“Dom Hemingway”: Jude Law scassinatore scassinato dal destino

domhemingway-imageSulle prime lo detesterete. Poi, forse, proverete un pizzico di vergogna per il fatto di amarlo. Ovvio, finché rimane sullo schermo, con i suoi tic, le sue ossessioni, le sue prepotenze e quel dannatissimo problema a “gestire la rabbia”, che nemmeno dodici anni in galera sono riusciti a domare. Chi è? É Dom Hemingway, scassinatore ma soprattutto bullaccio violento inglese che ha volto spelacchiato e corpo artatamente ingrassato (a colpi di birra e Coca Cola, ha ammesso lui) di Jude Law. É proprio il talentuoso attore inglese a portarsi letteralmente sulle spalle questa commedia tinta di forti colori gangster, scritta e diretta da quel Richard Shepard solitamente attivo in tv e autore di un solo titolo cinemtaogrfaico meritevole di citazione, vale a dire The Matador” del 2005, con Pierce Brosnan.

“Dom Hemingway”  – in uscita nelle sale il 29 maggio – si inserisce, senza nemmeno provare a dimostrare il contrario, nel genere di film british alla Guy Ritchie o alla Danny Boyle, conquista fotogramma dopo fotogramma all’insegna di una storia certo non originale, affollata di cliché e topoi letterari di genere gangster ma – è questa la buona notizia – diverte fino alla fine grazie alla straordinaria bravura del protagonista mattatore. E tutto è perfettamente chiaro sin dall’esplosivo prologo (un frammento destinato a trasformarsi in culto) nel quale Hemingway – cognome letterario a evocare una predisposizione al linguaggio  immaginifico dell’anti-eroe in questione –  tesse sperticate lodi al proprio pene, mentre nudo, nella doccia del carcere si sta facendo praticare una fellatio da un giovane detenuto. E così, il pene di Dom è un “dipinto che dovrebbe stare al Louvre”, è un prodigio della scienza che “sfida le leggi della natura” e “se potesse dare il proprio nome a una scuola, lo darebbe” e, in un crescendo parossistico, “aiuterebbe perfino i bambini somali”. Dopodiché, passato questo delirante monologo, veniamo a sapere che Dom si è fatto 12 anni in galera tacendo e coprendo le spalle a un potente boss di origini russe, Ivan Fontanov (Demian Bichir), trasferitosi in Francia con il nome d’arte Fontaine. Quando il Nostro esce di galera è un essere asstetato di vita, di tempo perduto, di alcol (che assume in dosi industriali), droga, sesso e, naturalmente, soldi. Soldi che innanzitutto vuole da Fontanov, come pegno per il suo silenzio. A dargli una mano, l’amico di sempre, il gangster Dickie (Richard E. Grant), uno che suda sette camice per cavare Dom fuori dai guai in cui puntualmente si caccia. Oltre a tutto ciò, la rabbia che fa da carburante a Dom nasce dal fatto che l’uomo, nei 12 anni in carcere, ha visto morire l’ex moglie di cancro (finita tra le braccia di un altro uomo, naturalmente gonfiato di botte una volta uscito di galera) e si è perso la crescita della giovane figlia Evelyn (Emilia Clarke) che, nel frattempo, si è rifatta una vita e giustamente non ne vuole più sapere nulla di lui. Accadrà di tutto, nei giorni immediatamente successivi alla libertà riacquistata: tra scherzi del destino e lezioni di vita, Dom capirà ciò che realmente conta nell’esistenza. Un film superficiale ma efficace come una sberla, divertente e ficcante come uno di quei cazzotti che si vedono menare sullo schermo, a tratti anche velatamente commovente grazie alle doti di Mr. Law. Se volete avere almeno una piccola resituzione della reale bravura di Jude Law, per piacere, vedetevi questo film in lingua originale.

Ferruccio Gattuso

Dom Hemingway
Regia: Richard Shepard
Cast: Jude Law, Richard E. Grant, Demiàn Bichir
Distribuzione:  20th Century Fox
Uscita nelle sale:  29 maggio
Voto: 7/10

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