“Boyhood”: Richard Linklater cattura lo scorrere del tempo e il senso della vita in un’opera originalissima

BoyhoodUn esperimento originalissimo, una scommessa vinta. E poi un Orso d’Argento per la regia all’ultimo Festival di Berlino e, a detta di molti, un Orso d’Oro mancato. Questo è l’ultimo film di Richard Linklater, cineasta che da diversi anni ha fatto del realismo totale una missione per il grande schermo. “Boyhood” esce nelle sale il 23 ottobre.

L’intuizione è, in definitiva, il film stesso. Il regista americano realizza “Boyhood” in dodici anni, dal 2002 al 2013, vincolando i protagonisti principali del cast artstico (ma anche tecnico: la coerenza estetica del prodotto resta immutata) a lavorare una manciata di giorni ogni anno sul set (per… 39 giorni totali!). Invecchiando. E siccome la maggiore trasformazione fisica e mentale in un essere umano è quella che va dall’infanzia alla maggiore età, è la vita del giovane Mason (interpretato egregiamente dall’inizialmente non professionista Ellar Coltrane) a fare da fulcro alla storia, dai suoi primi giorni di scuola fino al suo approdo all’università. La vita di Mason scorre al fianco dei componenti della sua famiglia, una famiglia come tante in America, con i genitori (Ethan Hwake e Patricia Arquette) divorziati – entrambi claudicanti nella ricerca di una nuova anima gemella (soprattutto la madre, che passa da un fallimento sentimentale all’altro) – una sorella maggiore che, crescendo, cerca la sua identità, e un Paese, gli States, dove lo scenario politico, sociale e culturale (anche attraverso la colonna sonora musicale) muta. Per capirci, dalla discussa presidenza di Geroge W. Bush all’approdo alla Casa Bianca del primo presidente nero Barack Obama, con tutti i corollari prevedibili sul fronte interno ma soprattutto internazionale. Insomma, la vita vera: rappresentata come tale, dunque senza quei “colpi di scena” e quelle “eccezionalità” che rendono una storia “cinematografica”. Ed è la vita reale, intessuta di dialoghi alchemicamente perfetti (eppure normalissimi nei tempi, nella consequenzialità logica  e nelle pause, vera e propria specialità di casa Linklater, regista e sceneggiatore di film come “Prima dell’alba”, “Before Sunset” e “Before Midnight”) che scorre e che, normalità dopo normalità, rivela una poesia di fondo. Che è poi la poesia dell’esistenza stessa, mix di gioie e dolori, e soprattutto inseguimento dell’amore dato e ottenuto. Con una chiusa perfetta, su due volti giovani e illuminati dalla fame di vita. Etichettata come “capolavoro”, “Boyhood” è senza dubbio un’opera originale, ottimamente scritta ma che – proprio per queste sue caratteristiche di rifiuto di eccezionalità narrativa nei codici della fiction – conquista compiutamente solo nel finale (dopo quasi tre ore di durata). Quando tutto, cioè, acquista senso.

Ferruccio Gattuso

Boyhood
Regia: Richard Linklater
Cast: Ellar Coltrane, Patrica Arquette, Ethan Hawke
Distribuzione:  Universal Pictures Italia
Uscita nelle sale:  23 ottobre
Voto: 7/10

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