“Gabrielle”: la voglia di vivere e amare di una giovane mentalmente ritardata

GABRIELLEGabrielle (Gabrielle Marion-Rivard ) è una ragazza canadese di 24 anni affetta dalla cosiddetta Sindrome di Williams-Beuren, una forma di ritardo mentale che porta a seri problemi di coordinazione fisica e a un espansività emotiva sopra la norma. Gabrielle vive in un centro di assistenza per persone con handicap di diverso genere, dove è anche membro di un coro. Al suo fianco, una sorella (Mélissa Désormeaux-Poulin) senza problemi di salute che, anzi, vorrebbe raggiungere il proprio compagno in India, dove questi lavoro come medico e assistente sociale, per realizzare tutti i propri sogni affettivi e professionali. Il problema è che Gabrielle soffrirebbe enormemente il distacco, e la madre di entrambe, una donna in carriera, non sembra emotivamente molto vicina a loro, s enon per un necessario contributo economico.

Gabrielle nelle file del coro conosce il quasi coetaneo Martin (Alexandre Landry), un altro ragazzo con problemi simili ai suoi: i due giovani si innamorano, sognano una vita insieme, e cercano di costruirsi un rapporto per quanto possibile normale, fatto di tenerezze e di sessualità. La madre di Martin si oppone e allontana il ragazzo dal coro, Gabrielle accusa il colpo e cade in una sorta di depressione aggressiva, che la spinge a voler a tutti i costi   cercare di vivere da sola in un appartamento. Come se conquistare quell’indipendenza le potesse restituire Martin. Per far ciò, la ragazza è disposta anche a scontrarsi con l’amata sorella che, più realisticamente, sa che questo sogno di Gabrielle è meramente utopico. Mentre il coro si sta preparando a una importante prova, una partecipazione a un festival di cori in Quebec al fianco del noto cantautore  Robert Charlebois, (coinvolto nel cast nel ruolo di sé stesso e “responsabile” nel vero senso della parola della colonna sonora, ndr) Gabrielle dovrà lottare per la propria affermazione.

Con un pizzico di sentimentalismo intelligentemente contenuto e uno sguardo minimalista, quasi documentarista, la regista e sceneggiatrice canadese Louise Archambault compie un piccolo miracolo e crea una storia che illustra un intero mondo allo spettatore ad esso estraneo. Il tutto nato dall’ispirazione di un reportage della trasmissione “Enjeux” su una casa famiglia che ospita persone affette da ritardo mentale. La missione riesce in modo ottimo grazie alla straordinaria interpretazione della protagonista che, pur al netto delle difficoltà di lavoro sul set (ammesse dalla regista), entra in assoluta empatia con chi assiste. Infine, l’analisi sottesa alla storia, e cioè che vittime di un handicap siano non solo coloro che ne sono direttamente colpiti ma anche, di riflesso, i famigliari, è dovuta e raccontata senza troppi fronzoli e con onesto realismo. Vera fatica del film  è la colonna sonora, come abbiamo già alluso: se c’è qualcosa di più terrificante del pop melodico italiano, è il pop melodico in lingua francese. Troppi brani cantanti nel film, vere e proprie parentesi “musical” intessute intorno a melodie zuccherose e testi sentimentali quasi al limite dell’imbarazzo. Il film ha vinto il Premio del Pubblico all’ultimo Festival di Locarno.

Ferruccio Gattuso

Gabrielle – Un amore fuori dal coro
Regia:
Louise Archambault
Cast:
Gabrielle Marion-Rivard, Alexandre Landry, Mélissa Désormeaux-Poulin
Distribuzione:
Officine UBU
Uscita nelle sale: 
12 giugno
Voto:
7/10

gabrielleunamorefuoridalcoro_ca

 

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