“Alla ricerca di Vivian Maier”: il genio della fotografia che si travestiva da… tata

vivian-maier-selfportraitEra una grande artista, una fotografa capace di catturare immagini preziose insieme all’anima di chi ne era protagonista. Scatti metropolitani su volti che raccontavano un’America variopinta, volti e situazioni rubate alla quotidianità, ma anche a mondi esotici che, una sola volta nella vita, aveva raggiunto. Vivian Maier, oggi considerata uno dei fotografi più importanti del XX secolo,  per molti anni è rimasta – per parafrasare una celebre frase di Winston Churchill sulla Russia – “un mistero avvolto in un enigma”. L’artista scoperta per caso, come racconta il bellissimo documentario “Alla ricerca di Vivian Maier” di John Maloof e Charlie Siskel  in uscita ad aprile distribuito da Feltrinelli Real Cinema, nascondeva il proprio talento dietro l’attività di tata. Di bambinaia.

Tutto questo emerge da una serie di filmati e interviste inedite a coloro che “intercettarono” e intersecarono la vita della Maier (che in qualche occasione cambiava il proprio cognome in Meyer o Maiers, ad esempio), a cominciare dai membri delle famiglie che la ospitarono come baby-sitter. La scoperta di questa artista la si deve a John Maloof, giovane scrittore che, sul punto di scrivere un libro dedicato al proprio quartiere a Chicago, andò in cerca di fotografie della città. Tentando la fortuna ed essendo esperto di mercatini delle pulci, un giorno Maloof si imbattè – proprio durante un’asta in uno di questi mercatini – in una scatola di negativi misteriosi. Da quella scatola è stata rivelata al mondo una collezione di “street photography” urbana che non ha forse eguali al mondo. Scatti di grandiosa bellezza, con una firma autoriale unica. A quel punto, potendo contare solo su un nome, la ricerca di Maloof prese il via, per arrivare (non sveliamo come, tutelando i possibili spettatori del documentario) a una donna dotata certamente di talento unico, ma come molti artisti caratterizzata anche da un “lato oscuro”. Molti i misteri nel passato di Vivian Maier, emergenti dalle numerose testimonianze di genitori e figli venuti a contatto con l’originale tata. Alla fine di questo viaggio affascinante (trasformato in un documentario abilmente girato), alcune domande restano inevase, e la principale resta sicuramente la seguente: Vivian Maier voleva che il suo lavoro fosse conosciuto al mondo?

“Alla ricerca di Vivian Maier” si rivela un’opera in grado di attrarre diversi tipi di pubblico: amanti della fotografia, amanti delle inchieste e delle investigazioni, e infine semplicemente amanti delle storie che meritano di essere raccontate. Non del tutto spiegabili, forse, queste storie, ma certo indicative di come ogni singolo essere umano, solo apparentemente reso anonimo dalla propria sete di privacy, sia un miracolo in sé. Ultima qualità di questo documentario è, senza dubbio, quella di farci vedere un lato dell’America variegato e, a tratti, a noi “alieno”: è quello che si riflette nelle espressioni e nei volti degli intervistati. Forse in America più che altrove, una donna e un’artista come Vivian Maier poteva mimetizzarsi e nascondersi. Soprattutto, poteva nascondere il proprio immenso talento.

Nota: La proiezione del documentario “Alla ricerca di Vivian Maier” avverrà in diverse sale italiane a cominciare dal 14 aprile: segnaliamo quella di lunedì 14 aprile, alle ore 19.50, all’ApollospazioCinema di Milano, all’interno di “Real Cinema”, rassegna che ogni lunedì fino al 28 aprile propone al pubblico i migliori documentari internazionali. Biglietti: intero 8 euro, ridotto 5,50 euro, amici del cinema 4,50 euro.
Ferruccio Gattuso

Alla ricerca di Vivian Maier
Regia: John Maloof e Charlie Siskel
Cast: Documentario
Distribuzione:  Feltrinelli Real Cinema
Uscita nelle sale:  14 aprile
Voto: 9/10

locandinaViviaMaier

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