Buon Natale zuccheroso? PlayMilano ve lo augura parlandovi di musica AOR

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Lou Gramm (Foreigner) in un fotogramma del video di ‘I Want To Know What Love Is’: era il mitico e lussurioso 1984, baby…

È in circolazione da qualche settimana un utilissimo volumetto intitolato ‘I 100 Migliori Dischi AOR’, ennesima impresa letteraria targata Tsunami Edizioni che già in passato stampò titoli simili (dedicati al thrash, alla New Wave Of British Heavy Metal, al glam di Los Angeles, ecc.) in un Paese che notoriamente legge poco e male. E raramente decide di andare a fondo nelle cose, anche quando si tratta di artisti internazionali per i quali paga profumatamente i biglietti dei concerti.

Con l’AOR (termine ambiguo e generico che sta per ‘Album-Oriented Rock’ anche se spesso la ‘A’ viene spacciata per l’iniziale di ‘Adult’…), però, si raggiunge il parossismo. Nel senso che si tratta di roba per veri intenditori. Tanto da parlare di un modello musicale fortemente legato al passaggio tra l’ancora troppo ruvido hard rock degli anni ’70 e il decisamente più edulcorato rock da classifica anni ’80 che, grazie alle innovazioni tecnologiche dell’epoca (leggi: le costosissime tastiere d’importazione giapponese), riuscì senza mezzi termini a invadere l’etere globale. Per dirla in parole povere: se nel 1985 di Reagan & Gorbaciov te la dovevi vedere con gente pesantemente “alla moda” tipo Madonna, i Duran Duran o Robert Palmer, hai voglia a continuare a grattugiare i tuoi strumenti come facevano gli Aerosmith di ‘Toys In The Attic’ solamente qualche anno prima. Dovevi metterti al passo coi tempi, ragazzo mio. Inventarti “qualcosa”.

La domanda cruciale era: vuoi davvero essere un artista “album-oriented rock”? Bene, allora hai bisogno di canzoni brevi, con il ritornello al posto giusto, l’arrangiamento ruffiano, le chitarre sapientemente bilanciate (basta con quegli assoli chilometrici!), i synth zuccherosi, la batteria imparentata con dei ritmi regolari; e il tuo frontman (lascia perdere se dietro le quinte è un cocainomane perso…) deve saper cantare intonato e contemporaneamente sorridere alle ragazzine, avere il capello cotonato, il giubbotto giusto, il pantalone pacchiano, l’occhiale alla Gianfranco Funari, ecc. Insomma, questo era – in termini generici, ma fino a un certo punto – l’AOR che si ascoltava in quegli anni di Guerra Fredda. Non esattamente quello che predicavano i Black Flag in giro.

Però – va detto – tra quel 1980 (esplosione nelle charts di ‘Hi Infidelity’ dei REO Speedwagon) e 1991 (arrivo di un certo ‘Nevermind’ dei Nirvana e fine della storia) a livello di scrivere grandi canzoni e mettere assieme le note c’è stato sicuramente del buono e morire che qui si vada a portare al mercatino delle cianfrusaglie gli album dei vari Boston, JourneyForeigner, Survivor, Toto e via dicendo. La verità è questa: il corporate-rock non faceva tutto schifo. Come effettivamente il bel volume firmato da Cristiano Canali e Gennaro “Gen” Dileo ci tiene a rimarcare, colpendo nel segno sia in termini di nostalgia che di efficace e genuino revisionismo. PlayMilano ne ha parlato diffusamente con i due autori in persona…

Concordate con me che, nonostante Internet abbia riscoperto/rivalutato qualsiasi genere musicale del passato, scrivere una guida sui migliori dischi AOR rappresenti a fine 2013 una sorta di lucida follia?

(Cristiano Canali) Concordiamo sicuramente sulla follia – peraltro avallata e condivisa da Tsunami Edizioni, che si è fatta avanti con l’idea del libro! – però allo stesso tempo abbiamo sempre più conferme di quanto l’AOR sia rimpianto e ricercato da tantissime persone che, pur ignorandone il significato etimologico, si esaltano ancora ascoltando il buon vecchio ‘rock cinematografico’ degli anni Ottanta. Insomma, se tanti sapessero identificare le sonorità che amano e con le quali sono cresciuti, probabilmente ai semafori si sentirebbero molti più brani ‘Adult’ tra un’auto e l’altra…”

Ho sempre avuto un terribile sospetto. Ovvero che la colta Europa non abbia mai saputo comprendere band tipo Journey, REO Speedwagon o Night Ranger per il semplice fatto che il loro non è mai stato un rock “artistico” alla Velvet Underground, Television o Talking Heads, ma semplice musica per intrattenere i ragazzi e le ragazze il sabato sera…

(Gennaro Dileo) Beh, credo sia naturale che ogni continente abbia delle caratteristiche sociali e culturali uniche e ben definite, ma non sono assolutamente d’accordo quando l’AOR viene superficialmente descritto come ‘musica di plastica’ o da sabato sera… Dietro le quinte di quei dischi oggi impopolari c’era un enorme lavoro in fase di scrittura e di produzione, dunque ci auguriamo che il nostro libro riesca a far rivalutare gruppi ingiustamente sbeffeggiati a prescindere.

