John Abercrombie: “39 Steps per due fa 78, giusto?” (l’intervista di PlayMilano)

AbercrombieIl tempo è tiranno, siamo praticamente all’ammazzacaffè e John Abercrombie (una delle chitarre jazz e post-jazz più indispensabili del ‘900) è atteso per il suo set – delicatissimo e quasi etereo – in un Blue Note tirato a lucido per l’evento. Abercrombie è in forma (70 anni il prossimo dicembre), reduce da un disco proto-calcistico (beccatevi la copertina di ’39 Steps’…) che fa tanto saudade e imminenti Mondiali di Calcio in Brasile, ma che musicalmente parlando sta da tutt’altra parte: jazz, jazz, jazz e ancora jazz.

PlayMilano l’ha incontrato per voi e lui, gentilissimo, non si è negato alla circostanza mentre con una mano compilava la scaletta, con l’orecchio ascoltava le nostre domande e con l’occhio vispo ci rispondeva senza far pesare il fatto che, dopo la triste dipartita di Jim Hall lo scorso dicembre, la jazz-guitar per antonomasia (sempre che esista…) è ormai saldamente appesa alla sua tracolla.

Dunque, facciamo un po’ di chiarezza sulle tue ultime mosse: l’anno scorso è uscito il piacevolissimo ’39 Steps’ per la ECM Records, album nel quale ti cimenti assieme a Marc Copland (piano), Drew Gress (contrabbasso) e Joey Baron (batteria)… Nel frattempo il tuo Quartet si è tramutato in Duo visto che stasera al Blue Note suonerai solo in compagnia di mister Copland. Come mai?

“Perché mantenere un gruppo jazz costa. Costa un mucchio di soldi! (ride) Battute a parte, i musicisti jazz hanno sempre un’agenda fittissima, suonano con questo o con quello, sono bigami ed è dura replicare dal vivo le varie formazioni che suonano sui dischi. La gente a volte è scettica su quest’argomento, ma ti assicuro che le cose stanno davvero così”.

Poco male: interagire con un talento come Marc dev’essere fantastico. Nonostante Pat Metheny, una volta, abbia detto che la formula “chitarra + pianoforte” sia la più difficile da attuare per lui. Credo che si riferisse a un discorso di armoniche, di strumenti difficili da fondere senza il supporto di una base ritmica…

“Pat è un caro collega ed un amico, ma non sono d’accordo con lui. Io con i pianisti mi sono sempre trovato bene, anche se su disco non ne ho adoperati molti. Certo, l’importante è che non siano troppo percussivi quando picchiano sui tasti! Ecco quello non mi piace, ma nel caso di Marc il problema non si pone assolutamente. Hai presente il nostro duetto su ‘Speak to me’? L’interplay, lì, è semplicemente perfetto…”

Mi parli della bellissima copertina di ’39 Steps’? Quello scorcio di campo da calcio – con l’erba verde, l’area di rigore e le righe di centrocampo – è davvero evocativo…

“Già, la copertina è bellissima… peccato non c’entri nulla col contenuto musicale! (ride) Si tratta di una idea di Manfred (Eicher, il boss e guru della stessa ECM, Ndr) e, credimi, è un bene che le cose siano andate così. I musicisti dovrebbero fare solo i musicisti, e non i grafici. Non sai quanti artwork stupidi ho visto in vita mia… ed erano tutti opera di musicisti! (ride)”

Ma almeno lo sport ti piace? Il calcio lo tifi?

“Sono americano, amico, conosco pochissimo del vostro soccer europeo… (sorride) Però mi piace il baseball, o perlomeno mi piaceva tanto tempo fa perché era il mio sport preferito da ragazzo. Il basket? Nah, è un gioco troppo veloce, mi ci perdo! E non mi parlare di football americano, ti prego.”

Torniamo un attimo alla tua dimensione con Marc o alle stesse atmosfere di ’39 Steps’: sbaglio o, dopo anni di sperimentalismi seventies e strutture free-form, ti sei riavvicinato ad un tipo di jazz più soffice e legato agli standard?

“Sì, è così. Il free-jazz o il post-bop mi piace ancora, so suonarlo discretamente, ma in questa parte della mia vita sono più affezionato alla ‘forma’, alle belle canzoni in versione strumentale. Stasera te ne accorgerai (e infatti hanno suonato ‘My funny valentine’, Ndr)..”

Quindi è possibile che ti vedremo in un album pop di Norah Jones o Michael Bublé?

“Mah, conosco ovviamente quegli artisti, ma faccio molta fatica a riconoscere un loro ‘sound’. Ecco, io vengo dalla generazione dei Jim Hall o dei Wes Montgomery. Non vorrei citarti il solito Coltrane, ma quella era gente che possedeva un ‘suono’, li riconoscevi dopo due note e quindi smaniavi di collaborare con loro. Adesso è tutto più omogeneo…”

Tu e Marc Copland registrerete un album in duetto, memori di questi bei concerti?

“No, non credo. Però è possibile che ritorni il quartetto con me, Marc, Drew e Joey. La line-up di ’39 Steps’, insomma. E magari stavolta faremo uscire ’78 Steps’! (ride di gusto) 39 più 39 fa 78, giusto?

La tua matematica non fa una grinza, John. Il pubblico del Blue Note invece ti reclama: quando tornerai a trovarci in Italia?

“Quest’estate non credo visto che terrò un solo concerto europeo a Praga. Quindi penso quest’autunno, attorno a novembre. E in quel caso dovrei presentarmi in una nuova veste, con un batterista ed un organista in più”.

La foto di John Abercrombie è di John Rogers, su gentile concessione di ECM Records.

Clicca qui per conoscere il programma di maggio del Blue Note di Milano.

A questo link, invece, John Abercrombie + Marc Copland in ‘Speak to me’ registrata dal vivo a Vienna.

Clicca sulla copertina se vuoi ordinare '39 Steps' di John Abercrombie Quartet
Clicca sulla copertina se vuoi ordinare ’39 Steps’ di John Abercrombie Quartet

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