“I toni dell’amore”: l’elegante (doloroso) crepuscolo di una matura coppia gay

toni dell'amoreIra Sachs, regista e autore statunitense cui si deve l’apprezzato “Keep The Lights On” (2012), torna a raccontare – con “I toni dell’amore – Love Is Strange”, in uscita il 20 novembre – una relazione omosessuale scegliendo come protagonisti due maturi (quasi anziani) gay newyorchesi.

Dopo ben ventotto anni sotto lo stesso tetto, Ben (John Lithgow)  e George (Alfred Molina) – un pittore e un insegnante di musica – decidono di sposarsi approfittando delle nuove leggi in città. Poco tempo dopo, però, George viene licenziato dal lavoro: la scuola cattolica presso la quale è impiegato aveva tollerato la sua omosessualità (accompagnata da una ferma fede religiosa), ma alle alte sfere vescovili il matrimonio sembra decisamente troppo. Secondo regola Usa, no-lavoro no-assicurazione sanitaria e no-preavviso: si va a casa subito. Risultato: il bell’appartamento nel quartiere di Chelsea, di cui da poco Ben e George sono proprietari, si fa improponibile per il costo del mutuo: la coppia si trova costretta a venderlo e, in attesa di trovare una nuova sistemazione, a dividersi, finendo ospite presso amici. Ben va a vivere dal nipote Elliot (Darren E. Burrows), sposato con la scrittrice Kate (Marisa Tomei), mentre George finisce sul divano di una coppia di amici poliziotti gay. La separazione è dolorosa, l’imbarazzo per essere diventati un evidente fastidio per gli amici  è indubbio, nonostante i silenzi e le stoiche sopportazioni degli interessati. Per di più, il destino ha in serbo un mesto crepuscolo per una storia sentimentale solida come la roccia.

Evidentemente confidando troppo sull’indiscussa bravura dei due principali interpreti, Sachs confeziona una storia dai tempi un po’ faticosi, girata quasi sempre tra le mura degli appartamenti (ma quando New York fa capolino nella sua metropolitana e unica bellezza, la sua presenza si sente eccome) in cui la sceneggiatura a tratti arranca e dove maggiori brillantezza e ironia  nei dialoghi avrebbero giovato. A controbilanciare queste difficoltà, resta una pulizia registica, un’estrema eleganza di narrazione visiva, e una sensibilità struggente in alcuni passaggi, come quando la macchina da presa gioca sul rapporto tra realtà e rappresentazione pittorica (partendo dal tema dei quadri di Ben), restando fissa su alcuni scenari, anche quando i suoi protagonisti hanno abbandonato l’inquadratura. A ricordarci come a volte i luoghi si fanno compagni  delle nostre memorie più ficcanti.

Un po’ irritante, invece, appare la cornice sottilmente militante e radical chic del mondo rappresentato: con sfumature quasi idilliache, Sachs ci rappresenta (un po’ come da noi ha fatto Ferzan Ozpetek) una comunità “illuminata”, altamente acculturata, sofisticata, costruita su “famiglie allargate d’elezione”, dove il politicamente corretto trionfa. Insomma, “la meglio umanità”: e chi non la pensa così, è semplicemente a una stadio precedente dell’evoluzione.

Ferruccio Gattuso

I toni dell’amore – Love Is Strange
Regia: Ira Sachs
Cast: John Lithgow, Alfred Molina, Marisa Tomei
Distribuzione:  Koch Media
Uscita nelle sale:  20 novembre
Voto: 6,5/10

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