“Mad Max Fury Road”: il reboot della saga è un concentrato di (sola) azione

FURY ROADPoche, veramente poche parole. Di certo, ha più senso e fascino il silenzio del deserto –  quello della Namibia, che fa da estesissimo ma opprimente, arido scenario in “Mad Max: Fury Road”  in uscita il 14 maggio – che i concetti espressi in questo esplosivo, veloce, spettacolare film di fantascienza la cui sceneggiatura potrebbe starsene comodamente scritta, a caratteri larghi, su di un pacchetto di sigarette.

Il nuovo “Mad Max”, rivoluto dallo stesso regista e padre George Miller dopo tre decenni, è una buona opera di reboot se ci si vuole esclusivamente attenere all’estetica. Il tempo è passato e Miller dimostra non solo di esserne cosciente, ma di aver lasciato nel cassetto (oltre all’ipotesi di riarruolare il primo Mad Max, Mel Gibson, idea accantonata dal  2001)  i vecchi appunti diInterceptor” (Mad Max), “Interceptor — Il guerriero della strada” (Mad Max 2) e “Mad Max – Oltre la sfera del tuono”. Difatti, le pesanti dosi di azione (azione dell’ultimissima generazione) esondano dallo schermo sin dall’incipit, imponendo addirittura un’apnea allo spettatore per i primi quaranta minuti di immagini. Dopo i quali ci si chiede se, finalmente, la storia avrà qualcosa in serbo che non sia – come invece è – una mera fuga. Una fuga di cui il vero motore non è il Max del titolo (interpretato da un Tom Hardy laconico quanto un comodino) bensì una donna, la monca, ancorché bella, Furiosa (Charlize Theron), sfuggita dalle grinfie del dittatore/guru Immortan Joe (Hugh Keays-Byrne), signore della guerra in un mondo post-apocalittico dove a dominare è esclusivamente la forza. La donna porta con sé un manipolo di bellissime ragazze, adibite alla procreazione di futuri eredi al trono, naturalmente dopo essere state fecondate dal dittatore in questione. Max, dal canto suo, ha il sangue giusto per diventare un donatore suo malgrado: catturato dagli uomini di Immortan Joe, viene usato come “sacca di sangue” per un giovane Guerriero della Strada di nome Nux (Nicholas Hoult). Il destino mette Max, Furiosa e le donne fuggitive a bordo di un camion serbatoio, sparato come un proiettile nel deserto: alle loro costole ben presto si mettono  Immortan Joe e il suo esercito di inquietanti guerrieri (150 tra automobili, camion e moto usati sul set) . Se le ragioni della fuga di Max sono elementari, individualistiche  e senza scopo a lungo termine (si tratta di semplice sopravvivenza), quelle di Furiosa hanno come motore la speranza e il ritorno a “casa”, quella Terra Verde da dove la donna è stata strappata per diventare servitrice dei Guerrieri. Quarantacinque anni dopo una imprecisata Apocalisse – questa la cornice della storia –  la legge è morta,  l’energia elettrica è sdcomparsa, acqua e petrolio scarseggiano, l’aria è contaminata, gli umani sono per lo più malati e la fame si fa sentire ogni giorno. Ciò che resta dell’homo sapiens è diviso in tribù, che si evitano o si combattono. Immortan Joe domina la Cittadella, cui sono alleate Gas Town e Bullet Farm, centri di approvvigionamento di petrolio e armi. Tutto qui. Solo qui.

Non ha senso nemmeno proporre all’attenzione del lettore  le metafore e le allusioni elementari al nostro contemporaneo suggerite dalla storia. Lo faremo in una carrellata veloce: la gestione ricattatoria dell’energia (il petrolio, l’acqua e il latte, che Immortan Joe gestisce e centellina per una popolazione di sudditi prostrati), il potere armonico delle donne, la loro determinazione ma anche il loro senso della misericordia, la loro capacità di fare comunità, contrapposti alla ferocia barbarica e inconcludente e all’individualismo degli uomini. L’integralismo “religioso” dei Guerrieri, cresciuti nel culto del leader Immortan Joe e nell’amore per la morte da combattenti, sicuri di andare nel paradiso del Valhalla.

La sceneggiatura e il copione, come detto, sono desolanti. Difatti, come hanno ammesso gli stessi realizzatori, gli interpreti hanno dovuto studiare e ripassarsi, prima di ogni ciak, un fittissimo storyboard a fumetti (300 pagine, per 3500 pannelli) esplicante ogni singola scena. Le esigue battute ammesse nella storia, sono quelle, per l’appunto, che possono stare  nella nuvola di un fumetto.

Ferruccio Gattuso

Mad Max Fury Road
Regia: George Miller
Cast: Tom Hardy, Charlize Theron, Nicholas Hoult
Distribuzione:  Warner Bros. Pictures Italia
Uscita nelle sale:  14 maggio
Voto: 6,5/10

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