Jeff Lorber Fusion, che colpaccio! (l’intervista esclusiva di Playmilano)

JLF_2010_04Ancora poco conosciuto dalle nostre parti (nonostante un’avventura artistica cominciata nel bel mezzo degli anni ’70), il pianista-compositore Jeff Lorber originario di Philadelphia è tornato da un po’ di tempo a incendiare i jazz club di mezzo mondo con il quartetto (tastiere-sax-basso-batteria) della sua benemerita Jeff Lorber Fusion che già tante soddisfazioni gli diede ai tempi degli apprezzati ‘Water Sign’ (1979), ‘Wizard Island’ (1980) e ‘Galaxyan’ (1981) quando, assieme a lui, soffiava eleganza nel sassofono tale Kenny Gorelick che poi il mondo avrebbe cominciato a conoscere come il re della smoothness, Kenny G.

Un tipo pacato e umile, Lorber, che potrebbe esibire al giornalista di turno il suo sterminato curriculum arricchito da collaborazioni prestigiose, premi vinti (non ultimo un prestigioso Grammy con il recente album ‘Hacienda’) e denaro guadagnato lavorando in diversi settori del music business (produttore, arrangiatore, curatore di remix) e invece con PlayMilano si è lasciato trasportare all’interno di una conversazione brillante, approfondita e non priva di alcuni slanci ironici.

L’incontro è avvenuto nella saletta superiore del Blue Note di Milano una mezz’ora prima che la stessa Jeff Lorber Fusion si lanciasse in due eccitanti set che hanno fatto scatenare il pubblico sull’onda di una musica non facile, ma condita da svariati ganci melodici (merito del funky-piano di Jeff e del prodigioso sassofonista Eric Marienthal, ex Chick Corea Elektric Band) semplicemente fragorosi e irresistibili. E questo è quanto.  

Cosa ti è scattato in testa quando, nel 2010, hai deciso di riformare la Jeff Lorber Fusion? A quel punto erano già passati 29 anni dal vostro ultimo album e la tua carriera sembrava averti portato altrove. Verso una forma di contemporary jazz più orecchiabile…

“Posso essere onesto con te? Ho seguito il consiglio del mio astuto manager… Sai, fin dalla metà dello scorso decennio, le richieste dei promoter europei sono aumentate considerevolmente nei confronti della mia musica. In molti volevano che mi esibissi sempre più spesso nel vecchio continente; e qualcuno ogni tanto buttava lì l’idea di propormi in veste di ‘Jeff Lorber Fusion’ accantonando la mia vicenda solista”.

E tu non ti sei mai sentito sminuito?

“Mai. D’altronde con Eric (Marienthal, ndr) suonavo già da tempo e chiamare Jimmy (Haslip, bassista storico degli Yellowjackets, ndr) sarebbe stata la mossa giusta visto che ci conosciamo da tantissimi anni. Così abbiamo provato a incidere un disco – quello che sarebbe diventato ‘Now Is The Time’ – e da allora, con molta naturalezza, non ci siamo più fermati. Tant’è che lo stesso ‘Hacienda’ è nato senza alcuna pressione, in un clima di grande positività e relax”.

Che effetto ti fa essere tornato a suonare musica (prettamente) fusion?

“Mi fa stare bene. La fusion, ovviamente, non se n’è mai andata dal grande circuito del jazz, era solo stata messa da parte dalla critica snob… (sospira) Nel frattempo, però, il mondo si era saturato di musica gratuita per via dell’immediatezza di internet e questo ha creato una specie di crisi di rigetto verso le cosiddette ‘nuove sonorità’. Tant’è che qualcuno è tornato a investigare nel passato riscoprendo la fusion come… fenomeno cool! (ride)”

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Jeff Lorber (il primo a sin.), Jimmy Haslip e Eric Marienthal: la fusion è servita!

Ora che hai compiuto 61 anni mi sembra tu prediliga composizioni più articolate (come avviene in ‘Hacienda’) rispetto a quelle che si potevano trovare in altri tuoi lavori recenti quali ‘He Had a Hat’ e ‘Heard That’: come te lo spieghi?

“Diciamo che, fin da giovane, io ho sempre ascoltato un pò di tutto: Beatles, Led Zeppelin, rock, soul, rhytm’n’ blues, funk, philly sound, ecc. Solo che la musica a cui tornavo continuamente era il jazz dei fifties o la fusion anni ’70 di grandi gruppi tipo Weather Report o Return To Forever. Mi piacevano le sonorità elettriche e sostenute, ma avevo anche bisogno di lunghe tracce strumentali dove potessi concentrarmi sul ‘suono’ senza prestare attenzione alla voce di turno. Ecco, la mia scuola è stata questa e non mi sorprende al giorno d’oggi fare ritorno alle sane tradizioni di una volta”.

