Walter Mazzarri, neanche un minuto di “non amore” (per il Calcio)

10930534643_893bdaae5f_oMi rendo conto che il momento non è propizio. Qua infatti non ci sono vittorie in Champions da celebrare o scudetti da conquistare battendo ogni record di punti. Al massimo il convento nerazzurro passa una “pareggite” che dura ormai da tre turni (mentre l’ultima vittoria dell’Inter, 15 marzo scorso a Verona, è avvenuta che non era ancora primavera…) e un dischetto del rigore più maledetto dell’Overlook Hotel, quello di ‘The Shining’, il celebre romanzo di Stephen King. Dischetto prima assiduamente non frequentato (per motivi di forza maggiore) e poi sconsacrato da un tiraccio centrale di Diego Milito. Benvenuti a Inter Bologna 2-2 e all’articolo che state leggendo, messo in cantiere da settimane ma realizzato in pratica a poche ore di distanza dall’ennesimo passo falso della compagine presieduta da Erick Thohir.

Lo spunto di partenza è stato un bel libro che ho letto recentemente: ‘Il meglio deve ancora venire’, autobiografia (più sentimentale che tecnica) dell’allenatore interista Walter Mazzarri scritta con l’ausilio di Alessandro Alciato, giornalista di Sky Sport 24 non nuovo ad operazioni del genere visti i suoi passati bestseller forgiati assieme a Carlo Ancelotti (‘Preferisco la coppa’, 2009) e Andrea Pirlo (‘Penso quindi gioco’, 2013).

Libro bello, si diceva, in quanto anomalo. Nel senso che ne ‘Il meglio deve ancora venire’ si parla di Calcio partendo non dal solito bla bla bla cronologico e statistico (spada di Damocle di molti volumi sportivi, soprattutto quelli provenienti dall’universo statunitense) ma sfruttando un “flusso di coscienza” mazzarriano che tutto avvolge e travolge (beccatevi i capitoli sul suo rapporto con De Laurentiis…) sull’onda di un solo, imprescindibile presupposto: il pane va sudato tutti i giorni. Niente è gratis. L’onestà e il rispetto reciproco vengono sempre prima del dazio. Sia che tu faccia il fornaio (come il papà delllo stesso Mazzarri), l’artista o l’allenatore di un top team.

Alciato – oltre che saper intervistare a caldo dai maggiori stadi del mondo – sa scrivere bene. E si avverte che ama il Calcio sano e traspirante vita vera. Perché se ne ‘Il meglio deve ancora venire’ lui praticamente non appare mai (Mazzarri parla sempre in prima persona e, anche quando le spara grosse, siamo più dalle parti di Franco Scoglio che degli “zeru tituli” di Mourinho), è indubbio che dall’altra parte del registratore ci sia il giornalista biellese a cucire il gioco e a psicologizzare a dovere la dolce ossessione footballistica di WM. Tant’è che, nella sacrosanta tradizione del ‘The Best is yet to come’ (come cantava Frank Sinatra), noi di PlayMilano abbiamo voluto porgergli alcune necessarie domande. Che trovate di seguito. 

Partiamo con un quesito editoriale: quali sono state le tempistiche per realizzare ‘Il meglio deve ancora venire’? Parlo del tempo trascorso assieme a Mazzarri visto che, tenendo in considerazione i calendari calcistici sempre più intasati, già gli allenatori non hanno tempo per allenare, figurati scrivere libri…

“(Alessandro Alciato) Le tempistiche sono state piuttosto lunghe, nel senso che, negli ultimi due anni e mezzo, qualche mese l’ho trascorso con Walter Mazzarri. Questo libro, infatti, non è un’autobiografia classica, fatta di tanti numeri, tante date e zero cuore. Anzi, è vero il contrario, di numeri ce ne sono pochissimi, di date forse una. Mazzarri si è messo a nudo, ha svelato il suo lato intimo e segreto, ha raccontato cose che nemmeno i suoi amici più stretti sapevano. La sua è una lotta interiore continua, con una sofferenza ben visibile fra le righe: quella di un padre che, a causa del proprio lavoro, ha dovuto togliere tempo a suo figlio Gabriele. Per trovare la voglia e il coraggio di raccontarlo, ci vuole tempo. E nel corso del tempo si costruisce anche un solido rapporto di fiducia”.

