“Sils Maria”: Juliette Binoche memorabile nel film di Assayas

Sils mariaIl tempo che scorre nella mente più che sul volto di una donna, costretta a confrontarsi con il proprio passato e un presente che la spiazza professionalmente. É la cornice della storia di “Sils Maria”, ultimo film di Olivier Assayas presentato a Cannes 2014, in uscita nelle sale il 6 novembre.

Attrice di successo giunta alla maturità, Maria Enders (Juliette Binoche) si trova di fronte a una proposta difficile;: accettare o meno di tornare a interpretare una piéce teatrale dell’autore che l’ha lanciata giovanissima e l’ha resa una star. Il problema è che, per ovvie ragioni anagrafiche, Maria non è chiamata a vestire il ruolo di Sigrid, giovane e manipolatoria ragazza capace di far perdere la testa al proprio capo (donna) sul lavoro, bensì il ruolo di quest’ultima, la fragile Helena che alla fine si suiciderà per l’abbandono e l’umiliazione. Maria accetta la parte, anche per omaggiare la memoria dell’autore recentemente scomparso, al quale era umanamente legatissima. La parte di Sigrid andrà, invece, a una starlette hollywoodiana idolo dei teenager (Chloë Grace Moretz) , di un certo talento ma immersa fino al collo nell’universo del gossip. Per prepararsi al ruolo, Maria si reclude nella casa del suo mentore tra le montagne svizzere, per gentile concessione della vedova di lui: qui, insieme alla giovane assistente Valentine (Kristen Stewart, seconda scelta dopo il rifiuto di Mia Wasikowska, eppure perfetta anche per il suo ruolo evocativo di diva dei giovanissimi per la saga di “Twilight”) leggerà il testo e cercherà dolorosamente di adattarsi al personaggio, che mai amò in passato e che non sente per nulla suo. Il confronto con l’assistente corre sul filo di una sfida psicologica, anagrafica e sottilmente sentimentale. Accanto ad esso non manca il confronto con sé stessa e – il più crudele di tutti – con la giovane attrice che sembra maneggiare il futuro (e i media che amplificano la propria professione e il proprio “personaggio”) con l’abilità e la naturalezza che a lei mancano.

Il film di Assayas non è però solo un racconto psicologico, bensì anche una cronaca: di come una grande attrice (come è per l’appunto la Binoche, qui in una prova memorabile, perfettamente afferrabile solo ed esclusivamente in lingua originale: si rassegnino i pigri fan del doppiaggio) si prepara, con fatica e sofferenza, a un ruolo importante. Ed è questo processo di auto-annullamento e di camaleontica metamorfosi che può affascinare o infastidire lo spettatore (lungo due ore secche, e verbosissime, di pellicola): perché assistere al compito “tecnico-preparatorio” dell’attore può piacere a chi ama il disvelamento dell’essenza della professione, ma può turbare (nel senso letterale del termine) coloro che ritengono di avere il diritto di non perdere la magia della rappresentazione. Risparmiandosi la deludente constatazione che la vita di molti attori è semplicemente quella che “avanza” tra un personaggio e l’altro interpretato. E quegli avanzi, molto spesso, non sono un granché, tra ipocrisie, auto-indulgenze, rivalità, insicurezze.

Ferruccio Gattuso

Sils Maria
Regia: Olivier Assays
Cast: Juliette Binoche, Kristen Stewart, Chloë Grace Moretz
Distribuzione:  Good Films
Uscita nelle sale:  6 novembre
Voto: 7/10

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