Ma è vera la storia che fino al 1977 la musica degli stessi Weather Report o Return To Forever era indicata comunemente come “jazz elettrico” mentre, dopo l’uscita di ‘Jeff Lorber Fusion’, qualcuno si è accorto che tu avevi trovato la parolina magica?

“Mi stai chiedendo se ho inventato io la fusion?”

In pratica sì.

“No, da solo non ne sarei mai stato capace… La denominazione ‘Jeff Lorber Fusion’ nasceva da un’esigenza molto più banale e pragmatica: a quei tempi vivevo e mi esibivo spesso nei club di Portland, in Oregon, e scrivendo quel nome sui manifesti cercavo di evitare a tutti i costi un pubblico generico che mi avrebbe richiesto del country-rock o del blues! (scoppia a ridere) Poi, effettivamente, quel termine ha funzionato alla grande ma – se non ci fossero stati il Miles Davis di ‘Bitches Brew’, Joe Zawinul, Chick Corea o gruppi come i Crusaders – dubito che staremmo ora parlando di una musica così visionaria e libera…”

E quindi il dopo…?

“Dopo sono arrivati altri: Pat Metheny, Spyro Gyra, Yellowjackets, noi, ecc. Questa gente ha provveduto a codificare e diffondere meglio il genere. Il primo album degli Yellowjackets, da questo punto di vista, resta un vero classico e così anche il mio ‘Water Sign’ e tanti altri”.

Altra leggenda metropolitana: si dice che il titolo del tuo ultimo disco ‘Hacienda’ ti sia stato suggerito dall’omonimo club di Manchester (ormai chiuso da anni) e dai suoi vecchi proprietari, i New Order…

“Confermo tutto! Sai, nei primi anni ’90, ho lavorato con un mio team di produzione a un remix di ‘Regret’ dei New Order e, quando si è trattato di trovare un titolo a questo nuovo CD, mi è tornata in mente tutta l’energia che si respirava in quella discoteca inglese, l’Hacienda.”

Però non ci sei mai stato di persona…

“No, ma ho visto con attenzione il film ’24 Hour Party People’ dedicato alla nightlife di Manchester e a quello che succedeva in città attorno alla fine degli anni ’80… Insomma, avvertivo nei brani di ‘Hacienda’ quella dannata vibrazione funky che seppero donarmi i New Order durante un loro live che vidi a Los Angeles più di vent’anni fa. Sembravano una garage band che ci dava dentro con grandi dosi di elettronica: un mix superbo, il loro.”

Jeff Lorber Fusion. Nei live si avvalgono anche del batterista Sonny Emory
Jeff Lorber Fusion. Nei live si avvalgono anche del batterista Sonny Emory

Adesso cosa combinerai? Parlo degli impegni già in agenda per questo 2014…

“Probabilmente terremo ancora tanti concerti come Jeff Lorber Fusion. Abbiamo un  fitto tour statunitense programmato per i prossimi mesi e dovremmo participare anche ad un grosso festival in Asia. Poi vorrei lavorare a un nuovo album in compagnia di altri artisti: si era parlato di incidere qualcosa assieme a Chuck Loeb (chitarra) e Everette Harp (sax). Speriamo si concretizzi presto!”

La prima fase della Jeff Lorber Fusion (1977-1981) si era stoppata a quota 5 dischi. Quest’altra ne ha già realizzati 3 in appena 4 anni: pensi di battere quel tuo vecchio “record”?

“Chi lo sa? Un passo per volta, amico, un passo per volta… (sorride) Non mi è mai piaciuto fare album per mestiere e vorrei che ci fosse sempre il divertimento alla base di tutto. Vincere un Grammy con ‘Hacienda’ è stata una grossa soddisfazione, un vero colpaccio. Adesso puntiamo a una gioia ancora maggiore: non ripeterci con un disco-fotocopia!”

Simone Sacco

Jeff Lorber Fusion ha appena festeggiato la vittoria del Grammy Awards nella categoria ‘Best Pop Instrumental Album’ con il suo ottavo lavoro ‘Hacienda’ tenendo due elettrizzanti concerti la scorsa settimana al Blue Note di Milano. Tra i prossimi appuntamenti spiccatamente fusion del locale milanese vi ricordiamo un maggio davvero di fuoco con la calata degli Spyro Gyra (2 e 3 maggio), l’arrivo della Victor Wooten Band (7 e 8 maggio) e il ritorno del chitarrista Mike Stern in compagnia di Tom Kennedy e Steve Smith (dal 14 al 16 maggio). Per il programma completo del mese di aprile, invece, vi invitiamo a cliccare qui.

Clicca sul disco se vuoi acquistare una copia di ‘Hacienda’ di Jeff Lorber Fusion

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