ficchi il jazz o la fusion dentro il metal più ruvido, becero e gutturale che esista per spianarti la strada a un successo di massa. Per quello devi essere bravo, saper scrivere ‘Enter Sandman’, ‘Sweet Child O’ Mine’ o ‘Run To The Hills’ e sentirti in grado di poter cedere a tanti, troppi compromessi quotidiani. Se no – sentiero discretamente più impervio… – ti elevi dalla mediocrità, ti evolvi ogni singolo giorno e in definitiva fai alla maniera di Chuck. Chi lo sa, magari potresti inventare qualcosa di realmente “nuovo”. Ed entrare nella Storia. Quella che dura. Quella riscritta dai pazzi buoni…

Allora Rino, facciamo subito un po’ di promozione: consideri ‘Death By Metal’ come una lettura consigliata solo agli iniziati del metallo oppure includiamo nella lista pure i profani?

“Francamente penso che la vicenda di Chuck Schuldiner sia davvero accessibile a tutti, perché è la storia di un ragazzo comune (oltre che un musicista eccezionale e lungimirante) che ha dovuto sopportare una serie di vicende personali molto complicate, dalla morte del fratello alla malattia fatale che lo ha colpito. Nel mezzo ci stanno i suoi testi, intelligenti e capaci di far riflettere l’ascoltatore a proposito di temi importanti (droga, aborto, falsità, censura e un mucchio di altre cose). Questo libro, in definitiva, offre uno spaccato interessante di un artista fuori dalla norma e di una mente acuta. ‘Una storia da raccontare’, per dirla con Chuck, al di là dei gusti musicali di ognuno.”

Una delle line-up più atomiche dei Death: Schuldiner/LaRoque/DiGiorgio/Hoglan
Una delle line-up più atomiche dei Death: Schuldiner/LaRoque/DiGiorgio/Hoglan

Leggo la tua carta d’identità e scopro che sei venuto al mondo l’anno dopo che i Death incisero il loro brutale debutto ‘Scream Bloody Gore’ (1987). Dunque immagino che tu ti sia avvicinato al metal quando Chuck stava definitivamente cedendo alla condanna del cancro…

“Esatto. Prima ero attirato esclusivamente dal metal classico e dal thrash. I Death li ho scoperti attorno ai vent’anni – quindi nel 2008 o giù di lì – e il loro primo disco che ascoltai fu ‘The Sound Of Perseverance’. Ricordo che mi colpirono i riff e l’impeto dei pezzi, ma all’epoca facevo fatica a reggere per intero un album death metal… Poi, tempo dopo, li ho riscoperti all’improvviso e, sentendo a ritroso tutti i loro CD, mi sono ritrovato rapito da una sorta di magia. In pratica non riuscivo a liberarmi della loro musica!”

Ok, ma questo stacco temporale tra vivere il gruppo in diretta e riscoprirlo in un secondo tempo cosa ha scatenato in te? Hai guardato ai Death come, per esempio, molti tuoi coetanei si sono rivolti al mito dei Nirvana post-suicidio di Kurt Cobain?

“Mmh, non so dirti se il parallelo con Cobain sia giusto, forse soltanto per certi aspetti… Nel senso che Chuck Schuldiner non rappresenta per me solo un grande chitarrista, ma anche una sorta di modello e idolo di vita.  Non penso che sarebbe cambiato granché se avessi avuto l’opportunità di seguire i Death in diretta: li avrei apprezzati nella stessa misura e sposato al 100% la filosofia di Chuck. Non è stata la sua morte, insomma, ad accrescerne il mito, ma le sue ideologie in vita e la sua musica così complessa ed elaborata“.

