“Unbroken”: Angelina Jolie dietro la macchina da presa racconta una storia di prigionia bellica

unbrokenTre Nomination Oscar per migliore fotografia, miglior sonoro e miglior montaggio sonoro. Una storia americana al 100% dove Dio, Patria e Famiglia si tengono per mano e con quelle mani sorreggono l’eroe al centro del racconto. Un uso sobrio e per nulla presuntuoso della regia, una storia classica (forse fin troppo classica) di prigionia bellica: “Unbroken”, il secondo film diretto da Angelina Jolie dopo “Nella terra del sangue e del miele” (mai uscito nelle sale italiane),  esce nelle sale il 29 gennaio.

Protagonista della vicenda (vera,  sceneggiata dai fratelli Coen insieme a William Nicholson) è l’italo-americano Louis Zamperini, genitori che parlano italiano, gnocchi preparati in casa, ragazzino cresciuto con qualche difficoltà ambientale e poca fiducia in sé stesso nell’America degli anni Venti, tra bullismi  e sarcasmo razzista subiti ad opera dei coetanei di origine wasp, che lo apostrofano come “guappo terrone che puzza d’aglio”. Quando il fratello maggiore, corridore amatoriale, intuisce le sue doti di atleta, decide di trasformarlo in un eccellente mezzofondista. Ed è così che da giovane senza futuro, Louis diventa il campionicno capace di partecipare alle Olimpiadi di Berlino del 1936 – quelle passate alla storia per le vittorie del nero Jess Owens alla corte di Hitler  e del nazismo – e di garantirsi il quasi sicuro accesso alle successive gare, previste a Tokyo quattro anni dopo. Ma c’è la guerra, il secondo conflitto mondiale che passa su tutto e su tutti, e dunque anche sulla vita di Louie, che parte per il fronte con la divisa di aviatore bombardiere. Costretto insieme ai suoi commilitoni a un atterraggio di fortuna in mare aperto (nel Pacifico), il giovane resiste a 45 giorni di naufragio, sotto il sole, cibandosi di piccoli squali catturati. Dopodiché viene soccorso e catturato dai giapponesi, che lo rinchiudono nel campo di prigionia di Omori, non lontano da Tokyo, dove deve misurarsi con le dure leggi concentrazionarie volute dal comandante del campo, il sadico (il film suggerisce sottilmente anche effemminato, frustrato e impotente) Caporale Watanabe. Tra questi e Louis si instaura un rapporto morboso e di prevaricazione dove il giapponese tortura psicologicamente e fisicamente l’ex atleta, misurando la sua forza interiore (che a lui manca). Dal campo di Omori il destino  porterà Louie e i suoi compagni nel più terrificante campo di lavoro di Naoetsu, dove i prigionieri devono spalare carbone fino allo sfinimento. Intanto , al fronte la guerra continua: se la vinceranno gli Alleati, il timore è che i giapponesi fucilino tutti prima dei arrendersi.

Angelina Jolie confeziona un film classico nella narrazione, un po’ patinato nell’escludere reali scene di violenza, a tratti retorico e di una elementare epicità sia negli episodi sportivi sia in quelli bellici (sottolineati anche dalla prevedibile colonna sonora infarcita di caldi archi e dell’immancabile corno militaresco, tassa immancabile di tutti i film Usa). La storia di “Unbroken” non è poi tanto diversa da numerose altre storie di prigionia bellica, e se in realtà la vera storia di Louis Zamparini ha dell’eccezionale (tanto che la grande macchina di Hollywood da svariati decenni pensava a un film su di lui), Jolie non riesce a suggerire spunti originali. Di conseguenza a fine visione lo spettatore è portato a  chiedersi perché raccontare proprio la storia di questo giovane (un atleta olimpico, dunque nemmeno una superstar dello sport conosciutissima a livello nazionale) e non di tanti altri carneadi che hanno avuto una sorta simile se non identica.

Le mosse azzeccate della Jolie ci sembrano invece altre: quando ad occupare la scena non sono le scene “memorabili” infarcite di epicità hollywoodiana, lo stile di narrazione cronachistica è ottimo (con dialoghi serrati, realistici, forniti della giusta dose di parole e senza la ricerca della battuta a effetto). Lo sguardo a quella che sembra la “migliore generazione di americani di sempre” -. quella dei giovani partiti per il fronte della Seconda guerra mondiale – è intenso, infuso di ammirazione e pietas. Il rapporto tra i due fratelli Zamparini è raccontato in modo commovente: giovani intrisi di cultura italiana, i due ragazzi si dimostrano affetto senza puritanesimi “protestanti”, abbracciandosi e baciandosi senza perdere una stilla di virilità. Il tema della religiosità e della preghiera, cui ricorrono alcuni soldati nel momento della disperazione, è trattato con sensibilità e nessuna retorica. Di grande impatto visivo (ottima la fotografia di Roger Deakins, guarda caso storico collaboratore dei Coen) alcune inquadrature scelte dalla Jolie. Azzeccata, infine, la scelta degli attori, su tutti il protagonista Jack O’Connell (ironia della sorte, di origine irlandese!) e la sua “nemesi” Takamasa Ishihara (in Giappone una celebre popstar).

Ferruccio Gattuso

Unbroken
Regia: Angelina Jolie
Cast: Jack O’Connell, Takamasa Hishihara, Garrett Hedlund
Distribuzione: Universal Pictures Italia
Uscita nelle sale:  22 gennaio
Voto: 6,5/10

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