Perdonami la generalizzazione, ma credo che nel football esistano tre tipi di allenatori: i guru con una “visione” (Sacchi, Zeman, Guardiola), quelli che masticano calcio schietto ma – per accattivarsi i tifosi – mantengono aperta la porta del sogno e infine Walter Mazzarri. Quest’ultimo mi sembra un’anomalia di questi anni perché è pragmatismo allo stato puro; mai un’apertura all’utopia se la rosa in partenza non lo consente; tenacemente attaccato alla politica dei piccoli passi anche quando allena Cassano, Lavezzi, Cavani o Icardi. Qual è la tua opinione?

“Passare molto tempo con Walter Mazzarri mi ha permesso di conoscerlo anche nel profondo. E di maturare una certezza: è vero, appartiene a una categoria unica, perchè è un allenatore che non racconta bugie ai tifosi nè ai suoi datori di lavoro, che pretende chiarezza fin dal primo giorno e che con chiarezza parla all’interno dello spogliatoio ma anche al mondo esterno. Uno che in definitiva sembra antipatico, ma antipatico non lo è per niente. E anche in questo caso, il lato predominante (anche se alla maggior parte del pubblico nascosto) è quello umano. Mazzarri è l’allenatore che contro ogni pronostico salva l’Acireale in C2, va in C1 alla Pistoiese e fa fare alla squadra toscana un gran campionato, va al Livorno in B e lo porta in A, va alla Reggina e si salva partendo con 11 punti di penalizzazione, va al Napoli e in campionato arriva secondo contro ogni pronostico, e questo lo sanno tutti, ma chi sapeva prima di questo libro che in momenti cruciali della carriera ha perso suo padre, con cui consegnava il pane in Toscana quand’era ragazzo? O che appena finita la festa della sua presentazione ufficiale ai tifosi, a Reggio Calabria ha ricevuto una notizia terribile? O che la lontananza forzata dal figlio Gabriele si fa sentire nei momenti più importanti della sua carriera? O che la moglie, una sera, l’ha guardato in faccia e gli ha detto: ‘Vuoi fare l’allenatore? Ma chi te lo fa fare….’. Insomma, all’interno de ‘Il meglio deve ancora venire’ ci sono tante risposte a domande che nessuno ha mai fatto, per il semplice motivo che non sapeva di doverle fare“.

A Napoli (dove WM ha fatto molto e bene) si usa l’espressione sarcastica “chiagne e futte”, “piangi e frega il prossimo” per tradurla in maniera elegante. Tu, in questo libro, mi sembra hai voluto sfatarla completamente riguardo alla figura dello stesso Mazzarri. Come se le sue “lacrime mediatiche” avessero sempre un suo perché, un rigoroso percorso dietro di esse… Giusto?

“Giustissimo. Lui, da questo punto di vista, è come Mourinho. E il pensiero nascosto, ma mica poi tanto, è questo: ‘Prendetevela con  me e lasciate stare la squadra. E se devo far finta di piangere per attirare critiche su di me e lasciare lo spogliatoio al riparo da tutti gli attacchi, allora lo faccio’. Magari non gli piace, ma lo fa…”

13136650303_8b629f9426_o
Mazzarri ripassa la tattica assieme a Mateo Kovačić

Mazzarri e il suo rapporto conflittuale con la stampa. Penso che le sue crociate contro la disinformazione, il pressappochismo di certo giornalismo “da blog” o “da quotidiano schierato” e le polemiche gratuite, siano innanzitutto nobilissime ma purtroppo inutili. Nel senso che viviamo in Italia e il chiacchiericcio da Bar Sport, esattamente come il festival di Sanremo o il provincialismo, sono tradizioni inestirpabili… Tu che ne pensi?

