“Ant- Man”: un nuovo (vecchio) supereroe di casa Marvel conquista lo schermo

Un film su un Uomo Formica, che interagisce con le formiche (animaletti di per sé mica tanto belli a vedersi…). Un film che inanella scene di normale realtà quotidiana trasformata in pericolosa avventura proprio perché mostrata dal minuscolo punto di vista di una formica. La storia di una sfida tra scienziati: uno vecchio e saggio e uno, ex discepolo, giovane, arrogante e pazzo.  Diciamocelo: se “Ant-Man” – in uscita nelle sale il 12 agosto –  fosse solo e tutto qui, ci sarebbe da chiedersi perché Marvel e Disney abbiano puntato denari su una variazione minima di temi cinematograficamente rodatissimi (l’animazione di “A Bug’s Life”, le commedie alla “Mamma mi si sono ristretti i ragazzi” e via dicendo).

E invece l’operazione funziona, grazie alle forti dosi di ironia e commedia cucite, con abilità sartoriale, all’estetica supereroistica e all’intreccio avventuroso (essenziale se non banale). Non serve sprecare troppe parole sui recenti riferimenti di una formula che ha fatto bingo, vale a dire quella – sempre di casa Disney – de “I Guardiani della Galassia”. Perché forse la verità è questa: che l’effettistica speciale oggi, grazie al cielo, non basta più; e che la sola azione , scevra di personaggi ai quali affezionarsi, provoca sbadigli. Non che i profili psicologici dei personaggi di “Ant-Man” siano curatissimi: l’ombra del luogo comune e del cliché incombe incessantemente su di loro. Ma la sapida ironia dei dialoghi, le situazioni “leggere” e le vere e proprie gag comiche che costellano il film, lo rendono godibile per le sue due ore scarse di durata.

La storia sta tutta, da una parte, nel confronto umano-famigliare tra lo scalcagnato (ancorché abile) scassinatore Scott Lang (Paul Rudd) e il vecchio scienziato Hank Pym (un Michael Douglas rinvigorito)  e, dall’altra, tra lo stesso scienziato saggio e un suo ex discepolo disconosciuto di nome Darren Cross (Corey Stoll). Una sfida professionale e “politica”, con riflessi psicologici relativi al cliché del “figlio adottivo respinto”. Il primo filone narrativo si rivela vincente: Lang deve recuperare il rapporto con la piccola figlia, e così egualmente Pym con l’ormai cresciuta Hope (Evangeline Lilly, volto noto per il serial “Lost”). Pym manipola il povero Lang e lo conduce alla propria tuta di Ant-Man. Una tuta da gestire con senso di responsabilità, in situazioni di emergenza. Emergenza che ci sta tutta, perché il secondo filone narrativo è quello incentrato sull’avidità di Cross, disposto a vendere la sua tuta miniaturizzante del Calabrone (negli anni, benché allontanato da Pym, anche lui è riuscito a realizzare il progetto) a qualsiasi multinazionale o regime disposto a pagare. Il personaggio di Lang conduce, oltre che alla commedia, alle situazioni da heist-movie, i film da “colpo grosso” come  “Ocean’s Eleven”. Sceneggiato e “scolpito”  stilisticamente, sulle prime e sin dal 2006, da Edgar Wright, il progetto del film è finito successivamente nelle mani di Peyton Reed. Oggi finalmente “Ant-Man” esce e sappiate, o voi non lettori di fumetti Marvel, che questo supereroe è una figura storica (un fondatore) degli Avangers. Dunque, è presumibile lo vediate in nuove avventure da schermo.

Ferruccio Gattuso

Ant-Man
Regia: Peyton Reed
Cast: Michael Douglas, Paul Rudd, Evangeline Lilly
Distribuzione:  Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Uscita nelle sale:  12 agosto
Voto: 6,5/10

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