“La buca”: al massimo del grottesco Ciprì compie un passo falso

Sergio Castellitto e Rocco Papaleo durante una scena del film "La Buca", regia di Daniele Ciprì Roma-Svizzera 2013-2014Sommerso da un folto elenco di padri nobili (tutti citati dall’Autore), “La buca” di Daniele Ciprì – in uscita il 25 settembre nelle sale – finisce per apparire come un figlio spurio. Sì, perché lo stesso regista e scrittore palermitano, parlando del suo ultimo film affidato alla coppia di ottimi attori Sergio Castellitto e Rocco Papaleo, sciorina come niente alti riferimenti ispirativi come la commedia italiana anni ’60, il cinema di De Sica, Risi, Monicelli (e, va da sé, i Totò, i De Filippo e i Mastroianni) e poi, varcando il confine italico, perfino Lubistch, Capra, per finire con Billy Wilder e Blake Edwards. E, tornando alla coppia di protagonisti di cui sopra, fa scendere in campo anche coppie come quelle composte da Jack Lemmon e Walter Matthau o da Vittorio Gassman e il già citato Marcello Mastroianni. Calma.

Dopo l’ottimo esordio di “È stato il figlio”, piccolo gioiello intessuto con i fili del grottesco e del cinismo, Ciprì sposta la scena dalla Sicilia a un’ipotetica città più nordica nell’immediato dopoguerra (ricostruita interamente a Cinecittà). La storia è quella di un’insolita alleanza/amicizia tra uno spregiudicato avvocaticchio esperto di busillis e di codicilli, Oscar (Castellitto), e un povero scapestrato ex galeotto, finito in galera innocente e uscito dopo ventisette anni, Armando (Papaleo). Complice un cagnolino, le vite dei due protagonisti imboccano un percorso comune: Oscar pensa di poter far risarcire Armando di tutta la galera fatta, ovviamente rifacendosi a colpi di denaro, e senza farsi scrupoli nel reperimento dei testimoni falsi o veri che siano…  A osservare i maneggi di Oscar, con uno sguardo amorevole e materno verso Armando, è la dolce Carmen (Valeria Burni tedeschi), titolare di un bar giusto di fronte allo studio di Oscar. Riuscirà l’Azzeccagarbugli ad assestare il colpaccio? Chissà.

Intanto, la narrazione incedente ad ampi passi nel territorio del grottesco, la presenza di personaggi coloriti ma monodimensionali (il falso testimone messicano, la barista amorevole col sorriso stampato, il finto invalido che secondo i piani di Oscar deve aspettare l’arrivo dell’autobus per gettarsi con tanto di carrozzina in una buca scavata ad arte per poi chiedere i danni), l’atmosfera da fiaba un po’ anarchica, stimola nello spettatore cinefilo analogie con altri autori diversi da quelli citati da Ciprì, e pensiamo a Michel Gondry, un poco a Wes Anderson ma soprattuttoa  Jean -Pierre Jeunet col suo “Il favoloso mondo di Amélie”.

Ma la storia è molto più piana ed elementare di quella di molti film riferibili agli autori succitati. A dispetto dell’indiscusso valore dei due protagonisti Castellitto e Papaleo, poi, il “corpo”  dato ai personaggi (sicuramente secondo le volontà del regista) è troppo caricato e gigionesco, e le battute che escono dalle loro bocche non sono poi così valide. Non ci si diverte molto e, per di più, la sensazione è che si impari anche molto poco dalla storia. Italiani popolo di truffatori e ladri, ma anche di cuori generosi? Mah. Infine, una nota: effettivamente, di Blake Edwards qualcosa in “La buca” c’è, ed è la bella sigla animata dei titoli di testa, che ricorda quelle della serie “La Pantera Rosa”.

Ferruccio Gattuso

La buca
Regia: Daniele Ciprì
Cast: Sergio Castellitto, Rocco papaleo, Valeria Bruni Tedeschi
Distribuzione:  Lucky red
Uscita nelle sale:  25 settembre
Voto: 3,5/10

labuca

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