“Trash”: una corsa a perdifiato andata e ritorno tra i rifiuti delle favelas brasiliane

trashNon è un paese per giovanissimi, il Brasile. Per i bambini, no di sicuro. Qui, perlomeno nei percorsi fatiscenti e pericolanti delle favelas, cose come il Telefono Azzurro o la tutela dei minori sono veri e propri Ufo. Possibilità nemmeno identificate. Unica speranza, forse, i missionari che cercano di portare un minimo di ordine e civiltà nel caos. É questa la cornice – peraltro solo epidermica, ed è uno dei difetti del film – di “Trash” di Stephen Daldry, in uscita nelle sale il 27 novembre.

Due ragazzini  –  Rafael (Rickson Tevez) e Gardo (Luis Eduardo) – si guadagnano da vivere smistando rifiuti nella grande discarica a ridosso di una favela della grande Rio de Janeiro. Un giorno, trovano un portafoglio pieno di soldi e informazioni “in codice”. Lo spettatore, che ha potuto assistere a un prologo, sa da dove viene quel portafoglio e ne intuisce le pericolose potenzialità. Dal momento del ritrovamento, infatti, i due ragazzini, aiutati da un terzo amico coetaneo di nome Rato (Gabriel Weinstein), diventano prede di una spietata caccia, ad opera di poliziotti corrotti, guidati da politici ancora più corrotti, determinati a cancellare prove schiaccianti che possono compromettere la propria scalata politica in tempo di elezioni.  Unico volto amico, in una città dove la pietà può calare imprevedibile ma non programmata, può venire dal religioso cattolico, Padre Julliard (Martin Sheen) e dalla sua giovane aiutante Olivia (Rooney Mara, irriconoscibile dai tempi di “Millennium”).

Stephen Daldry presta l’occhio della macchina da presa alla mera osservazione di un’ipercinetica fuga, e man mano che i minuti scorrono e le situazioni pericolose si ripetono, appare evidente che l’anima della pellicola è il thrilling. La denuncia di ciò che il Brasile è (ancora) oggi, a prescindere dai vari governi avvicendatisi alla sua guida, la situazione politica e sociale di quel paese, tutto è presente ma echeggia in modo – come detto in avvio – epidermico, superficiale. A parziale spiegazione, il fatto che il film sia tratto dall’omonimo romanzo per ragazzi di Andy Mulligan. Di valido, senza dubbio, il sotteso messaggio morale della storia, con una netta, cristallina esaltazione dei valori dell’amicizia, della giustizia (i giovani eroi rischiano quel che rischiano per un radicato senso di giustizia miracolosamente coltivato nello squallore delle favelas) e, incredibile a dirsi per un film di oggi, della fede. In questo caso, la fede cristiana cattolica. Daldry (sue tre opere molto diverse tra loro ma di indubbia qualità come “Billy Elliot”, “The Hours” e “The Reader”) non riesce a mantenersi ai livelli che lo hanno reso celebre agli esordi: “Trash” punta tutto sull’azione e – se non fosse per la straordinaria bravura istintiva dei tre giovanissimi protagonisti – si perderebbe in una galleria di personaggi sterotipati e stanchi: Martin Sheen e la bellissima Mara sono letteralmente sprecati. Molti, sin dalla proiezione del film al Festival di Roma, hanno avanzato condivisibili paragoni con il più riuscito “The Millionaire” di Danny Boyle. Che vinse 8 Oscar. Ma repetita, al cinema, non semper iuvant.

Ferruccio Gattuso

Trash
Regia: Stephen Daldry
Cast: Rooney Mara, Martin Sheen, Wagner Moura
Distribuzione:  Universal Pictures Italia
Uscita nelle sale:  27 novembre
Voto: 6/10

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