“Mommy”: il giovane talento canadese Xavier Dolan firma uno dei film più intensi della stagione

mommyPremio della Giuria a Cannes 2014 (ex aequo con Godard!), candidato Oscar dal Canada come miglior film straniero, “Mommy” del giovane ventiquattrenne, talentuoso Xavier Dolan – in uscita nelle sale il 4 dicembre – ha tutti i crismi per essere uno dei migliori film della stagione in corso.

Dianne, una vedova negli  “anta” (Anne Dorval, amica di Dolan e sua attrice-icona: presente anche “J’ai tué ma mère”, in “Les amours imaginaires” e infine in “Laurence Anyways”) e dai modi esuberanti deve gestire con estrema difficoltà un figlio affetto da una grave forma di sindrome da deficit di attenzione.  Steve (Antoine-Olivier Pilon) – questo il nome del giovane sedicenne – non riesce a gestire con equilibrio le proprie emozioni, cova una violenza pericolosa, ed è la ragione per cui sua madre non riesce a raggiungere una stabilità lavorativa ed affettiva. Una scomposta reazione a scuola, inoltre, ha messo Dianne e Steve nella condizione di cercare un aiuto legale: Steve ha colpito un compagno, e ora la richiesta di danni è esosa. Nell’ipotetica società futura (ma alquanto prossima: il 2015) in cui si muovono i protagonisti, sarebbe possibile per i genitori abbandonare i propri figli, nel caso questi fossero disturbati o comunque “difficili”, alle “cure psichiatriche” statali, vale a dire alla reclusione.

Dianne, invece, lotta contro un’esistenza scombinata per tenersi accanto il problematico figlio. La vita di questa ristretta famiglia a due è soffocante (da qui la sublime intuizione  di Dolan di restringere il campo visivo con un formato d’immagine 1:1 “per concentrare  – sono parole sue – l’osservazione sul close up, sugli sguardi e sui volti, senza suggerire distrazioni a destra e a sinistra degli esseri umani in scena”) e solo quando questa vita sembra aprirsi a una prospettiva di speranza (due sole volte lungo la storia), lo schermo si apre al formato più tradizionale per il cinema, i 16:9. Un aiuto, alla strana coppia di outsider (stretti da un vincolo psicologico ma altresì carnale),  sembra darlo (e riceverlo) una vicina di casa, la balbuziente, insicura e dolce Kyla (Suzanne Clément), moglie e insegnante insoddisfatta. Tra i tre individui si crea un’assonanza e una muta alleanza contro l’insensatezza del dolore esistenziale.

Lascia stupefatti l’abilità di un artista dell’età di Dolan nel dirigere con straordinaria abilità gli attori (tutti scandalosamente bravi), nel rendere la macchina da presa oggetto invisibile immerso nella realtà. Stupisce la sua capacità chirurgica di cogliere i particolari – visivi (fisici) ed emozionali (impalpabili) – di una scena, di un’anche minima interazione tra esseri umani. Lascia senza parole la capacità di osservazione delle sfumature, nei gesti e negli sguardi, dei personaggi femminili. Così come è a dir poco pregevole la profondità assoluta con cui Dolan sa immergersi in un mondo che non è il suo (il regista è di radici borghesi, la storia narrata si svolge in una realtà proletaria o comunque, per quanto riguarda Kyla, piccolo-borghese).  Insomma, talento puro di un giovane cineasta che nel 2008, a soli 19 anni, aveva già realizzato un ottimo lungometraggio   (il già citato “J’ai tué ma mère”), e nel 2010 avrebbe scritto, diretto  e interpretato il suo secondo lungometraggio (“Les Amours imaginaires”, presentato a Cannes). Un film da non perdere e, per una volta, forse non necessario nel (terrificante) franco-canadese del Quebec dell’audio originale. Ok, è una battuta (perché l’originale è sempre meglio) ma, ragazzi, che lingua.

Ferruccio Gattuso

Mommy
Regia: Xavier Dolan
Cast: Antoine-Olivier Pilon, Anne Dorval, Suzanne Clément
Distribuzione:  Good Films
Uscita nelle sale:  4 dicembre
Voto: 9/10

 

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