“Penso questo: sono un giornalista e con Walter Mazzarri vado molto d’accordo. Voglio dire: sulla sua strada, in effetti, ha incontrato qualche strano personaggio che lo attaccava per partito preso, non partendo da dati di fatto e concreti. Ma per fortuna non siamo tutti così. Io ho la fortuna di lavorare a Sky, dove il livello generale è altissimo, dove l’attenzione alla notizia e alla correttezza non sono due cose distinte, ma un’unica strada dentro un unico percorso. Chi dà correttezza, riceve correttezza. E Mazzarri, anche prima di conoscerlo, lo apprezzavo perchè se aveva qualcosa da dire, lo diceva in faccia, non come altri che magari sorridono, ti stringono la mano e poi dietro ti pugnalano dopo un secondo”.

C’è un tecnico del passato – uno solo – che ti ricorda schiettamente Walter Mazzarri? Lui, nel libro, cita a più riprese il suo pigmalione Renzo Ulivieri e, en passant, addirittura Enzo Bearzot con la sua serietà che a volte sconfinava nell’antipatia delle scelte arcigne (vedi il gruppo che ci ha portato al trionfo di Madrid nell’82)…

“No, ripeto, lui è unico. E’ uno che, anche quando scrive, ha coraggio. Prendere questa definizione per credere, tratta da pagina 18 del libro: ‘Se la mia squadra vale 100 e ottengo 90, ho fatto male. Se la mia squadra vale 90 e ottengo 100, ho fatto benino. Se la mia squadra vale 100 e ottengo 100, ho fatto quello per cui mi hanno pagato. Se la mia squadra vale 50 e ottengo 100, sono Mazzarri’. Direi che non serve aggiungere altro”.

WM e Erick Thohir: c'è ancora tanta Inter nel futuro del mister toscano
WM e Erick Thohir: c’è ancora tanta Inter nel futuro del mister toscano

Mi rendo conto che il campionato è ancora in corso, che stasera ci si stata la delusione col Bologna e che l’Inter possa strappare una qualificazione all’Europa League (obbiettivo minimo della presidenza indonesiana), ma secondo te in cosa Mazzarri ha già vinto rispetto alle caotiche formazioni nerazzurre post-Mourihno? E in cosa invece deve ancora migliorare?

“Guarda, credo fermamente che qualsiasi giudizio debba essere rimandato alla prossima stagione. Lo ripetono tutti all’Inter: questo è un campionato di passaggio

Ok, ma secondo te su quale panchina siederà Walter Mazzarri nel campionato 2014/2015? Pettegolezzi a parte, ci sarà continuità nell’ennesimo progetto nerazzurro? La mia non è una polemica, te lo chiedo a naso…

“Siederà su di una sola panca possibile: quella dell’Inter”.

Anche senza scendere nei particolari, hai già in mente un altro personaggio intrigante (dopo Carlo Ancelotti, Andrea Pirlo e WM) per un tuo nuovo libro?

“In realtà, da questo punto di vista, i prossimi mesi saranno… di riposo”.

Il prossimo 27 giugno, in pieno Mondiale brasiliano, sarà già passato un anno senza Stefano Borgonovo sul quale tu scrivesti il toccante ‘Attaccante nato’: sarebbe giusto, per te, che la Nazionale azzurra facesse qualcosa in sua memoria durante il torneo?

“Sicuramente la Federcalcio in qualche modo lo ricorderà. La cosa concreta che si può fare è aiutare la Fondazione che porta il suo nome (cliccate qui per ogni informazione, Ndr). La lotta contro la SLA è una guerra da vincere. Dura, durissima, e prima di vincerla, va combattuta“.

Simone Sacco

Il libro di Walter Mazzarri (scritto con Alessandro Alciato) ‘Il meglio deve ancora venire’ è attualmente in vendita in tutte le librerie. Se invece volete combattere anche voi ‘la stronza’ (come Borgonovo chiamava la SLA) potete sostenere la Fondazione a suo nome andando all’attacco qui.

Le foto di Walter Mazzarri sono tratte da www.sportreview.com (homepage) e Calcio Streaming (le altre presenti in quest’articolo; licenza Creative Commons non commerciale).

Clicca sulla copertina per andare alla scheda del libro
Clicca sulla copertina per andare alla scheda del libro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Pin It on Pinterest