“Confusi e felici”: una piccola commedia infarcita di sentimentalismo

foto-confusi-e-felici-3-lowMarcello (Claudio Bisio) è uno psicanalista pasciuto dalla ricca professione, che svolge per inerzia e corazzandosi di molto cinismo e distacco (diciamo pure disinteresse) per i propri pazienti e per chiunque si trovi a incrociare il metro quadro da lui calpestato. Insomma, del prossimo gliene frega assai poco.

Marcello è divorziato e con una figlia che non vede da tempo: ma tanto si sta bene così da soli, col portafoglio sempre pieno e in un età, 49 anni, nella quale ti godi il benessere raccolto senza avere ancora i seri acciacchi dell’anzianità. Marcello ha una segretaria scrupolosa  di nome Silvia (Anna Foglietta), che sarebbe anche alquanto piacente, se solo lui avesse il tempo di accorgersene, alzando lo sguardo dallo smart phone per notare, che so, almeno quando cambia taglio o colore di capelli. Tra i suoi pazienti c’è una varia umanità che vive in equilibrio sulle proprie tare, affidandosi a lui – lo psicanalista cialtrone – come a un Pronto Soccorso, un confessore, un salvatore. C’è Nazareno (Marco Giallini), coattone micro-gangster che spaccia fumo, Pasquale (Massimiliano Bruno) conducente di autobus mammone e mai cresciuto, Vitaliana (Paola Minaccioni) cougar ninfomane, Michelangelo (Rocco Papaleo, che non figura nei crediti) telecronista sportivo iracondo e tradito inconsolabile, e la coppia in crisi sessuale composta da Enrico (Pietro Sermonti) e Betta (Caterina Guzzanti). Un giorno, però, la ruota della fortuna cambia giro: Marcello scopre di avere una grave malattia e cade in depressione. A quel punto, su iniziativa di Silvia, saranno i pazienti a cercare di salvare il proprio psicanalista in crisi.

Camminare “tra la leggerezza e la profondità”: è questa la meta verso cui punta  Massimiliano Bruno (“Nessuno mi può giudicare”, “Boris – Il Film”). E per riuscire a rimanere in equilibrio sullo stretto percorso tra commedia e dramma, il regista romano coglie la preziosa occasione di affidarsi a un valido cast. Il problema è che è solo questo gruppo di attori (Giallini, Bisio, Guzzanti e Foglietta in testa) mantiene a galla una storia che, su ogni altro fronte, alza bandiera bianca e si arrende ai peggiori istinti della commedia di facile palato. Perché i tic del piccolo e dimenticabile film tricolore di questi nostri ultimi tempi ci sono tutti: una comicità prevedibile e dalla battuta telefonata, uno stucchevole sentimentalismo, il virus del buonismo e del “politicamente corretto” (sul tema del razzismo) che però, d’improvviso, si concede un paio di goffe scivolate sul crasso doppio senso politicamente scorretto (nel finale, quando viene coinvolto un receptionist d’albergo gay). Per capirci: essere politicamente scorretti è cosa meritevole in questi tempi di melassa e puritanesimo “modernista”, ma se si decide di esserlo bisogna farlo con stile, e non sulle corde della battuta in stile “Bagaglino”. Infine, ultimo peccato del film: il tentativo di produrre dramma, inciampando in una narrazione cinematografica dove tutto viene banalizzato per ragioni di durata della pellicola, e cimentandosi nell’evocazione del primo Muccino e del primo Ozpetek, ovviamente fuori tempo massimo, e in sedicesimo.

Ferruccio Gattuso

Confusi e felici
Regia: Massimiliano Bruno
Cast: Claudio Bisio, Marco Giallini, Anna Foglietta
Distribuzione:  01 Distribution
Uscita nelle sale:  30 ottobre
Voto: 4/10

 

confusiefelici

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.