“Forza Maggiore”: psicodramma famigliare tra le nevi, pensando a Bergman

Forza MaggioreC’è commedia (poca), dramma (molto), grottesco (giusto un tocco) e un evidente inchino al cinema di Ingmar Bergman (ma anche a tanto altro cinema “nordico” come quello di Hanneke e Von Trier) in “Forza Maggiore” di Ruben Östlund – in uscita nelle sale il 7 maggio – a suo tempo candidato all’Oscar come miglior film straniero nonché vincitore del Premio della Giuria al Certain Regard del Festival di Cannes 2014.

Il giovane regista svedese (classe 1974) ambienta in una cornice suggestiva e claustrofobica – una classica settimana bianca in una località sciistica sulle Alpi francesi: piste da scii, skylift, un grande albergo dove trionfa il legno – lo psicodramma esploso all’interno di una famiglia svedese, composta da padre, madre e due bimbi. Tutto sembra scorrere nella ripetitività dei riti sciistici, quando un giorno – durante una colazione sul terrazzo principale dell’albergo – una situazione d’emergenza stravolge le prospettive date per scontate di tutti i membri della famiglia. Una slavina apparentemente pericolosa scivola lungo il fianco della montagna più adiacente: lo spettacolo naturale dapprima è affascinante e ipnotico ma, man mano che si avvicina all’albergo, l’ansia dei presenti si trasforma in paura. Ci vuole poco a comprendere che, sui clienti intenti a fare la colazione, al massimo cadrà una nube di innocua neve. In quella manciata di secondi accade l’irreparabile, una reazione apparentemente minima, persa nell’indifferenza collettiva, ma che segna a fuoco la mente della molgie Ebba (Lisa Loven Kongsli): Tomas (Johannes Bah Kuhnke), il marito, ha abbandonato il tavolo attorno al quale sedevano i famigliari ed è corso a ripararsi.  Ebba – invece –  ha protetto, coprendoli col proprio corpo, i figli Vera e Harry (Clara e Vincent Wettergen). Proprio come una slavina, dapprima silenziosamente e poi con sempre maggiore irruenza, un pensiero divora Ebba: Tomas non è una garanzia per la famiglia, non la proteggerà nella vita, è un uomo diverso da ciò che appare. Questo dubbio torturante condiziona ogni gesto, ogni pensiero, ogni interazione sociale tra i due giovani coniugi e tra essi e altre persone.

Nasce, dunque, un’implacabile e soffocante (per alcuni momenti di assoluta lentezza del film) analisi psicologica ma anche antropologica. Perché la domanda alla base dell’opera –  insistente come una goccia d’acqua che cada nel lavandino in piena notte –   è ovviamente la seguente: conosciamo – come individui dotati di coscienza e come esseri umani dotati di istinti animali di sopravvivenza – le nostre possibili reazioni in condizioni di estremo pericolo, reale o semplicemente percepito? Ci conosciamo così bene? Sappiamo se in noi vive l’indole per il sacrificio, l’eroismo, o di contro la paralisi della paura? Il protagonista Tomas dapprima nega di essersi comportato in modo vigliacco, poi deve convivere con la vergogna – tutta protestante e senza possibilità di redenzione –  per questa sua reazione. E con inaudita crudeltà psicologica, mista a dolore e delusione, Ebba spinge ogni singolo attimo Tomas con le spalle al muro. I figli percepiscono il crollo di un rapporto, tutto sembra portare verso un esito disastroso ma, forse, un’altra situazione imprevista (nell’epilogo), seppur non chiaramente riconsocibile, potrebbe ribaltare la situazione. Riequilibrando la partita psicologica tra i due coniugi.

Gli spazi ristretti, gli ambienti chiusi, i primi piani, i piani sequenza, i dialoghi serrati, ossessivamente circolari intorno al Problema costituiscono più di un simbolico inchino al cinema bergmaniano. La cornice ambientale, poi, si fa protagonista insieme ai personaggi. In questo caso, come fattore condizionante e scatenante, l’ambiente svolge – su ben altre coordinate geografiche e meteorologiche – la stessa funzione che l’assolata Italia napoletana  svolgeva in “Viaggio in Italia” di Roberto Rossellini, quando – allontanati dall’inerzia della vita quotidiana, proprio come i coniugi in settimana bianca di “Forza Maggiore” –  George Sanders e Ingrid Bergman si ritrovano faccia a faccia con le proprie incomprensioni. E se in quest’ultimo caso i due protagonisti della storia si isolavano e allontanavano fisicamente per ritrovarsi, in “Forza Maggiore” restano giocoforza vicini, eppure mai così lontani.

Ferruccio Gattuso

 

Forza Maggiore
Regia:  Ruben Östlund
Cast: Kristofer Hivju, Lisa Loven Kongsli, Johannes Kuhnke
Distribuzione: Teodora Film
Uscita nelle sale:  7 maggio
Voto: 7/10

ForzaMaggiorePoster

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