“Io e la pazzia di Charles Manson”: Intervista a Gethin Anthony, tra i protagonisti del serial thriller “Aquarius”

Gethin AnthonyÈ stato il  regale Renly Baratheon, affascinante personaggio della serie di culto “Il Trono di Spade” (“Game of Thrones”). In quella storia fuori dal tempo, avventura fantasy che ha fatto impazzire orde di fan in tutto il mondo, trovava una misteriosa morte. Ora Gethin Anthony  – nella nuova serie evento “Aquarius”, in arrivo su Sky Atlantic HD dal 14 ottobre in prima serata –  la morte la commissiona. Sì perché l’attore inglese diventerà il famigerato Charles Manson, guru della celebre setta hippy satanica responsabile dell’efferato omicidio di Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski. Un fatto di cronaca nera, avvenuto il 9 agosto 1969, che ipnotizzò il mondo, e che finì per essere paradigma di un’era (l’Era dell’Acquario, come sostenevano gli hippy e  come cantava il celebre musical dell’epoca “Hair”) fatta di eccessi, stimoli, utopie, decadenze e illusioni. Dal rock migliore di sempre alle droghe, dalla guerra in Vietnam alle lotte per i diritti civili, dagli omicidi politici al pacifismo. Sulle tracce di Manson, racconta la serie “Aquarius”, c’è un detective della omicidi di Los Angeles di nome Sam Hodiak, interpretato dalla star di “X-Files”  e “Californication” David DuchovnyPlaymilano ha incontrato Gethin Anthony nel suo passaggio promozionale italiano a Milano.

Da eroe fantasy ad assassino purtroppo reale: come ci si sente da cattivo?
(sorride) “Direi bene, ma solo perché un personaggio come Manson è indubbiamente interessante. Per capire il motivo del suo potere di persuasione e manipolazione l’ho dovuto studiare a fondo. E lo sto ancora studiando, perché la prima serie di ‘Aquarius’ racconta del giovane Manson, fino all’anno 1967. Solo nella seconda serie si arriverà al celebre assassinio di Sharon Tate”.

Chi era Charles Manson?
“Era un ragazzo dall’infanzia difficile, finito presto in galera per spaccio e furto. Esile e basso di statura, costretto a formarsi e difendersi dietro le sbarre da galeotti grandi e grossi. Ha dovuto allenarsi alla sopravvivenza. Il carisma gli era naturale, ma la determinazione a diventare qualcuno è nata probabilmente lì, in prigione. Lui era un wanna-be, uno che voleva farcela a tutti i costi ma non possedeva un reale talento artistico. Il suo sogno era di diventare una rockstar, incidere un disco”.

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Il suo entourage, o setta che dir si voglia, era formato da bellissime giovani ragazze, che formavano una cerchia hippy…
“Sì. Incredibile come in Manson ci fosse tutto e il suo contrario: usava tematiche hippy come pace e amore, e al contempo era un criminale con propositi criminali. Era anche un razzista”.

Lei è giovane: ha dovuto studiarsi anche l’epoca di “Aquarius”?
“Certo. La musica incredibile di quegli anni, le lotte per i diritti civili, le tensioni politiche. Era un’epoca di grandi interazioni e aperture. Grazie a un autostop, ad esempio, Manson e la sua ‘family’ di bellissime ragazze finì per alloggiarsi a casa di Dennis Wilson dei Beach Boys. E grazie alle conoscenze della popstar cgiunsero poi in contatto con Sharon Tate moglie del regista Roman Polanski”

La violenza nella serie è mostrata in modo crudo?
“Scene di violenza sono ovviamente presenti. Ma voglio sperare  che il punto di forza di ‘Aquarius’ presso il pubblico sia lo spessore dei personaggi coinvolti, non la violenza”.

Non teme che se la serie avrà un solido successo internazionale, in futuro le possano offrire solo ruoli da villain?
(sorride) “Non penso proprio. In ‘Game of Thrones’ avevo un ruolo positivo. Siamo attori. Non posso prevedere il futuro, ma direi che questo rischio non esiste. Però, ripeto, sono entrato molto in sintonia col personaggio di Manson. Ogni attore, penso, ne sarebbe stimolato: lo stesso Manson sosteneva di non essere nessuno… ‘Io prendo la forma di chi ho davanti’, ammise a un certo punto. E proprio questo, insomma, è un attore”.

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Ha sofferto l’addio a “Game of Thrones”?
“É stata una bellissima esperienza, per me molto formativa professionalmente, mi ha dato la popolarità. Ancora oggi la guardo, e sono ormai passati due anni da quell’esperienza. Diciamo che per me ‘Game of Thrones’ è stato come il college per un giovane studente”.

Pensava che “Game of Thrones” potesse riscuotere un successo di tali dimensioni?
“Sinceramente no. Penso che il suo segreto sia la dimensione atemporale, fantasy. Come ne ‘Il Signore degli Anelli’ l’ambientazione in un passato indefinito, magico e medioevale ha fatto sì che gli spettatori di qualsiasi paese potessero identificarvisi. Perlomeno, sicuramente gli spettatori europei”.

Quali sono le passioni o gli hobby di Gethin Anthony quando non lavora?
“Amo sciare. Ma soprattutto amo il rugby. Non lo pratico, lo seguo. Ho sangue gallese nelle mie vene, e il rugby in Galles è lo sport numero uno. Ho un ricordo molto italiano legato al rugby: nel 2005 ero a sciare al Passo del Tonale e nell’albergo dove ero alloggiato mandavano in tv il Torneo delle Sei Nazioni. Mi hanno permesso di vederlo in santa pace. Un bel ricordo”.

 

Gethin Anthony – Profilo

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Gethin Anthony (classe 1983, compirà 32 anni il 9 ottobre) interpreta il personaggio di Charles Manson nella serie della NBC “Aquarius”. Conosciuto soprattutto per il suo ruolo di Renly Baratheon nella pluripremiata serie “Il Trono di Spade”, recentemente ha recitato anche nel film indipendente “Copenaghen”, che ha vinto l’Audience Award for Narrative Feature allo Slamdance Festival del 2014.  Oltre ad aver lavorato per cinema e TV, Anthony si è guadagnato anche grande rispetto come attore di teatro, avendo ricoperto, tra gli altri, il ruolo da protagonista nella produzione della Royal Shakespeare Company “Boris Godunov.” Ha da poco concluso la stagione di repliche all’Hampstead Theatre di “In the Vale of Health”, scritto da Simon Gray, raccogliendo un grande successo di critica. Prima dell’avvio della sua carriera da professionista, Anthony ha studiato letteratura inglese ad Oxford, dove era presidente della University Drama Society. Dopo l’università ha proseguito i suoi studi di recitazione alla LAMDA (London Academy of Music and Dramatic Art).

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