“Nymphomaniac Part 1”: il film caso di Lars Von Trier nelle sale dal 3 aprile

nympho pezzoDi “Nymphomaniac” e della sua storia – che per motivi di opportunità commerciale viene distribuita nelle sale in due puntate, la prima dal 3 aprile – non ci sarebbe in realtà molto da dire. Lars Von Trier porta sullo schermo, con la sua firma al solito particolarissima, una vicenda di frustrazione e ricerca di senso, di sterilità e di spicciola filosofia esistenziale. Qualcuno, che sembra conoscere a fondo le ragioni del Von Trier uomo e artista, etichetta questa sua ultima opera come il capitolo finale di una trilogia sulla depressione che lo ha colpito anni addietro. Sarà. A noi il film dà l’impressione di essere un mero pretesto per produrre quel tipo di cinema  – senza dubbio di un suo intrinseco valore “estetico” – che lo ha reso artista celebre e unico nel panorama internazionale. Archiviate le “necessità” del Dogma, il cineasta danese ci porta in una situazione profondamente “letteraria”, una sorta di “Decameron” o – come è già stato detto altrove – di “Mille e una notte”, dove una cornice elementare (una donna ferita e abbandonata esanime in strada, ricoverata nella propria abitazione da un uomo più anziano, pronto ad ascoltare la sua angosciosa storia) serve a compiere una carrellata di salti nel passato, addomesticati in aneddotica visiva e verbale.

La storia è quella di Joe (Charlotte Gainsbourg, ormai attrice-feticcio di Von Trier), una donna giunta alla maturità fisica senza aver risolto la propria maturità interiore. O meglio, nichilisticamente giunta alla conclusione che non c’è soluzione interiore al senso della vita. Affetta da ninfomania sin da piccola, la vita di Joe è scandita da rapporti occasionali alla ricerca di un piacere che mai si realizza compiutamente. Il sesso si fa rito meccanico, gioco giovanile con le amiche, stanca sfida a sé stessa, con una sola – ma anche in questo caso più “intellettuale” che “passionale” – eccezione nella figura di Jerôme (Shia LaBeouf), un ragazzo incontrato negli anni giovanili, artefice della sua prima esperienza sessuale (Joe da ragazza è interpretata dalla franco-britannica Stacy Martin).

Sin da questo primo capitolo, è chiaro che Lars Von Trier  (come peraltro accade in film precedenti come “Dogville” e “Melancholia”) non è interessato alla costruzione di personaggi reali in carne ed ossa, ma all’uso allegorico di ruoli che gli servono per enunciare, da perfetto demiurgo, concetti e tesi. A tratti, però, queste tesi appaiono a tal punto banali da far sorgere il sospetto che al regista danese importi solo mettere in scena suggestioni, come avviene nella surreale scena che vede protagonista – per soli otto minuti! – Uma Thurman nel ruolo di una moglie il cui marito è finito tra le braccia della giovane protagonista, e sta per essere abbandonata. Mettiamo in chiaro che, nella versione tagliata della Parte 1 in arrivo nelle sale italiane (118 minuti rispetto alle 4 ore uscite in Nord Europa), le scene di sesso  sono poche e non esattamente pornografiche. Esse possiedono una intrinseca volgarità che può infastidire un certo pubblico, ma certo non sono “anatomicamente” pornografiche in quanto non c’è esibizione in primo piano dei sessi. Il rischio è, dunque, paradossale: “Nymphomaniac Part 1” potrebbe deludere grosse fette di pubblico, vale a dire chi si accomoda in sala per assistere a una storia, chi cerca morbosamente rappresentazioni voyeuristiche, e infine chi pensa di trovare, ai titoli di coda, una qualsivoglia sintesi morale.

Ferruccio Gattuso

Nymphomaniac Part 1
Regia: Lars Von Trier
Cast: Charlotte Gainsbourg, Stacy Martin, Stellan Skarsgaard
Distribuzione:  Good Films
Uscita nelle sale:  3 aprile
Voto: 5/10

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