I REO Speedwagon di Kevin Cronin (al centro) ai tempi belli
I REO Speedwagon di Kevin Cronin (al centro) ai tempi belli

Apprezzate pure i gruppi grunge oppure non perdonerete mai ai musicisti di Seattle d’aver fatto fuori (commercialmente e ideologicamente) i campioni AOR degli anni ‘80?

(Gennaro) Ammiro molto il primo EP dei Mudhoney (l’abrasivo ‘Superfuzz Bigmuff’, Ndr), i Pearl Jam e gli Alice In Chains. Francamente sono contento che quelle band abbiano dato una svolta netta alla musica mainstream al principio degli anni Novanta. Quasi tutti i big dell’AOR avevano sparato le loro migliori cartucce durante gli eighties e, complici alcuni enormi cambiamenti avvenuti tra l’89 e il ’91 (il crollo del muro di Berlino, la fine dell’era politica di Ronald Reagan, la guerra in Kuwait, l’aumento vertiginoso della disoccupazione, ecc.), le nuove leve hanno sentito il bisogno di proporre qualcosa di decisamente più aggressivo e immediato. Sai, sarebbe stata una triste auto-parodia parlare di Ferrari e belle donne in un contesto del genere…”

(Cristiano) Gen ha ragione e quindi lunga vita ai Nirvana! (ride) D’altronde, dopo anni di ‘reaganismo’ sfrenato, la polvere ha iniziato a spuntare fuori da sotto il tappeto e di conseguenza i lustrini, le tastiere e l’enorme distanza tra chi stava sul palco e chi sotto hanno dovuto lasciare spazio a stili e sonorità ben più idonei ad esprimere il disagio di un’intera generazione oltreché le contraddizioni dell’intero Occidente, Stati Uniti in testa.”

Cos’è in definitiva l’AOR secondo i vostri canoni?  Gli Aerosmith di ‘Pump’, ad esempio, possono essere definiti tali per via del loro rock ultra-commerciale da stadio? E il Meat Loaf dei vari ‘Bat Out Of Hell’? E giusto per finire, ‘November Rain’ dei Guns N’ Roses, con tutti quei violini sintetizzati e il ritmo basilare in quattro/quarti, è una ballad AOR?

(Gennaro) Mmh, direi proprio di no. Gli Aerosmith – come ben sai – arrivano dal blues e dal soul, i Guns N’ Roses dal punk-rock della scena losangelina, Meat Loaf attinge molto da Springsteen e via dicendo. È evidente che i gruppi da te citati – ma penso anche ai Van Halen di ‘5150’, i Rush di ‘Power Windows’ e i Black Sabbath di ‘Seventh Star’ – verso la fine degli anni Ottanta abbiano inglobato certe precise caratteristiche dell’Adult Oriented Rock. Noi però non avremmo mai potuto inserirli nel nostro libro, in quanto avremmo creato solo tanta confusione tra i lettori e alimentato polemiche più che giustificate da parte degli, passami il termine, ‘etichettomani’ più integralisti.”

Styx
Gli Styx di fine anni ’70. Anche i trendyssimi Daft Punk hanno qualche debito di riconoscenza nei loro confronti…

Sbaglio o l’esclusione degli Styx da questi 100 migliori album è stato un colpo basso per gli amanti del genere? Voglio dire, se non erano AOR gli Styx di ‘Paradise Theater’!

(Cristiano) Hai totalmente ragione, gli Styx di ‘Paradise Theater’ erano spettacolari (che dire, poi, di quelli di ‘The Grand Illusion’?), ma nella logica di selezione del nostro volume ci sembravano troppo ‘borderline’ rispetto a tanti altri lavori di AOR ‘puro, fatto e finito’. Avendo più spazio e un format differente, li avremmo sicuramente inclusi, anche perché gli Styx di Chicago restano tuttora un gruppo di prima qualità e di enorme importanza. Una band che ha fatto da ponte tra il rock melodico di due decadi fenomenali (i ’70 e gli ’80), ma profondamente diverse.”

