“Il Pretore”: dal romanzo di Piero Chiara un libero (e scadente) adattamento

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Il 2013 è stato il centenario della nascita di Piero Chiara. Il 1973 fu l’anno della prima pubblicazione de “Il pretore di Cuvio” (per i tipi di Mondadori, che opportunamente per il quarantesimo ha provveduto alla ristampa negli Oscar), il più solido successo editoriale del grande scrittore varesino. Le cifre prima ancora dei contenuti, dunque, sembrerebbero dare ragione alla realizzazione di questo film di Giulio Base che – col titolo “Il Pretore” – sarà nelle sale dal 3 aprile. Il problema è che l’adattamento del romanzo, decisamente molto libero, e la qualità di questa operazione, lasciano perplessi sull’opportunità di portarla alla luce. La sublime ironia, il sapore grottesco e satireggiante della pagina letteraria vengono infatti stravolti da questa trasposizione cinematografica che non ci sembra per nulla all’altezza. Non si pretendeva un cinema d’autore per un originale letterario d’autore, ma nemmeno la messa in scena da fiction televisiva, il macchiettismo eccessivo del protagonista (il pur bravo Francesco Pannofino, qui confinato a una mera galleria di espressioni d’avanspettacolo, occhi roteanti, arrapamenti da Strapaese  più attinenti alla commedia godereccia italiana fine anni ’70 primi anni ’80 che alle evocazioni boccaccesche intese dal Chiara) e la pochezza recitativa dei maggiori e minori comprimari del film. Insomma, una completa delusione.

La storia è quella di Augusto Vanghetta (Pannofino), pretore di una piccola provincia sul lago Maggiore, sposato con la più giovane Evelina (Sarah Maestri, concittadina di Piero Chiara e promotrice originale del progetto cinematografico), donna silenziosa con la quale da sette anni non esiste il benché minimo approccio fisico. Mentre Evelina si inaridisce giorno dopo giorno, additata dalle ironie della piccola umanità  locale a causa di una sua supposta sterilità, l’influente marito insegue qualsiasi sottana gli passi appresso. Mediocre nella propria professione, che usa solo per intessere relazioni di potere, Vanghetta è affetto da una forma di incessante avidità nei confronti delle donne: lascivo e senza sensi di colpa, il funzionario colleziona amanti e scappatelle usa e getta, chiede sesso in cambio di favori giudiziari e insegue un successo teatrale scrivendo una commedia di nessun valore intitolata “L’amore è un’equazione”. Per avere più tempo libero al fine di dedicarsi a donne e teatro, il Pretore assume un giovane sottoposto, Mario Landriani ( Mattia Zaccaro Garau), e dopo un po’ di tempo lo invita addirittura a vivere in casa sua per affidargli le fastidiose incombenze relative alla moglie. Ma da incombenza a incombenza, tra i due giovani nasce qualcosa che il Pretore non aveva previsto…

A uscire a pezzi, attraverso la figura del vorace e corrotto Pretore, è naturalmente l’Italietta tronfia e col petto in fuori, ma segretamente colta in mutande e panza canottierata, del ventennio fascista. Quella che cianciava di Impero e di romanità e di fulgidi destini, ma che alla fine si crogiolava nei boccacceschi, antichi vizi di sempre. Per dare forma satireggiante (e da satiro…) al funzionario meschino, Pannofino si colloca in un punto imprecisato di un segmento in cui gli estremi sono i Renzo Montagnani e Lino Banfi che furono: l’attore e doppiatore dalla voce inconfondibile dà forma a un Augusto Vanghetta che non ha l’articolata lascivia del personaggio letterario e, di contro, sbandiera una vulcanicità che è tutta e solo di questo sindacabilissimo adattamento. Un adattamento che si inventa “variazioni sul tema” gratuite, sui particolari della trama e sulle caratteristiche dei personaggi. Il grottesco poi si trasforma in farsa, e da qui in qualche faciloneria di troppo  in alcuni particolari del film: il crollo del tetto del teatro in cui va in scena l’opera di Vanghetta solo evocato ma non realizzato (nemmeno una scena in cui qualche calcinaccio piove dall’alto?!) e alcuni colpi di fucile da caccia che si sentono ma non si vedono (semplicemente “mimati”). Tecnicamente, in questi due casi si sarebbe più nel territorio delle gag girate in esterni per i varietà tv della coppia Mondaini/Vianello, più o meno trent’anni fa, che nel cinema.

Ferruccio Gattuso

Il Pretore
Regia: Giulio Base
Cast: Francesco Pannofino, Sarah Maestri, Mattia Zaccaro Garau
Distribuzione:  Mediaplex
Uscita nelle sale:  3  aprile
Voto: 5/10

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