Francesco Pannofino e Giulio Base, un giorno in pretura (la nostra intervista)

il-pretore-francesco-pannofino-con-mattia-zaccaro-garau-sarah-maestri-eliana-miglio-e-il-regista-giu-302696In occasione dell’uscita (odierna) in sala de ‘Il Pretore’, ci è sembrato giusto porre qualche domanda a Francesco Pannofino (attore protagonista) e Giulio Base (regista) sulle loro intenzioni artistiche nell’innoltrarsi in un territorio ambizioso come quello del Cinema nato dai romanzi di Piero Chiara (scrittore varesino mancato ormai da quasi 30 anni) già concretizzatosi in passato in opere quali ‘Venga a prendere il caffè da noi’ di Alberto Lattuada (tratto da ‘La spartizione’ e con lo stesso Chiara pure nelle vesti di attore), ‘La stanza del vescovo’ di Dino Risi con la strepitosa coppia Ugo Tognazzi e Ornella Muti e ‘Il cappotto di astrakan’ di Marco Vicario (e in quel caso c’era Johnny Dorelli davanti alla macchina da presa).

Ora tocca appunto a ‘Il Pretore di Cuvio’ (1973, libro molto amato e venduto) che sul grande schermo diventa ‘Il Pretore’ e gioca sull’irruenza e sulla recitazione “di stomaco” (nel vero senso della parola!) di un Francesco Pannofino che a nulla si sottrae, tra un amplesso pruriginoso e un bel bicchiere di latte rigenerante, un tono istrionico da mattatore e uno sguardo perso nel vuoto (solo che qua il whiskey si sostitusice al latte…) quando capisce che la sua vita virilmente fascista di marito e tutore della legge è andata a fondo. Magari nelle acque dense di quel Lago Maggiore, splendido nella fotografia e convitato di pietra in quasi tutte le riprese del film.  La parola ai due diretti interessati.

Allora Francesco, cosa ti ha ispirato a interpretare il controverso (per usare un eufemismo…) Augusto Vanghetta, il ‘pretore’ del titolo?

“In primis il personaggio su carta che considero magistrale già di per sé. Non è che servisse inventarsi chissà cosa, basta leggere il romanzo di Chiara e la figura di Vanghetta si materializza di conseguenza. A prima vista lo definirei un essere sopra le righe, un esibizionista bello e buono; uno che nella vita dovrebbe regolamentare il percorso della giustizia e invece si esalta scrivendo commedie teatrali di dubbia qualità e inseguendo le sottane…”

Un “lercio”, giusto per citare il titolo di un recente film britannico tratto da un libro di Irvine Welsh. E anche lì si racconta di un servo dello Stato che ne combina di cotte e di crude.

“(Francesco Pannofino) Assolutamente sì. Una persona marcia allo stato puro. E quindi una materia molto interessante dal punto di vista recitativo. Sai, un attore lavora meglio quando c’è da estirpare dei difetti clamorosi, i personaggi buoni e virtuosi sono decisamente più semplici da creare… E comunque Giulio Base, gestendo un cast così numeroso e ‘rillegendo’ un romanzo decisamente nobile, ha lavorato al suo meglio”.

La domanda è praticamente telefonata: Giulio, perché hai scelto Pannofino per una parte così sopra le righe?

“(Giulio Base) Beh, anche in questo caso basterebbe citare Piero Chiara quando descrive Vanghetta come un uomo ‘brutto, goffo, basso, peloso, zozzo’… Ora, se chiudi gli occhi e ti ripeti mentalmente questi aggettivi, chi è il primo attore italiano che ti viene in mente? (ride) Battute a parte, credo che Pannofino abbia davvero fatto il ‘Tognazzi’ (Ugo, ovviamente. Ndr) della situazione. Sul set usavamo spesso la metafora del cinghiale dato che anche l’andatura di Vanghetta ricorda quella di un predatore dei boschi…”

‘Il Pretore’ insiste non poco sul tono della “commedia boccaccesca” quando in realtà Chiara citava sì ‘Il Decamerone’ all’inizio del suo libro, ma raccontava pure un dramma fatto di soprusi, tradimenti, morti per speculazione edilizia, aborti, corruzione, nessuna vaga idea di happy end… Voi come la vedete?

“(Giulio Base) Io posso dirti di essermi messo a disposizione di un libro molto amato dagli italiani, che è stato un bestseller negli anni ’70. Certo, se la critica usasse frasi come ‘film drammatico mascherato da commedia farsesca’, io sarei semplicemente al settimo cielo. Perché ‘Il Pretore di Cuvio’ è esattamente quello: un romanzo che spinge al massimo sul tema dell’ambiguità. Beninteso: una misura cinematografica difficilissima“.

“(Francesco Pannofino) Di mio posso aggiungere che ho lavorato sul grottesco mischiato col decadente. Ecco, critiche a parte, la decadenza (fisica e morale) di Vanghetta, soprattutto nella seconda parte della pellicola, non andrebbe sminuita. Ci sta pure un accenno di malinconia, se vuoi… E poi posso dirti una cosa che taglia la testa al toro? ‘Il Pretore’ è un uomo ridicolo. Sarà pure falso, immorale e corrotto quanto vuoi, ma alla fine resta un uomo ridicolo a sua insaputa. Il massimo della bruttezza, insomma”.

Riassumendo…

“(Giulio Base) Dove c’era da far ridere il pubblico ammetto che non ci siamo tirati indietro. Sarebbe stato sbagliato fare un film totalmente drammatico, ma anche banalmente comico. Le opere di Piero Chiara, come detto, non sono catalogabili.”

Ultima domanda per Pannofino: ma il Maestro René Ferretti reso celebre da ‘Boris’ quando torna? Se torna…

“(Francesco Pannofino) Non posso parlare a nome di Ferretti, ma sto lavorando nuovamente con il team di ‘Boris’ su di un progetto inedito. La speranza è che esca a dicembre di quest’anno…”

Simone Sacco

‘Il Pretore’ (Italia 2014, 105 minuti) esce oggi, giovedì 3 aprile, in 50 copie in tutta Italia. Ieri sera c’è stata l’anteprima a Varese nell’ambito del BAFF-Film Festival che prosegue in varie località della Lombardia (Busto Arsizio, Legnano, Castellanza, ecc.) fino al 5 aprile prossimo con tantissime iniziative e proiezioni. Per consultare il programma completo del BAFF andate a questo link.

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