“Noi e la Giulia”: 6 “falliti” inseguono un sogno agreste sfidando la camorra

NoiGiuliaEdoardo Leo, volto ormai noto della commedia italiana di questa stagione, è anche regista. E in questa sua doppia veste realizza “Noi e  la Giulia”, tratto dal romanzo di Fabio Bartolomei “Giulia 1300 e altri miracoli” (edizioni e/o, pp. 281, 16 euro), storia di un manipolo di “falliti” alleati dal Caso e dal Destino in un’avventura scalcagnata, romantica e perfino eroica.

É esattamente il Fato a raccogliere in un silenzioso e idilliaco angolo di campagna campana Diego (Luca Argentero), inibito ex venditore d’auto insoddisfatto, Fausto (Edoardo Leo), venditore di orologi in tv inseguito dai debiti, Claudio (Stefano Fresi) ristoratore capace di far fallire la centenaria impresa di famiglia, Sergio (Claudio Amendola) idealista di una sinistra ormai nostalgica e Elisa (Anna Foglietta) giovane donna incinta senza arte né parte nella vita. Il sogno è quello di ristrutturare un casale, trasformandolo in agriturismo. Il problema è che, in quella terra, nulla si muove se non si paga per la propria “protezione”. L’impresa non è nemmeno avviata che al casale si presenta Vito (Carlo Buccirosso), portavoce di un boss che esige il “pizzo”. I nostri non sono eroi, ma Sergio è tipo istintivo: un cazzotto e via, il mafiosetto viene sbattuto nei sotterranei del casale e amen. Il problema, però, è solo malamente coperto, come si butta la polvere sotto il tappeto o come – e i nostri eroi lo fanno veramente! – sotterrare la vecchia Giulia del camorrista Vito. Il problema è che i nodi vengono al pettine, proprio come quella musica che esce dall’autoradio della Giulia e che, da sottoterra, si ode chiaramente nello spazio di fronte al casale. Forse non serve raccontare molto altro di “Noi e la Giulia”, se non che – giorno dopo giorno – il sogno dell’agritusimo sembra prendere forma, coinvolgendo persino il “detenuto” Vito.

Commedia leggera e dalla poetica elementare (il sogno di un’Italia utopica e bellissima da recuperare con gli ideali e la pulizia morale, a dispetto di tutto ciò che la mina alle fondamenta, proprio come quella Giulia mafiosa e come alcuni camorristi tenuti prigionieri nei bassifondi del casale), “Noi e la Giulia” può contare su un buon cast affiatato (Amendola e Buccirosso i migliori), ma accusa i tradizionali difetti della commedia italiana da XXI secolo: cioè una costruzione dei personaggi abbastanza didascalica, e le regolari, immancabili “tasse” pagate alla dittatura del politicamente corretto. Credeteci o meno, ma il film di Leo è l’ennesima commedia  in cui appare un personaggio di origine africana naturalmente buono e mansueto, dove il comunista nostalgico berlingueriano è naturalmente circonfuso da una luce romantica e positiva, dove il guidatore di Suv è naturaliter insensibile e predisposto a parcheggiare a cavallo dei marciapiedi, dove il “popolo da agriturismo e da slow food a chilometro zero” è giovanile, di bell’aspetto e sbandiera facce da opuscolo propagandistico  di qualsiasi partito in periodo elettorale.  Al netto di tutto ciò, l’alchimia tra i protagonisti della storia funziona, mantenendo a galla  l’interesse dello spettatore fino al finale “aperto”.

Ferruccio Gattuso

Noi e la Giulia
Regia: Edoardo Leo
Cast: Edoardo Leo, Luca Argentero, Claudio Amendola
Distribuzione:  Warner Bors. Italia
Uscita nelle sale:  19 febbraio
Voto: 6/10

noielagiulia

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