“Noah”: un diluvio di catastrofismo con ambizioni “fantasy” (e ben poche “bibliche”)

noahCon la Bibbia non si scherza. O meglio, così vorrebbero gli scrupolosi cultori del Libro Sacro e dei cosiddetti “patriarchi” che lo popolano. Difatti,  ebrei e musulmani strettamente osservanti hanno avuto a che ridire sull’uscita di un kolossal commerciale e biblicamente “svagato” come “Noah”, dove protagonista è per l’appunto “quel” Noé. L’antico personaggio biblico che, ricevuto un avviso divino di quelli da far tremare i polsi, si mette a costruire l’Arca. L’ammonizione del Creatore è più o meno questa: “Non ne posso più della avidità, della violenza e della sfida al cielo degli uomini, quindi scatenerò un diluvio che sommergerà tutto e tutti: tu, prediletto Noè, salva la tua famiglia e tutte le specie di animali accoppiati per poter procreare, trasportali sull’Arca fino a quando le acque non si ritireranno e tornerai ad avvistare terra”. Dopodiché, trae le conclusioni Noè – perlomeno, il Noè di questo kolossal diretto da Darren Aronofsky in uscita il 10 aprile  – l’ultima famiglia umana dovrà estinguersi, e lasciare il pianeta agli unici che lo meritano, vale a dire le bestie.

Ok, siamo nel Vecchio Testamento e grazie al cielo poi è venuto quello Nuovo dove, guarda un po’, Dio non solo ama gli uomini, ma scende a farsi come loro e va a morire al posto loro per salvarli dalla morte eterna. Ma il Noé con volto ingrugnito di Russell Crowe queste cose non le poteva sapere, e anzi sbandiera – sotto traccia, ovviamente, eppure perfettamente leggibile a un pubblico contemporaneo infarcito e martellato di “politicamente corretto” – una specie di animalismo radicale. Vagli a spiegare che un pianeta senza uomini sarebbe una palla mostruosa, e che se non esiste un uomo vivente a osservare qualcosa di bello e a pensare e a dire che quel qualcosa è bello, l’oggetto osservato non è tale (semplicemente perché gli animali non hanno la coscienza del bello, ma unicamente quella della sopravvivenza). Ma le cose vanno così, in quel di Hollywood, e l’andazzo ormai è questo: prendere a calci negli stinchi mediaticamente l’Uomo e intonare peana agli Animali. Che magari non dichiarano guerre, non invadono la Crimea, non inquinano guidando l’automobile. Però non compongono nemmeno la “Divina Commedia”, né costruiscono ospedali. Insomma, il cattivone di turno del film, Tubal-Cain (discendente di Caino, interpretato dall’ottimo Ray Winstone), benché aggressivo e avido in proporzioni per l’appunto bibliche, finisce per sembrarci filosoficamente più simpatico di questo Noé anti-umanista che, grazie al cielo, non riesce nella sua impresa. Accanto a lui, patriarca dal cuore retto ma che deve armarsi di durezza per seguire i dettami dell’Onnipotente, una moglie improbabile con il volto da First Lady americana di Jennifer Connelly, figli naturali  – Cam (Logan Lerman) e Sem (Douglas Booth)  – che non lasciano il segno e una figlia adottiva – Ila (Emma Watson) –  che almeno un pizzico di carisma ce l’ha. Infine, un nonno con il volto di Anthony Hopkins e il nome di Matusalemme.

Non serve a molto entrare nei particolari della trama di questo kolossal (budget da 130 milioni di dollari: una parte dei quali spesi per costruire realmente due versioni gigantesche dell’Arca, attraccate tra New York e Long Island), basti dire che una versione cinematografica della storia dell’Arca mancava dalla fine degli anni venti (“L’Arca di Noé” di Michael Curtiz e Darryl F. Zanuck, 1928), e forse ci sarà un perché.  L’effettistica speciale, con l’opzione aggiuntiva in 3D (a dire il vero non entusiasmante…), può portare oggi su schermo, in modo spettacolare, il Diluvio . Ancora meglio,  la colossale battaglia con cui gli uomini – disperati per il disastro imminente –  cercano di assediare l’Arca, respinti da Noé con il gigantesco aiuto dei “Viaggiatori” (o “Guardiani”, dipende come l’audio italiano deciderà di tradurre i “Nefilim”, colossi evocati nel Libro della genesi, ndr). Chi sono questi esseri? Colossi pietrosi che non ti aspetteresti in una storia biblica e che, insieme all’estetica generale del film, trasferiscono  di peso “Noah” nel genere “fantasy”. Aronofksy, peraltro, è stato chiaro: “Il mio modello per ‘Noah’ è stato… ‘Il Signore degli Anelli’…”.Quindi, diciamola papale papale: “Noah” vuole essere un film spettacolare, di puro intrattenimento, e perfino la moraluccia irritante animalista lascia il tempo che trova. Fan dei film biblici e/o religiosi tenetevi pronti: a breve arriverà sugli schermi “Exodus” di Ridley Scott, film sull’esodo dall’Egitto degli ebrei guidati da Mosè. Amen.

Ferruccio Gattuso

Noah
Regia: Darren Aronofsky
Cast: Russell Crowe, Jennifer Connelly,Emma Watson
Distribuzione:  Universal Pictures Italia
Uscita nelle sale:  10 aprile
Voto: 6/10

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