“Still Alice”: Julianne Moore prenota l’Oscar con un dramma sull’Alzheimer

stillalice_20march14_628Sarebbe veramente difficile non consegnarglielo. Con “Still Alice” di Richard Glatzer e Wash Westmoreland – in uscita nelle sale il 22 gennaio – Julianne Moore non è mai apparsa così vicina ad aggiudicarsi l’Oscar come migliore attrice. Un’onorificenza, questa, che la grande attrice americana non ha mai conquistato, nonostante ruoli, performance e film che hanno lasciato il segno. Intanto, il Golden Globe 2015 le è già stato consegnato.

Oscar e handicap, Oscar e malattia spesso hanno flirtato. Tanto che molti vedono, in questi ruoli e in queste storie, un intento ricattatorio. Non è così per “Still Alice”, film tratto dall’omonimo romanzo dell’italoamericana Lisa Genova,  assolutamente refrattario ad ogni retorica e sentimentalismo, storia che va dritta al cuore del problema della malattia dell’Alzheimer assumendosi il compito – originale ed efficace – di mantenere al centro di tutto la protagonista, con il suo punto di vista (memorabile la rirpesa con la sua nuca in primo piano e, in lontananza, i famigliari fuori fuoco al tavolo che discutono di lei, ndr), seppur progressivamente annebbiato e incerto. Non è dunque la storia dell’impatto della malattia su coloro che devono misurarsi con la vittima, bensì cronaca di una discesa nell’oblio. Storia dolorosa, che Julianne Moore – nei panni della cattedratica linguista stimata in tutto il mondo Alice Howland – carica su di sé con stupefacente bravura, con un lavoro di sottrazione, silente e contenuto, dando corpo e sangue a una donna non comune, determinata nel combattere e rallentare l’avanzata del morbo. Attorno a sé, una famiglia composta da un marito ricercatore medico in piena carriera (Alec Baldwin) e tre figli colpiti da una doppia tragica notizia: la malattia  – una rarissima forma di Alzheimer che colpisce già in età giovane (Alice ha solo 50 anni)  – è ereditaria e potrebbe trasmettersi anche a loro.

Di tutta la famiglia, proprio la figlia più lontana fisicamente – Lydia (Kristen Stewart), attrice impegnata sulla costa ovest, è quella che, in modo sincero e diretto e a volte anche duro, stabilisce un rapporto intenso, di rispettoso aiuto e comprensione. Compiendo delle scelte che gli altri  famigliari, nemmeno l’amorevole marito John, riescono a fare con la medesima dedizione. Alice affida le proprie memorie al cellulare, si sfida quotidianamente a ricordare parole, luoghi, nomi, realizza un importante video sul proprio computer portatile, destinato a servirle quando sarà ormai trasformata in un’altra persona.

Non serve dire altro sulla storia, su alcune scene struggenti (ma, ripetiamo, mai retoriche o sentimentali) che restano nella memoria dello spettatore. Basti dire che Julianne Moore è letteralmente magica nel cambiare espressione e postura, dalla donna intelligente, sicura ed energica che era all’individuo indebolito, obnubilato e insicuro che finisce per diventare un “argomento di discussione” tra i suoi cari. Accanto alla Moore, merita una citazione particolare Kristen Stewart: l’ex divetta della saga per teenager “Twilight” appare sempre più padrona del mestiere, e se in “Sils Maria” aveva già dato buona prova di sé, in “Still Alice” vince senza tema la partita. Intensa, capace di dare al proprio personaggio una densità caratteriale negli sguardi e negli atteggiamenti fisici, infine naturalmente disposta a un’alchimia eccellente con la Moore.

Ferruccio Gattuso

Still Alice
Regia: Richard Glatzer, Wash Westmoreland
Cast: Julianne Moore, Alec Baldwin, Kristen Stewart
Distribuzione:  Good Films
Uscita nelle sale:  22 gennaio
Voto: 7,5/10

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