“Torneranno i prati”: le trincee della Grande Guerra nel film di Ermanno Olmi

torneranno-i-prati-16-lowLa Grande Guerra è stata raccontata sullo schermo in film memorabili, basti pensare a “Niente di nuovo sul fronte occidentale” (1929) di Erich Maria Remarque o a “Orizzonti di gloria” (1957) di Stanley Kubrick. In questo solco (soprattutto in quello di Remarque) con la rappresentazione cronachistica – praticamente in tempo reale – di una notte nel cuore del grande macello, Ermanno Olmi pone il suo ultimo film, “Torneranno i prati”, in uscita nelle sale il 6 novembre.

Un’uscita che, con termine militare, definiamo strategica, essendo il 4 novembre l’anniversario della vittoria nella Prima guerra mondiale. Olmi, in soli settanta minuti di pellicola, ci mostra nel modo più efficace possibile il dolore e il sacrificio umano immenso dietro a quella vittoria. Perché, come cita una battuta nell’epilogo del film, sulle trincee dove i soldati hanno sofferto scomparirà la neve, torneranno i prati e, a distanza di poco tempo, nessuno si ricorderà di ciò che è accaduto. E quel che è accaduto, a cento anni dallo scoppio del grande conflitto, prova a raccontarlo Olmi portandoci sul fronte Nord-Est, dopo gli ultimi violenti scontri del 1917, nel penultimo anno di guerra, in un angolo montuoso dove la neve copre ogni cosa, attutisce alcuni rumori ma ne amplifica altri (come la voce di un soldato  che, a inizio film, intona canzoni napoletane, ascoltato e invocato da entrambe le trincee, quella italiana e quella austriaca) e dove soldati umili e disperati sopravvivono nelle viscere di una terra gelida. Qui  la fame, la febbre e la paura della morte sono compagne quotidiane, qui ufficiali sempre più sconfortati devono mantenere uno straccio di speranza nei propri sottoposti, umiliati dalle condizioni ma anche dalle assurde, criminali decisioni delle alte gerarchie militari.

Da un’immagine di cielo grigio invernale, Olmi scende con lo sguardo sulla terra e nella terra e non lo sposterà più: punta sui volti deformati dalla paura dei soldati, sulla natura vegetale e animale che risiede sulla neve (indifferente ai patimenti bellici degli umani proprio come ne “La sottile linea rossa” di Malick), sembra prosciugare la realtà di ogni colore che non sia quello color corda dei sacchi e delle divise che rendono tutti identici. E con la splendida fotografia (di Fabio Olmi) e l’altrettanto eccellente sonoro (Francesco Liotard) ci porta letteralmente in trincea, dove gli ordini dei superiori arrivano per dispaccio o attraverso telefonate stringate, dove il rito immutabile è quello del rancio, della posta in arrivo, della guardia. Non serve a molto citare gli interpreti (in ogni caso il Maggiore è Claudio Santamaria, il Tenentino, autore dell’intenso monologo finale rivolto verso la macchina da presa, è Alessandro Sperduti, il Capitano febbricitante Francesco Formichetti) in un film breve ma corale dove le vere protagoniste  sono la mancanza di speranza e la morte. Da segnalare il commento musicale del trombettista Paolo Fresu.

Ferruccio Gattuso

Torneranno i prati
Regia: Ermanno Olmi
Cast: Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti
Distribuzione:  01 Distribution
Uscita nelle sale:  6 novembre
Voto: 7/10

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