“Maleficent”: Angelina Jolie rivaluta la Strega Cattiva nella contro-fiaba Disney

MALEFICENT_image1_XLE ora pure il Male smette di essere tale, per rifugiarsi nelle giustificazioni sociologiche e antropologiche in odor di politicamente corretto. Se c’era una cosa che era netta, identificabile e soprattutto giusta era come il Male era dipinto nelle fiabe su carta del passato (dai Grimm e Perrault in su o in giù) e sullo schermo, nelle bellissime fiabe disegnate di casa Disney. I personaggi malvagi erano malvagi, punto. Per i bambini la lezione era chiara: il Male esiste, cova purtroppo nel cuore dell’individuo, ma può essere sconfitto. Il Male può anche essere bello a vedersi, anzi addirittura affascinante, come già raccontava quel capolavoro de “La Bella Addormentata nel Bosco” Disney del 1959: guardare la strega Malefica poteva portare paura, ma anche un velo di ammirazione per quella sua eleganza, quella sua regalità, e quel viso bellissimo.

Ora, dall’alto dei suoi duecento milioni di dollari di budget il “reboot” (perché di questo si tratta) de “La Bella Addormentata” – intitolato 55 anni dopo “Maleficient” e in arrivo nelle sale dal 28 maggio – ci racconta che il Male nel cuore di Malefica, una straordinaria strega che ha volto e fascino di Angelina Jolie, nasce da ragioni condivisibili: la diva, tornata allo schermo a quattro anni dal deludente “The Tourist”, nei panni dark eleganti della Strega è animata da un cupo desiderio di vendetta che, però, dura giusto un quarto d’ora sullo schermo. In breve,  la cupa strega dark si trasformerà in una versione “tata scontrosa dal cuore d’oro”, smascherando quella che doveva essere una contro-fiaba non buonista e che invece si eleva alla massima potenza in un favola zuccherosa e finto-rivoluzionaria. Sì, perché la storia è presto detta, e non ha sicuramente Malefica sul banco degli imputati: la Strega Cattiva  del futuro era, nel passato giovanile, una solare bambina (Isobelle Molloy), dotata di ali potenti, che svolazzava su un Eden naturale chiamato Brughiera, un luogo incantato abitato da fatine alate, esserucoli strani e divertenti, flora  e fauna varie. Tutto questo viene compromesso dall’avidità degli uomini perché – se forse non lo si è ancora capito – la missione suprema di Hollywood da qualche tempo a questa parte è convincere gli spettatori, soprattutto se piccini, che l’Uomo è un’autentica fetenzia, ogni male al pianeta viene dal genere umano (soprattutto se i suoi esponenti sono maschi, bianchi e occidentali), che è avido e cattivo di suo, non come le bestie che invece scodinzolano e sono buone sempre e comunque. Chissà dove porterà questo anti-umanismo pervicacemente inseguito. Mah. In ogni caso, tornando alla storia, da teenager Malefica  conosce un coetaneo che sembra amico: è Stefan (Michael Higgins), ragazzo del regno umano a tre passi dalla foresta. Tra i due scocca un rapporto profondo ma, guarda un po’, il cuore di Stefan non è così limpido: una volta cresciuto, il ragazzo sente la tentazione del potere, si allontana da Malefica e, in una una notte maledetta,  la tradisce nel modo più crudele possibile. Che non vi staremo a svelare, ovviamente.

Ecco perché Malefica cambia cuore, cresce cupa e potente giorno dopo giorno e, quando si presenta a corte in occasione della nascita della figlia del nuovo Re (che è proprio Stefan, interpretato da Sharlto Copley), lancia la maledizione: la bimba a sedici anni sarà punta da un arcolaio e cadrà in un sonno profondo dal quale potrà essere svegliata solo col bacio del vero amore. A questo punto tutto sembrerebbe scorrere secondo fiaba Disney. E invece no. Malefica col tempo si affeziona alla piccola Aurora, si pente da subito del maleficio lanciato e cerca di difenderla e coccolarla dalle insidie della foresta, dove è stata mandata in esilio per stare a distanza da qualsiasi possibile arcolaio cittadino. È dunque questo il vero amore? Forse certo più di quello erotico-sentimentale tra uomo e donna in questa fiaba contorta dove il Principe Azzurro (Brenton Thwaites) è un fessacchiotto che non sa nemmeno baciare. Quanto alla Principessa Aurora caduta nel sonno, da bambina è interpretata dalla vera figlia di Angelina Jolie (“era l’unica che non si spaventasse a vedermi truccata così”), mentre da ragazza ha volto solare ma banalmente sorridente di Elle Fanning, così come le tre fatine accudenti Aurora non lesinano banalità a raffica dalle bocche di tre attrici come  Imelda Staunton, Juno Temple e Lesley Manville. In ognuno dei personaggi della vicenda non c’è il minimo scavo psicologico, tutto resta in superfice: il rapporto tra Stefan e Angelina, quello tra Aurora e suo padre, quello tra Aurora e colei che la ragazzina chiama la propria “Fata Madrina”. Una Fata/Strega che fa da angelo custode e che rende dunque ninnoli inutili le tre stolte fatine di complemento, cui infatti il copione riserva evitabili enunciazioni verbali, prive anche di una missione comica.

Insomma, effetti speciali e scenografia (a colpi di green screen) stile “Signore degli Anelli” giustificano la titanica spesa di “Maleficient”: l’impianto visivo colpisce l’occhio senza esitazione. La Principessa dormiente, lievitante in posizione orizzontale, ha il suo perché, il make up eccellente di Angelina Jolie trasforma la diva nella più riuscita trasformazione da cartone animato alla realtà che si ricordi. Persino un drago di perfetta scuola tolkenian/jacksoniana fa la sua apparizione in una convulsa battaglia finale. Il regista Robert Stromberg (già guru agli effetti visivi in film come “Vita di Pi” e “2012”), nonché scenografo di fiabe cinematografiche recenti come  “Avatar” (per cui ha vinto l’Oscar), “Alice in Wonderland” di Tim Burton (regista che per un po’ fu vicino al progetto) e “Il grande e potente Oz,” sa il fatto suo e si vede. Il problema è la storia, la cornice generale e i singoli capitoli: un lavoro per lo più deludente che va imputato alla sceneggiatrice Linda Woolverton.

Ferruccio Gattuso

Maleficent
Regia: Robert Stromberg
Cast: Angelina Jolie, Elle Fanning, Brenton Thawites
Distribuzione:  Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Uscita nelle sale:  28 maggio
Voto: 5/10

 

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