“Posh”: la cena dei viziati si trasforma in crimine

POSH“Posh” ossia, in lingua inglese, “elegante”. Ma l’eleganza – come dimostra questo film tratto da una fortunata piéce teatrale di Laura Wade – non è qualcosa che ti accomodi addosso, né qualcosa che erediti per diritto naturale. O meglio, questo sarebbe ciò che pensano i dieci giovani ricchi, arroganti e viziati protagonisti del film diretto dalla danese Lone Scherfig (“An Education”), nelle sale dal 25 settembre: ma a quanto si evince dai fatti che scorrono sullo schermo, l’eleganza è una sorta di aristocrazia dello spirito, ben lontana dalla rigida suddivisione in classi che fa dell’Inghilterra ciò che l’Inghilterra è.

Messa in scena per la prima volta nel 2010 al Royal Court Theatre di Londra, e poi giunta fin nel cuore del West End (proprio al West End Theatre), “The Riot Club” (titolo originale del film) è la storia di una cena maledetta. Un incontro che dovrebbe essere la ripetizione di un antico rito risalente addirittura al XVIII secolo, e che le circostanze trasformano in una scena di un crimine. Un gruppo di studenti ammessi alla prestigiosa università di Oxford intendono continuare l’antica tradizione del Riot Club, fondato nel 1776 da un nobile libertino rimasto ucciso per questioni di adulterio: i membri devono essere nel numero di dieci, la maggior parte di essi fa parte del club per diritto ereditario ma un paio di membri vanno reclutati tra i nuovi studenti. Ovviamente, i due – identificati in Miles (Max Iorns) e Alistair (Sam Claflin) – devono meritarsi l’inclusione, attraverso prove e iniziazioni tipiche dei club inglesi e delle più “pop” confraternite statunitensi. Miles tiene particolarmente a entrare in questo circolo di privilegiati, anche se la sua relazione con Lauren (Holliday Grainger) viene messa a rischio dagli eccessi e dal codice maschilista (a tratti omo-erotico) dei membri del Riot. La regola principale è poi quella di partecipare a una cena semestrale durante la quale i dieci membri del club si lasciano andare a ogni sfrenatezza. Un rito che, proprio per la sua celebrazione del “carpe diem”, si eleva  a una dimensione “filosofico-spirituale”: questo almeno nelle intenzioni  di coloro che hanno fatto parte di questa congrega nei secoli. La cena viene organizzata in un pub a conduzione famigliare qualche miglio lontano da Oxford, ma degenererà nel crimine.

Adattando la pellicola dalla piéce teatrale (avvalendosi in sceneggiatura della stessa autrice dell’opera), Lone Scherfig introduce un prologo  e un epilogo a ciò che, prevedibilmente, in teatro era l’unica scena, e cioè il simbolico convivio a tavola. Capovolgimento e distorsione dell’evangelica Ultima Cena, l’incontro fatto di libagioni, eccessi, cattiverie, tradimenti, distruzione e violenza fisica diventa una sorta di “sabba aristocratico” dove irritanti pargoli della classe dominante, sommersi di soldi coi quali pensano di pagare ogni debito e ogni responsabilità materiale, celebrano la propria supposta superiorità (a)morale sulla massa che “li odia perché li invidia”. Solo Miles sembra mantenere un minima di barra interiore nel crescendo che porterà al disastro finale (qualcosa che riporta alla memoria dello spettatore cinefilo il kubrickiano “Arancia Meccanica”). E quando si presenta il conto di un’inevitabile redde rationem, i dieci rampolli si trovano di fronte a un bivio: salvare sè stessi prendendo le distanze dal Riot Club (e condannandolo alla fine storica dopo due secoli e mezzo), o eleggere un capro espiatorio tra gli “illustri” membri…

Presumibilmente più efficace in lingua originale, “Posh” propone una costruzione narrativa elementare, un crescendo solo a tratti ben fatto (le situazioni da reale thrilling sono contate), ma non aggiunge nulla alle tante pellicole incentrate sul tema dei “giovani maledetti e impuniti”. I volti dei protagonisti, bei ragazzotti come  Max Irons, Duglas Booth, Hollyday Granger e Sam Claflin faranno senza dubbio da calamita per il pubblico più giovane. L’epilogo amaro della storia, comunque, ci risparmia facili conclusioni da cine-parabola e ci ricorda, purtroppo, che la giustizia non è sempre di questa terra.

Un’ultima notazione: la locandina italiana affibbia un aggettivo negativo alla protagonista femminile, quando invece il suo personaggio è assolutamente differente. Perchè?

Ferruccio Gattuso

Posh
Regia: Lone Scherfig
Cast: Natalie Dormer, Sam Claflin, Douglas Booth
Distribuzione:  Notorious Pictures
Uscita nelle sale:  25 settembre
Voto: 6/10

 

theriotclub

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