Fai una recensione di un disco a caso dei Death che un lettore occasionale (ma di vedute ampie) di PlayMilano dovrebbe uscire di casa e acquistare immediatamente…

“Beh, ‘Human’ del 1991 è l’album dei Death per antonomasia: posto esattamente a metà della loro discografia, incarna alla perfezione tanto la violenza devastante degli esordi quanto i tecnicismi sfrenati degli anni 90. In ‘Human’ c’è tutto: velocità, potenza, melodia, trame complesse, assoli mozzafiato, testi acuti e meravigliosi, brani veementi e passaggi più cadenzati, trame atmosferiche, una serie incredibile di riff spietati… Lo reputo il capolavoro assoluto di Chuck Schuldiner, che peraltro in questa prova è pure circondato dalla solita sfilza di musicisti eccezionali (i due Cynic, Paul Masvidal e Sean Reinert, rispettivamente alla chitarra e alla batteria, più Steve DiGiorgio al basso, Ndr). Tutto si incastra alla perfezione, nonostante l’elevato quoziente tecnico: ‘Human’ è un manifesto del techno-death, la dimostrazione che si può suonare death metal elaborato senza perdere un’oncia di violenza.”

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La copertina di ‘Human’, capolavoro datato 1991

Sono totalmente d’accordo. Senti, esiste una band attuale che si avvicina (almeno in parte) a ciò che provi quando ti accosti alla musica dei Death?

“Faccio fatica ad individuarne una. Forse non c’è, se mi limito ai miei gusti personali. Sai, provo un affetto particolare e una sorta di gratitudine verso classicissimi quali Metallica o Iron Maiden, ma ogni gruppo che apprezzo ha un fascino particolare, totalmente ‘suo’, non so se mi spiego… Così vale anche per i Death, ovviamente, che reputo l’apice qualitativo del connubio tra musica e testi: l’apoteosi del tecnicismo e della filosofia esistenzialista applicata a ciò che si sta cantando.”

La storia della musica (anzi, la Storia in generale) non si fa con i sé o con i ma. E per restare in ottica-metal, esattamente come Cliff Burton registrò solo album strepitosi con i Metallica, i Pantera sono scomparsi assieme a Dimebag Darrell e i Savatage incisero ‘Gutter Ballet’ o ‘Streets’ perché avevano ancora Chris Oliva in formazione, non credi in maniera un po’ cinica che i Death sono rimasti “quei Death” esclusivamente perché Chuck non ha mai avuto modo di fallire nei suoi dieci anni (abbondanti) di carriera?

“Sarò di parte, ma rifiuto questa tua ipotesi. Sono convinto che Chuck non avrebbe mai sbagliato un disco per tutta una serie di motivi. Innanzitutto era un musicista molto più tecnico e preparato di tanti altri, cosa che gli avrebbe permesso di restare originale senza ripetersi o stravolgersi; poi, era un ragazzo molto coerente e che in tante dichiarazioni alla stampa ha dimostrato di essere attratto esclusivamente dalla buona musica, non dai soldi…”

Chuck metalhead con una maglietta da urlo...
Chuck metalhead con una maglietta da urlo…

I soldi non fanno schifo a nessuno, però.

“Già, ma lui la chance di scrivere un disco più ‘commerciale’ l’ha avuta, quando era sotto contratto con la Roadrunner; solo che l’ha rifiutata e se n’è pure andato sbattendo la porta! (ride) Mettiamola così: Chuck non avrebbe mai pubblicato un album a parte che questo non fosse veramente valido: piuttosto avrebbe aspettato, avrebbe messo la band in stand-by come gli è capitato dopo ‘Symbolic’ del 1995,  e si sarebbe dedicato ad altro. Vedi l’esperienza dei Control Denied… (fondamentalmente una band di metal classico con un cantante dalla voce pulita, tale Tim Aymar, e con lo stesso Schuldiner ad occuparsi ‘solamente’ delle parti di chitarra, Ndr)”

Ti piacerebbe che la mamma di Chuck – la signora Jane Schuldiner, da sempre custode designata e scrupolosa dell’eredità del figlio – venisse a conoscenza dalla Florida che nella piccola e lontanissima Italia è uscito questo libro scritto col cuore?

“Sarebbe bello, ma vorrei che lei capisse in primis la motivazione che mi ha spinto a scrivere ‘Death By Metal’: soltanto un’ammirazione sfrenata verso l’arte di suo figlio, nessun interesse di marketing. Il libro, come dici tu, è scritto totalmente col cuore: l’avevo redatto di getto, inizialmente senza neanche pensare di proporlo a qualche casa editrice, col solo scopo di fissare su carta il mio amore per i Death…. Alla fine l’ho inviato ai ragazzi di Tsunami e ne è nata questa bella iniziativa; e credo che la loro idea di devolvere una percentuale alla ricerca sul cancro della Fondazione IEO sia molto bella, un altro segno di come dietro a questo volume prosperi una passione sana e genuina.”

