“Non sposate le mie figlie!”: un sorriso smonterà le tensioni etniche (forse)

foto-non-sposate-le-mie-figlie-10-highHa sbancato in Francia (12 milioni di spettatori, praticamente una fetta di nazione), ha bissato in Germania. E ora arriva in Italia, paese di buonismo e sentimentalismo per eccellenza, dunque le porte saranno aperte a questo “Non sposate le mie figlie!”, commedia che gioca e sorride sulle tensioni etniche in Francia, nelle sale dal 5 febbraio.

Per far sorridere, servono i luoghi comuni. E in questa commedia leggera e melassosa di Philippe De Cahuveron di luoghi comuni ce ne sono in dosi da cavallo. Sarebbe comunque bello che le differenze culturali (soprattutto religiose…) si potessero smontare così. Ed è esattamente questa la ragione del successo di questo film che, a differenza di tante altre commedie francesi, ha meno verve, meno sapidità nei dialoghi, meno sterzate divertenti nella trama. Tutto infatti è guidato con il manubrio della prevedibilità, in una storia che fornisce premesse divertenti e parossistiche, per poi adagiarsi in una replica smaccata (in chiave post-moderna) del classico “Indovina chi viene a cena” di Stanley Kramer.

Claude (Christian Clavier) e Marie Verneuil (Chantal Lauby) sono due maturi e agiati francesi “autoctoni”, cattolici e gollisti convinti, insomma – nella cornice del Luogo Comune – i classici francesi della “maggioranza silenziosa” che mal sopporta le evoluzioni globalizzatrici della modernità e l’immigrazione sostenuta nel proprio paese. I due hanno quattro figlie decisamente carine che, per uno scherzo del destino, fanno scelte capaci di portare i genitori sull’orlo dell’esuarimento nervoso. Una filgia sposa un ebreo, una figlia sposa un musulmano, una figlia sposa un cinese e, bè, la figlia più giovane è lì lì per scegliere. Anzi, avrebbe già scelto, ma non ha il coraggio di comunicare la notizia ai suoi genitori: il suo futuro sposo sarà infatti un ragazzo di origini africane. Decisi a mantenere una facciata di tolleranza e correttezza politica, Claude e Marie faticano non poco (soprattutto Claude, il più polemico) a gestire le differenze culturali ma soprattutto, a quanto pare, gastronomiche. I generi, tra di loro, litigano, poi si alleano, poi intravedono nell’ultimo arrivato – il nero – un elemento di disturbo, in un gioco  di silenziosi pregiudizi posseduti, in definitiva, da tutti, e non solo dai vecchi cattolici di cui sopra. E a proposito: ci sarebbe da dire che tra tutte le comunità europee, quella cattolica è la più aperta alle commistioni: ragionando sui grandi numeri, appare evidente che i cinesi  – per ragioni linguistiche e culturali – frequentano e si uniscono ai cinesi, i musulmani lo stesso (per ragioni religiose), e forse solo tra gli ebrei, per motivi di una corposa dose di laicità nelle loro fila, esiste quell’apertura paragonabile all’europeo autoctono di radici cattoliche. Ma il gioco è sempre quello, sia che si rida sia che si faccia sul serio: l’Occidente deve sempre e comunque mettersi sul banco degli imputati e vedere sempre nell’Altro quell’apertura che, invece, è la propria caratteristica principale. Tra le cose migliori del film, i due genitori francese autoctono e africano, Claude e André (Pascal Nzonzi): la loro sfida di suoceri diffidenti è un piccolo spasso.

Ferruccio Gattuso

Non sposate le mie figlie!
Regia: Philippe De Chauveron
Cast:  Christian Clavier, Chantal Lauby, Ary Abittan
Distribuzione:  01 Distribution
Uscita nelle sale:  5 febbraio
Voto: 5/10

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