Irene Grandi a Sanremo, spinta da “Un vento senza nome”: una nuova vita, un nuovo punto di partenza

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Irene Grandi sarà a Milano il 23 febbraio (Feltrinelli di Piazza Piemonte 2, ore 18:30)

Non ci fosse di mezzo Sanremo, sarebbe ugualmente una bella storia da raccontare, piena di luce e della stessa grazia di una rinascita. Una storia che, per Irene Grandi, si è avvicinata con la delicatezza di un soffio alla «vita che aiuta a scoprire se stessi, viaggiando su un’altra lunghezza d’onda» e lasciando la guida agli «stimoli, ai desideri aspirazioni che cambiano». Irene Grandi è una che crede molto «nel potere creativo del pensiero», e con questa convinzione si è fatta strada verso un suo, personale, «nuovo inizio».
Che però ha origini più lontane: chiuso il disco del 2010 (“Alle porte del sogno”), lo stesso anno del suo ultimo Festival con “La cometa di Halley”, si impone una pausa. Lascia sedimentare le cose e scadere contratti fino a che con l’amico Stefano Bollani inizia a lavorare al loro progetto per piano e voce che esce nel 2012. Una metamorfosi che, per lei, ha lineamenti «belli e leggeri». Impara a suonare un po’ meglio la chitarra, incontra una persona come Cristina Donà capace di indicarle nuovi mondi e recupera il rapporto con Saverio Lanza, che diventa il suo produttore e insieme al nuovo manager Francesco Barbaro traccia i contorni di un nuovo corso.
Tutto si trasforma presto in pura voglia «di fare musica senza tutto il carrozzone che spesso i musicisti si portano dietro, un desiderio spontaneo e divertito» che vive delle domande che, lontano dalla città, dagli impegni e dalle frenesie del lavoro, Irene rivolge al suo cuore: «Perché dovrei ancora fare dischi? Cosa posso dire di nuovo e qual è la mia nuova maturita?» Questo, racconta, è stato un po’ il suo «vento senza nome». Già, “Un vento senza nome”, come il titolo della canzone con cui salirà quest’anno sul palco dell’Ariston e del disco in uscita il 12 febbraio su Sony Music. «Sono stati mesi in cui non ho vissuto relazioni importanti, rendendomi conto di avere più tempo per gli altri, di non essere sempre così centrata su me stessa e sulla mia carriera», dice. «Una condizione che può risultare molto piacevole, che invita a rivedere le proprie priorità. Un percorso molto liberatorio, la campagna e il tempo per viverla, il silenzio, la lettura, la solitudine, lo yoga. Ho cominciato a essere meno preda dei miei pensieri, senza scappare più di fronte al vuoto, che ho cercato per attirare stimoli nuovi, scrivendo, lavorando su me stessa anche come autrice».
Il brano sanremese riassume un po’ tutto questo. È una canzone semplice, «tutta al femminile», con in apertura un fraseggio di piano di Bollani per poi aprirsi «al coraggio e alla forza di voltare pagina, di puntare sulle relazioni sane, sul vento dell’inverno che ti fa tornare alla primavera». E come il resto del disco, punta sulla «positività, sull’incedere funky di alcune canzoni, sulla delicatezza dei lenti e su una vena un po’ più cantautoriale, con arrangiamenti ricercati e scelte che scarnificano facendone un album meno patinato di altri». Una scelta, chiude Irene, «azzeccata per me», così come il brano per la serata del venerdì, “Se perdo te” di Patty Pravo.

Marco Castrovinci

Articolo pubblicato su L’Unione Sarda dell’8 febbraio 2015

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