Chuck con un suo piccolo amico
Chuck con un suo piccolo amico

Dimmi la verità: hai lavorato al libro anche perché, come lascia intuire il tuo editor Angelo Mora nella sua arguta chiosa, il mondo del metal è diventato “un’altra cosa”, meno ambigua e tenebrosa, tramite il suo approdo-social nel terzo millennio? Insomma, Facebook e Twitter hanno reso meno “pericolosi” i vari Venom, King Diamond, Possessed, Deicide, Morbid Angel, ecc.?

“Mettiamola così: di sicuro trovare le informazioni su di un proprio beniamino in un libro, ben ordinate e raccontate con un certo stile, è molto più appagante che reperirle frammentate su Twitter o Wikipedia… Sono giovane, ok, però preferisco di gran lunga toccare con mano le pagine, la copertina, sentire il profumo della carta, osservarne la grafica e possedere ‘fisicamente’ le storie dei miei eroi piuttosto che leggerle sul web.”

Ci hai preso gusto dopo questo debutto letterario? Vorresti scrivere altri libri in futuro e dedicare la tua vita all’informazione musicale? In tal caso ripensaci subito, non fare pazzie e vedi di farti assumere al più presto in banca…

“Ah ah ah! Beh, idee ne ho molte e spero di pubblicare altra roba in futuro. In realtà ho già iniziato a lavorare su altri tre, quattro ‘progettini’ e vedremo col tempo cosa succederà… E se anche non dovesse diventare un lavoro, pazienza, continuerò a scrivere per passione perché è una delle cose che in assoluto mi dà più soddisfazione.”

Ultima domanda. Io, ai tempi del liceo, quando facevo le prime compilation su cassetta per le ragazzine che mi facevano battere il cuore ci mettevo immancabilmente dentro le ballad di Guns ‘N’ Roses, Cinderella, Aerosmith e Poison. Tu, invece, nelle tue prime playlist per l’altro sesso cosa sceglievi? Le parti più intricate e trita-sassi di ‘Individual Thought Patterns’ e ‘Symbolic’?

“Ah ah ah! Ma guarda che io non ascolto solo death metal! I Guns ‘N’ Roses piacciono pure a me …e anche i primi Bon Jovi!”

Ti sei compromesso, boy!

“Maledizione! (ride) Però a volte – tra un Kreator, Megadeth o Testament – è gradita anche la presenza di qualche pezzaccio sdolcinato, dai…”

Chuck Schuldiner, leader dei Death, è morto a soli 34 anni a seguito di una polmonite in una triste giornata di fine autunno datata 13 dicembre 2001. Di lui ci restano svariati demo, 7 studio-album dei Death (tutti imprescindibili), una manciata di live e un disco dei Control Denied intitolato poeticamente ‘The Fragile Art Of Existence’. Un secondo (incompleto) album degli stessi Control Denied chiamato ‘When Man and Machine Collide’ è atteso da tempo immemore dall’intera comunità-metal globale (forse uscirà nel 2014, chissà). Per descrivere la sua incredibile musica Chuck amava adoperare quattro intense paroline: “Let the metal flow”

‘Death By Metal – La Storia di Chuck Schuldiner e dei Death’ di Rino Gissi è disponibile da subito nelle migliori librerie e sul sito ufficiale di Tsunami Edizioni cliccando semplicemente qui. Ricordate che per ogni copia acquistata dal sito la stessa Tsunami donerà il 15% delle vendite alla Fondazione IEO – Istituto di Europeo di Oncologia per la ricerca sul cancro (il 5%, nel caso, il volume fosse comprato in libreria). Appurata questa nobile mossa, un ultimo consiglio: Natale è tra meno di un mese e perciò regalate ‘Death By Metal’ ai vostri adorati bambini o a voi stessi. Perché, per citare l’immortale Chuck, questa lettura… it’s killer man!

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Un pensiero riguardo “Chuck Schuldiner (Death) raccontato in un libro: la morte non esiste più

  • 18 marzo 2016 in 00:37
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    Bravo complimenti all’autore del libro forse lo comprerò

    Risposta

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