“Hunger Games – Il Canto della Rivolta”: terzo capitolo della saga con Jennifer Lawrence

hunger gamesLe saghe fidelizzano, le saghe si ripetono, le saghe appassionano, le saghe annoiano. Scegliete voi quale opzione più si confà alle vostre attitudine. Fatto sta che l’ultimo episodio (il terzo) della saga “Hunger Games”, sottotitolato “Il Canto della Rivolta”, esce nelle sale il 20 novembre.

E c’è sempre lei – Jennifer Lawrence, bravissima, bellissima – a troneggiare in ogni passaggio fondamentale di questa grande avventura fantascientifica e distopica dove la cornice ci è già ben conosciuta. Sicuri che queste righe verranno lette solo da coloro che conoscono la storia, sorvoliamo sugli antefatti. Basti dire che in questo episodio – diretto ancora una volta da Francis Lawrence, già autore del secondo episodio “La Ragazza di Fuoco” – non è più il Grande Gioco a farsi centro delle vicende narrate, bensì un’aperta ribellione contro il regime retto dal Presidente Snow (Donald Sutherland). La Resistenza si è organizzata agli ordini di Alma  Coin (Julianne Moore, new entry), abile e cinica nel piano evidente di sfruttare la celebrità di Katniss Everdeen (Lawrence) per serrare le proprie file e costruire un’epica bellica intorno a lei. Dopo iniziali titubanze, Katniss accetta: si fa riprendere al fronte (dall’abile  e molto sexy regista Cressida, interpretata da Natalie Dormer, volto noto per il ruolo di Margaery Tyrell nel  serial “Il Trono di Spade”) mentre incita il proprio esercito di ribelli e, soprattutto, la popolazione ancora sotto il maglio del regime di Capitol City. Insomma, Katniss non è entusiasta, ma si presta, e finsice per essere come l’argentino Che stampato sulle magliette in Occidente e sfruttato dal regime cubano: un prodotto rivoluzionario da marketing. Sull’altro fronte, ebbene sì, Peeta Mellark (Josh Hutcherson) non è morto, ma anzi viene assoldato (con uso della forza o per plagio?) da Snow nel ruolo simmetrico di simbolo contro Katniss. A colpi di video e di trasmissioni le due fazioni si affrontano. E alle immagini aggiungono bombe, massacri, guerra. Ma, attenzione, “Il Canto della Rivolta” non è poi così bellico e action come si vorrebbe far credere: o meglio, nonostante qualche ottima scena action-distruttiva, è la politica più pura a fare da protagonista. E sono le riflessioni accennate sopra, vale a dire l’utilizzo cinico e propagandistico degli eroi e delle vittime a indurre lo spettatore a porsi qualche domanda in più. Chissà se il teenager medio affamato di spettacolarità nonché fan di “Hunger Games” ci penserà su, ma con un po’ di ottimismo potremmo pensare di sì.

Perché, in fondo, è questa la forza narrativa della saga di “Hunger Games”: riuscire a divertire i giovanissimi, e al contempo sollazzare l’audience più adulta (o comunque più matura) con riflessioni sui giochi di potere e sulla distorsione che la macchina mediatica (soprattutto nella declinazione “reality”) attua sulla vita collettiva. Accanto a Jennifer Lawrence, i volti noti di Liam Hemsworth (nel ruolo di Gale, sempre più conscio di aver perso le attenzioni amorose di Katniss), il compianto Philip Seymour Hoffman (nelle vesti dello stratega ribelle Plutarch Heavensbee), Elizabeth Banks (Effie Trinket) e altri.

Chiudiamo (non ce lo facciamo scappare mai, ormai è una missione) segnalando il risibile tic politicamente corretto animalista che puntualmente, secondo le regole hollywoodiane, affiora in questo episodio: nei combattimenti distribuiti lungo le due ore e mezzo di film assistiamo a carneficine assortite dove gli umani cadono a terra secchi come castagne dall’albero in autunno. Viene bombardato un ospedale pieno zeppo di feriti, donne, bambini, anziani, dottori e infermieri. Negli scontri tra ribelli e guardie del Presidente Snow non si contano gli esseri umani che muoiono falciati dai colpi di arma da fuoco. La guerra, baby. Ma – attenzione – se Katniss va a caccia col suo arco e si ritrova un cervo nel mirino, ebbene no, non uccide la bestia in questione perchè… è inconsapevole di ciò che gli sta accadendo. Cioè: i ribelli si devono sfamare ma lei rinuncia a catturare la preda per un motivo del genere. Seconda scena: Katniss rischia la vita durante un bombardamento per andare a recupeare la sorellina che si è cacciata nei guai, mentre tutto crolla. Dov’è andata, la piccola Primrose (Willow Shields)? Ve lo diciamo noi: a recupreare il suo gatto. Per capirici: due esseri umani mettono a repentaglio la propria vita per salvare un animale. Insomma, nella saga di “Hunger Games”  le bestie non posso morire, punto e basta. Un giorno ci libereremo dal bigottismo del politicamente corretto, e sarà un momento luminoso di intelligenza riconquistata.

Ferruccio Gattuso

Hunger Games – Il Canto della Rivolta
Regia: Francis Lawrence
Cast: Jennifer Lawrence, Donald Sutherland, Julianne Moore
Distribuzione:  Universal Pictures Italia
Uscita nelle sale:  20 novembre
Voto: 6,5/10

 

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