“Kingsman”: Colin Firth in una spy story ricca di aplomb e ironia

KSS_JB_D27_02661.CR2“Kingsman: Secret Service” di Matthew Vaughn  – in uscita il 25 febbraio – ha dei padri illustri. Sono i film di James Bond quando leggerezza e ironia sposavano il thrilling e vincevano su tutto, sublimate dal sorriso da gattone pigro di Roger Moore e, prima ancora, dal piacionismo macho di Sean Connery. Sono i film di supereroi dell’era pre-Nolan dove l’entertainment, il sapore vintage che nasceva dai comics colorati e ingenui degli anni ’60, esplode in tutta la sua giocosa energia. E poi ci sono quei riferimenti,  accennati ma evidenti, al serie televisiva “Agente Speciale”, realizzata sempre nei Sixties: protagonisti gli irresistibili John Steed (Patrick Macnee), col suo aplomb british e l’ombrello letale, e Emma Peel (Diana Reeg), con le sue tutine zippate very sexy per l’epoca. “Kingsman”, dunque, vuole essere esattamente questo: una folata d’aria fresca per coloro che vivono male l’ultima fase degli episodi bondistici cupi e drammatici impersonati dall’Agente 007/Daniel Craig, e le avventure super-eroistiche, altrettanto cupe e apocalittiche, del Batman griffato Christopher Nolan.  Insomma, di tutte quelle opere le cui radici risiedono nell’entertainment ma si sono, col tempo, prese troppo sul serio. “Kingsman”, assestando una zampata nostalgica irresistibile, dimostra che anche un film splendidamente “leggero” come questo diretto dal londinese Vaughn (a lui si devono i due “Kick-Ass”), sa veicolare significati arguti e pregni.

Tratto dall’omonima graphic novel di Mark Millar e Dave Gibbons, “Kingsman – The Secret Service” è la storia di una pittoresca alleanza, tra due personaggi diversi per attitudine ed età. Un’alleanza tra due mondi e tra due Inghilterre apparentemente inconciliabili (quella “ideale” del passato e quella contemporanea globalizzata) che porta al salvataggio dell’umanità. Harry Hart (Colin Firth) è un classico gentleman di mezza età, dall’aplomb impeccabile: lavora ufficialmente in una delle prestigiose sartorie di Savile Row, a Londra, ma in realtà è un agente segreto non governativo. Durante una missione, un suo caro collega viene ucciso: Hart si sente in dovere di non perdere di vista, negli anni, il figlio di lui. Sebbene il ragazzo – Gary “Eggsy” Price (Taron Egerton)  – sia cresciuto maluccio, tra ruberie e vita da teppista (con una madre naufragata ai margini della società e maltrattata da un nuovo compagno micro-criminale), Hart vede in lui potenziali qualità da agente segreto. E così, giocandosi la reputazione, decide di coinvolgerlo in un duro programma di addestramento. Il giovane lo supererà, dovrà dunque vestirsi della divisa dell’agente Kingsman (completi di sartoria, ombrello, e gadget letali) e, nientemeno, salvare l’umanità dalla minaccia di un villian super-miliardario americano, una forma distorta di Steve Jobs, Valentine (Samuel L. Jackson, in versione parlata con la “patata in bocca”), deciso a diminuire, per motivi “ecologici”, il numero degli abitanti della Terra. Come? Regalando schede telefoniche/internet gratuite in tutto il mondo, e usandole (non vi spieghiamo come) per scatenare una gigantesca battaglia di sterminio a fini “ecologici”, dalla quale si salveranno solo i potenti della Terra, opportunamente tenuti a parte del grande complotto.

Tra citazioni cinematografiche più o meno evidenti (sono solo da contare, lungo i 129 minuti di film), feroce ironia sull’universo yankee (il contrasto tra lo stile elegante dell’agente Hart e l’immatura, superficiale potenza del tycoon Valentine è clamorosa), ruffiani riferimenti ai teenage movies come “Hunger Games” e “Divergent” (nella fase di addestramento con eliminatorie dei giovani agenti), un paio di sequenze spettacolari (la cruenta carneficina che coinvolge Hart all’interno di una chiesa di invasati protestanti e un finale “esplosivo” decisamente populista da mantenere segreto)  e qualche intelligente lezione morale (a cominciare dal fatto che gentleman si può diventare se si hanno saldi valori e se ci si migliora nel tempo, e che l’aristocrazia risiede nello spirito e non nel lignaggio), “Kingsman” scorre senza mai annoiare lo spettatore, mantenendo salde alcune regole estetiche di “Kick Ass” (ad esempio, l’uso demistificante della violenza: anche se la cruenta carneficina nella chiesa di cui sopra è a nostro avviso, un po’ disturbante, per durata e tipologia di ammazzamernti).

Ferruccio Gattuso

Kingsman: Secret Service
Regia:  Matthew Vaughn
Cast:  Colin Firth, Taron Egerton, Samuel L. Jackson
Distribuzione:  20th Century Fox
Uscita nelle sale:  25 febbraio
Voto: 7,5/10

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