La famiglia Bélier: risate pungenti e attimi di poesia (e commozione). Una sensibilità sempre più rara.

L’adolescente Paula vive immersa nella quasi anacronistica realtà bucolica della campagna della Normandia. Qui, lontano dal caos cittadino, la sua famiglia conduce una vita serena sostentandosi con la vendita dei prodotti della sua terra e dei suoi animali. I suoi familiari sono tutti sordi e lei, che invece sente e parla, da sempre connette genitori e fratello con il resto del mondo.
Questo finché il suo insegnante di musica non si accorge del dono che ironicamente è nascosto in lei: la voce. Canta bene, Paula, e incoraggiata dal professore si iscrive a un concorso canoro a Parigi. Vincerlo sarebbe la realizzazione di un sogno, ma significherebbe anche allontanarsi dalla famiglia e abbandonarla a se stessa indirizzando la propria vita verso una maturità ormai prossima.
“La famiglia Bélier” è una commedia fine, delicata, sorretta da uno script brillante e ironico, e accompagnata da un tema musicale evocativo e di grande dolcezza, la bellissima “Je vole”, del cantuautore francese Michel Sardou. Lontano dai disastri apocalittici hollywoodiani e dalle produzioni multimilionarie, in Francia, nella scorsa stagione, il film è stato campione di incassi, segno che quando un lavoro è ben fatto, il pubblico lo premia.
“La famiglia Bélier” indaga con leggerezza e sensibilità l’abbandono familiare, e le complesse dinamiche che si producono nel momento in cui uno dei membri – in questo caso l’unico contatto con il mondo esterno per l’intera famiglia – lascia il nucleo. Un film che racconta le difficoltà e i dubbi di una ragazzina di fronte a una difficile scelta che, se da una parte porterà alla sua realizzazione personale e al riconoscimento della propria identità, dall’altra sarà causa di attriti e incomprensioni con la famiglia che si vedrà inevitabilmente abbandonata.
È evidente l’impegno degli attori per rendere credibili i personaggi. Per sei mesi, quattro ore al giorno, Louane Emera, François Damiens e Karin Viard si sono impegnati nello studio del linguaggio dei segni e la recitazione è assolutamente godibile e spontanea. Ottima anche la prova di Louane Emera, alla sua prima esperienza cinematografica dopo essere stata scoperta dal regista Éric Lartigau nel talent “The Voice of France”. La fotografia descrive gli ambienti rurali della campagna francese in maniera poetica e, usciti dal cinema, vi rimarranno negli occhi i colori del grano e del cielo, nella testa le note della canzone “Je vole” e un sentimento positivo, come la locandina del resto suggerisce: “un film che vi farà stare bene”

Francesco Montonati

famiglia belier

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