Facciamo il gioco della torre: Journey o Foreigner?

(Cristiano) Questo è davvero un colpo basso, ma non mi sottraggo al tuo sadico giochino e ti rispondo di getto: Journey! Per l’importanza storica e la qualità insuperabile di parecchi lavori, che racchiudono l’essenza stessa dell’AOR.”

Journey
I Journey, nonostante non abbiano più Steve Perry dietro il microfono, non hanno mai smesso di crederci.

Toto o Survivor?

(Cristiano) Toto, per il talento smisurato di ognuno dei suoi membri e la qualità del songwriting, anche se amo i Survivor alla follia… (sospira)”

Survivor
I Survivor + Rocky Balboa, ‘lo stallone italiano di Philadelphia’: binomio imbattibile!

‘Hysteria’ dei Def Leppard o ‘Reckless’ di Bryan Adams? E qui si parla di milioni e milioni di copie vendute, non di tristissime visualizzazioni su YouTube…

(Cristiano) ‘Hysteria’, per il fascino irripetibile di un disco che incarna tutti gli elementi musicali ed extra-musicali del rock melodico degli anni ’80, senza contare le circostanze assurde nelle quali è stato concepito, riportate in parte anche nel nostro libro. Ogni volta che lo ascolto e penso a tutto il lavoro, la visione e il sudore che ci sono dietro, mi vengono i brividi!”

Def Leppard
‘Hysteria’ dei Def Leppard: praticamente un disco composto da sole hit radiofoniche…

Secondo voi esiste una via italiana all’AOR? Avete mai scoperto una band o un artista nazionale i cui suoni e melodie possono essere riconducibili a questo genere?

(Cristiano) Un nome che non ti aspetteresti: Edoardo Bennato! Molti lo conoscono prevalentemente per le sue hit acustiche tipo ‘Il Gatto e la Volpe’, ma invito qualsiasi appassionato di AOR a recuperare l’album ‘OK Italia’ del 1987, figlio di quel ‘Kaiwanna’ datato 1985: brani come ‘OK Italia’, ‘Allora chi!’ e ‘La televisione che felicità’ sono puro Hi-Tech AOR in lingua italiana! Senza contare la collaborazione con Gianna Nannini per ‘Un’estate italiana’, inno dei Mondiali di Italia 90 che porta la firma del mitico Giorgio Moroder… Sentire per credere!”

Bennato folgorato da Lou Gramm e Steve Perry?!

(Cristiano) Ovviamente non mi illudo che ai tempi il buon Edoardo si sia convertito consapevolmente al genere, ma cavalcando a sprazzi le tendenze e i suoni del periodo, ha saputo scrivere brani davvero interessanti e affascinanti per tutti gli appassionati di questa musica.”

Edoardo Bennato
Edoardo Bennato, nel 1987, sbeffeggiava il Pentapartito a colpi di ‘Ok Italia’ e AOR…

Ultima domanda: la canzone AOR più bella di tutte le epoche? Io sono indeciso tra ‘Drive’ dei Cars, ‘Total Eclipse Of The Heart’ di Bonnie Tyler e ‘Waiting For A Girl Like You’ dei Foreigner…

(Gennaro) Non credo esista solo una canzone AOR in grado di fare la differenza. Tra le migliori sceglierei ‘Positive Touch’ dei Journey, ‘Promises’ dei White Sister, ‘Alone’ degli i-Ten e ‘Burning Heart’ dei Survivor. Ma è semplicemente una questione di mood temporaneo, mi spiego?”

(Cristiano) Posso facilmente dirti l’opener più bella per il sottoscritto: ‘Separate Ways (Worlds Apart)’ dei Journey. Poi scelgo anch’io ‘Alone’ degli i-Ten, davvero divina, e… ‘Total Eclipse Of The Heart’ rientra perfettamente nella definizione di ballad AOR! È un brano spettacolare che ha portato il genere alle masse senza che le stesse masse se ne rendessero conto, alla faccia di ogni misteriosa etichetta!”

‘I 100 Migliori Dischi AOR’ (216 pagine, Tsunami Edizioni) di Cristiano Canali e Gennaro Dileo è attualmente disponibile nelle migliori librerie oppure direttamente a questo link. Tutte le foto di gruppi e dischi che adornano quest’articolo – per puro scopo informativo – sono state trovate su Google Images. Ah, e se vi interessasse ascoltare ‘Total Eclipse Of The Heart’ di Bonnie Tyler per precipitare con i ricordi nel 1982, cliccate pure qui

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