“A Second Chance”: Susanne Bier tesse un dramma psicologico inquietante

second chanceSusanne Bier torna alle buone, vecchi abitudini e – archiviati per il momento film dimenticabili come “Love is All You need” e compitini hollywoodiani come “Noi due sconosciuti” e “Una folle passione” – porta sullo schermo un dramma tinto di thriller che sa disturbare beneficamente il pubblico. Domande poste direttamente attraverso la scansione dei fatti: è questa l’essenza di “A Second Chance”, in uscita nelle sale il 2 aprile, presentato a suo tempo ai Festival di Toronto e di Torino.

Ancora una volta, la regista di “In un mondo migliore” (Oscar come migliore film straniero)  ci porta tra le mura famigliari. Andreas (Nikolaj Coster-Waldau, il Jaime Lannister de “Il Trono di Spade”) , è un poliziotto appassionato del proprio lavoro, felicemente sposato con Anne (Maria Bonnevie) e da poco diventato padre del piccolo Alexander. La vita sembra piena di prospettive, le difficoltà per il nuovo arrivo in casa sembrano gestibili, se non fosse che Anne sembra un po’ apprensiva per il piccolo che di notte si sveglia un po’ spesso. Sul lavoro, invece, Andreas deve misurarsi con realtà che sono l’esatto opposto di questa armonia: ad esempio, la triste vicenda di un ex amico, Tristan (Nikolaj Lie Kaas), divenuto tossicodipendente e criminale. L’uomo trascina la propria vita all’interno di un appartamento fatiscente, dove vive insieme a una compagna, Sanne (Lykke May Andersen, modella danese all’esordio cinematografico) per colpa sua scivolata nella droga: i due, tra l’altro, hanno avuto un bambino, Rufus, che tengono in condizioni ambientali e igieniche spaventose. Un giorno, la vita di Andreas subisce una tragica sterzata: per qualche ragione, il piccolo Alexander muore, Anne sprofonda in una crisi depressiva preoccupante e, nella stessa notte, il poliziotto decide di compire un gesto folle che però sente come giusto: irrompe di nascosto nell’appartamento dei tossici, rapisce il loro bambino e lo sostituisce con il cadavere del proprio figlio. Ecco la natura della “seconda chance” offerta ad Andrea e Anne. Da questo momento prende il via un intreccio i cui vari percorsi portano Andreas con le spalle al muro, di fronte alla responsabilità per il suo gesto che  intimamente sentiva come “giusto”: l’iniziale rifiuto per il nuovo bambino di Anne, la disperazione di Sanne che riconosce come non proprio il bambino trovato morto in casa, i tentativi del cinico Tristan di nascondere il piccolo cadavere per non tornare in galera e infine i sospetti del compagno di lavoro di Andreas, Simon (Ulrich Thomsen), alcolizzato, divorziato e ferito da un rapporto difficile col figlio. Un uomo, quest’ultimo, che sembra giunto a un capolinea esistenziale ma che di fronte al naufragio del collega trova nuove energie per aiutarlo.

Bier torna in Nord Europa, in Danimarca, e mette in campo tutte le abilità grazie alle quali si è segnalata nel cinema internazionale: un’eccellente direzione degli attori (tutto il cast è pregevole), la capacità di scrutare – armata di sceneggiatura e di macchina da presa, con insistiti e implacabili primi piani – l’anima di personaggi realistici e mai stereotipati. Se traspare un difetto – in questo “A Second Chance” – è la tensione calante nell’ultima parte del film, quella dove viene servito un epilogo più o meno consolatorio. Non che le storie umane non possano finire in modo “catartico”, eppure un certo sentimentalismo (debolezza connaturata alla Bier) poteva essere evitato, tanto più se radicalmente dissonante con la durezza iniziale. A convincere è però la domanda insistente ripetuta implicitamente a ogni svolta della trama: cosa avremmo fatto noi nella situazione di Andreas? Per quale motivo, spesso e volentieri, noi ci sentiamo migliori del nostro prossimo? Un racconto morale, dunque: una sorta di moderna fiaba cupa con un “insegnamento” facilmente leggibile.

Ferruccio Gattuso

A Second Chance
Regia: Susanne Bier
Cast: Nikolaj Coster-Waldau, Ulrich Thomsen, Nikolaj Lie Kaas
Distribuzione:  Teodora Film
Uscita nelle sale:  2 aprile
Voto: 7/10

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