“Donna non rieducabile”: memorandum di una giornalista libera

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“In Russia, se vuoi fare il giornalista, hai due modi per farlo. Il primo è stare dalla parte del governo. Il secondo è non fare il giornalista.”
Bastano poche parole di Anna Politkovskaja per introdurci alle atmosfere grigie di cemento e bianche di neve e rosse di sangue di una Cecenia soffocata nella morsa dall’esercito russo. La Cecenia che Anna ha scelto di abitare. Di raccontare. Che le è costata la vita.

“Donna non rieducabile”, testo di Stefano Massini in scena al teatro OutOff dal 7 al 25 ottobre, è il suo memorandum. Il memorandum di una giornalista che, tra minacce e intimidazioni, si è sempre battuta per la libertà di stampa e di espressione, per la responsabilità del sapere e del far sapere. E non si tratta di una storia, la sua storia, come sarebbe facile aspettarsi, magari arricchita e romanzata. No. È un mosaico, un ritratto, ottenuto dall’accostamento di una serie di istantanee. Stralci di interviste, reportage, memorie, lettere; materiale raccolto, raggruppato e infine mostrato, senza tentare di dargli la forma di una storia né di sviluppare al suo interno un intreccio o un’azione scenica. È un reportage sulla vita di Anna Politkovskaja che utilizza lo stesso linguaggio con cui la giornalista, dalle pagine del quotidiano “Novaja Gazeta”, denunciava violenze e soprusi.

Donna_non_rieducabileLOWUn testo difficile da far vivere. Una prova attoriale fisica, faticosa, snervante. Sola in scena, senza l’aiuto di tagli di luce ad effetto o di ridondanti elementi scenografici, Elena Arvigo ha tutta sulle sue spalle. La resa, la caratterizzazione, lo straniamento dello spettatore. Ed è con successo che, per quasi due ore di spettacolo, riesce a polarizzare su di sé l’attenzione mentre rende vivi fatti ed emozioni contrastanti e intense. È un attimo, con un copione del genere – un testo non lineare, che non segue cioè una di serie eventi consequenziali, fatti di botta e risposta, azione e reazione – dimenticare l’aggancio alla battuta successiva e perdere completamente il filo. Ci vuole grande concentrazione. E mestiere. Perché è facile anche, in questa condizione, perdere la spontaneità dell’emozione, la freschezza, la sincerità, la credibilità.
Arvigo supera con successo la prova, riuscendo a dar vita a uno spettacolo godibile, privo di retorica o sentimentalismo. In scena c’è solo lei, Anna Politkovskaja, una giornalista che ha scelto di scrivere quello che vedeva.

Francesco Montonati

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