“La vita è facile ad occhi chiusi”: un insegnante sogna i Beatles e la libertà nella Spagna franchista

La vita è facile“Vivere è facile ad occhi chiusi, fraintendendo ciò che vedi”. Così avrebbe cantato John Lennon nel brano dei Beatles “Strawberry Fields Forever”. Nel 1967. Ma la storia di “La vita è facile ad occhi chiusi” di David Trueba – nelle sale dall’8 ottobre – parte da un po’ prima. Da quando il germe di quella meravigliosa canzone era ancora nella testa, su fogli volanti e sulla chitarra di un Lennon isolato dagli altri Beatles, impegnato in Spagna, in terra andalusa, sul set del film di Richard Lester “Come vinsi la guerra” (“How I Won The War”).

Il Beatle in versione “intellettuale” muoveva i primi passi mediatici: sfoggiava per la prima volta i celebri occhialini, rivelando la propria miopia, ammetteva di volersi ritagliare un proprio spazio personale e, chissà, seminava il sospetto che fosse vicino a stancarsi della band grazie alla quale aveva raggiunto una celebrità planetaria. In fondo, quel John Lennon poco tempo prima aveva urlato il suo “Help!” al mondo. Chissà cosa voleva dire. Una  tesi personale ce l’ha l’insegnate di inglese (Javier Cámara ) di una scuola media spagnola che – dopo aver ascoltato e buttato su carta i testi dei Beatles – li usa per insegnare la lingua e le sue regole ai suoi ragazzi. “John si sente solo e ha capito che il successo non dà la felicità”. Quando il professore viene a sapere che in Almeria Lennon sta girando il suo film, salta su una piccola 850 Fiat e parte per un classico on the road: un viaggio dove la meta è importante, certo, ma alla fine lo sono ancor di più il percorso e gli incontri che genera. Difatti il professore si imbatte in  due giovani in fuga: una  ragazza sedotta, abbandonata e incinta (la bellissima Natalia Molina), e un ragazzino imberbe (Francesc Colomer) stanco dell’autoritarismo di un padre poliziotto. I tre, nemmeno da dire, raggiungono il set del film, arrivano a contatto con Lennon e…

Ispirato alla storia vera di Juan Carriòn, professore d’inglese che incontrò Lennon nel 1966 e con lui parlò dei testi dei Beatles da correggere e da insegnare ai propri alunni (dall’album successivo – “Sgt. Pepper” – i Beatles effettivamente pubblicarono, per la prima volta nella storia del rock, i testi), il film di David Trueba è l’occasione per sfruttare astutamente un mito immortale parlando di una Spagna franchista “che non dà futuro ai giovani”, stretta nella camicia di forza di un soffocante conservatorismo clericale, maschilista e nazionalista. Una Spagna dove il mito dei Beatles raccoglieva in modo istintivo e non del tutto cosciente le ansie di libertà e di indipendenza generazionale di moltissimi giovani. Infine, l’Almeria è una zona dell’Andalusia conosciuta anche come la Terra delle Fragole: la sommessa ipotesi della storia è che John Lennon abbia tratto da questa caratteristica l’ispirazione per comporre “Strawberry Fields Forever” (“Campi di fragola per sempre”). Notizia di colore: il film di Trueba approda nelle sale italiane il giorno prima dell’anniversario della nascita di John Lennon (9 ottobre 1940).

Trueba confeziona un on the road molto tradizionale dove gli ottimi presupposti iniziali (peraltro insiti nella storia realmente accaduta) e un intenso, commovente epilogo fanno da poli estremi a un segmento centrale un po’ troppo sentimentale e, sovente nei dialoghi e nelle situazioni narrate, prevedibile. Il doppiaggio in italiano, non irresistibile, probabilmente non rende onore agli interpreti del cast, ma nemmeno su questo fronte ci pare di assistere a performance di spessore.  A dispetto delle nostre parole, il film ha fatto il botto in Spagna: 6 Premi Goya, tra cui miglior film, regia, sceneggiatura ed attore protagonista. Colonna sonora originale di Pat Metheny.

Ferruccio Gattuso

La vita è facile ad occhi chiusi
Regia: David Trueba
Cast: Javier Cámara, Natalia Molina, Francesc Colomer
Distribuzione:  Exit Media
Uscita nelle sale:  8 ottobre
Voto: 6/10

LOCANDINA LA VITA OK

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